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Omelia Domenicale e Festiva a cura di Don Michele Cuttano |
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Domenica
11 Aprile II Domenica di Pasqua Letture: At 5, 12-16; Sal 117; Ap 1, 9-11.12-13.17.19; Gv 20, 19-31 INVITO AL VIAGGIO E Pasqua da una settimana ma il Vangelo ci riporta ancora alla La sera di quel giorno; I discepoli erano ancora chiusi, paurosi. Degli uomini che hanno conosciuto Cristo, che hanno visto i Suoi miracoli, le Sue guarigioni, dei fatti straordinari, di fronte ad una realtà umanamente misera qualè la sofferenza, la Croce, spinti dalla paura si chiudono. La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei. Sapete, i loro stati danimo forse non ci sono del tutto estranei. Paura, indecisione, dubbi, voglia di scappare da quella storia, di ritornare alle occupazioni di un tempo, è quella forte presenza interiore che ci spinge a restare insieme, ancora uniti in attesa Stanno vivendo il loro itinerario della fede, incerto e tormentato. Sono ancora allinizio, però attenzione, è un nuovo inizio. Magari anche noi abbiamo questo itinerario davanti Fratelli carissimi la Pasqua, come la terra promessa, va conquistata giorno dopo giorno, esperienza dopo esperienza, incontro dopo incontro: , venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco . Pace a voi sono le prime Parole che Cristo Risorto dona ai Suoi. Il timore della presenza di Dio che nasce in Adamo dopo aver sperimentato il peccato viene dissolto in Maria il giorno dellAnnunciazione e oggi dalla Resurrezione di Cristo: Pace a voi La presenza di Cristo nellanimo degli apostoli ha subito un riscontro, porta un cambiamento: E i discepoli gioirono al vedere il Signore Quello che Cristo mostra ai Suoi sono i segni della Croce, i segni dellAmore. E subito li mette in movimento. Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anchio mando voi. Ecco, come spesso ci capita siamo portati a chiuderci. Di fronte a situazioni di difficoltà, di Croce, di testimonianza, di delusione, noi ci chiudiamo. E la paura di soffrire ancora. E una paura che assale chi ha sofferto e sa bene cosa significa soffrire; non é vero che alla sofferenza ci si abitua, ci fai il callo Invece Gesù invita i Suoi a guardare i segni della Croce, a guardare in faccia la nostra morte, a toccarla! Le mani e il costato segnati dalla sofferenza rappresentano lidentità del Risorto con il Crocifisso, la continuità storica tra croce e resurrezione. Sai, Gesù forse anche a te in questi giorni ti sta mostrando dei segni. Ora se leggiamo la nostra storia con la mentalità di questo mondo non abbiamo altro che andare a tirare fuori il nostro bel tavuto (cassa da morto) e ficcarci dentro, chiuderci; se invece ci incontriamo con Cristo Risorto iniziamo unavventura; unavventura chiamata vita eterna! Ci penso e ci ripenso: Gesù non ha scelto dei superuomini, dei superapostoli ma, diciamoci la verità, dei poveracci. Non certo degli eroi capaci di mantenere le loro idee di fronte a qualsiasi avversità. Questa umanità spicciola, povera, senza pretese è stata scelta da Dio; mi affascina questo criterio di scelta. Perché vi chiederete? Perché solo così io ci posso stare dentro! Non so voi ma, se Lui avesse scelto delle persone coerenti, di carattere forte, di una santità certificata io non avrei avuto alcuna possibilità di seguire Cristo! Giuda e il suo tradimento, Pietro e i suoi rinnegamenti, i discepoli e il loro scappare dalla Croce e ora anche Tommaso e la sua ( e mia ) incredulità. Vorremmo poterci riconoscere meno increduli di Tommaso, con la scusante che un incontro fisico con Cristo non lo abbiamo mai avuto. Sai, quella incredulità di Tommaso ce la portiamo cucita nellanima anche noi. Quante volte siamo andati a sbatterci contro Quante volte abbiamo avuto lopportunità di metterci il dito dentro; di stendere la mano e metterla dentro Dio si presenta a noi, Dio si mostra al mondo con le ferite dellamore crocifisso. Cè un toccare e un vedere più profondo di quello fisico. Cè un toccare e un vedere spirituale che porta alla pace e alladorazione. Il principio di questo incontro è attraverso la Sua Parola, il suo apice è la Comunione Eucaristica! Quello è il nostro incontro più intimo con Cristo, il nostro non solo mettere il dito e la mano ma il nostro essere in Cristo totalmente. Un ultimo pensiero che mi rincuora, che mi spinge a vedere la Chiesa (cioè anche noi) in unottica che contrasta con la mentalità del mondo e forse anche con quella di molti cristiani. Di fronte a tutti questi evidenti segni di miseria umana che possono accompagnare il cammino della Chiesa cè una motivazione che spinge gli apostoli e anche noi oggi a stare uniti, insieme, una motivazione più forte di ogni paura: CRISTO, SOLO E SEMPLICEMENTE E PER SEMPRE CRISTO. Un servo inutile
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