
Crocefisso di San
Damiano
in Argento

18 DVD
- Abramo
- Giacobbe
- Mosè
- Giuseppe
- Sansone e Dalila
- Genesi
- Salomone
- Davide
- Geremia
- Gesù
- Ester
- San Paolo
- San Pietro
- Giuseppe
Nazareth
- Tommaso
- Maria Maddalena
- Giuda
- San Giovanni


Messale Quotidiano:
Domenicale festivo e feriale
Sconto 15%
Edizioni San Paolo
Prodotti
Artigianato America Latina
|
 |
VIA CRUCIS
al Colosseo 2012 |
La famiglia a scuola di amore
sotto la croce
Le
meditazioni delle quattordici stazioni della Via
Crucis che sarà presieduta da Benedetto
XVI al Colosseo la sera di Venerdì Santo, 6
aprile sono state scritte dai coniugi
Danilo e Anna Maria Zanzucchi, del movimento dei
Focolari, iniziatori del movimento Famiglie Nuove.
I testi sono preceduti da una introduzione e da
una preghiera iniziale.
Introduzione
Gesù dice: «Chi vuol venire dietro a me
rinneghi se stesso, prenda ogni giorno la sua
croce e mi segua». Un invito che vale per tutti,
celibi e sposati, giovani, adulti e
anziani, ricchi e poveri, di una nazionalità o
di unaltra. Vale anche per ogni famiglia,
per i suoi singoli membri o per lintera
piccola comunità.
Prima di entrare nella sua Passione finale, Gesù,
nellorto degli ulivi, lasciato solo dagli
apostoli addormentatisi, ha avuto paura di ciò
che lo aspettava e, rivolgendosi al
Padre, ha chiesto: «Se possibile, passi da me
questo calice». Aggiungendo subito: «Non la mia,
ma la tua volontà sia fatta».
In quel momento drammatico e solenne si coglie un
profondo insegnamento per tutti coloro che si
sono messi alla sua sequela. Come ogni cristiano,
anche ogni singola
famiglia ha la sua via crucis: malattie, morti,
dissesti finanziari, povertà, tradimenti,
comportamenti immorali delluno o
dellaltro, dissensi con i parenti,
calamità naturali.
Ma ogni cristiano, ogni famiglia, in questa via
di dolore, può rivolgere lo sguardo fisso a
Gesù, Uomo-Dio.
Riviviamo insieme lesperienza finale di
Gesù sulla Terra, accolta dalle mani del Padre:
unesperienza dolorosa e sublime, nella
quale Gesù ha condensato lesempio e
linsegnamento più preziosi per vivere la
nostra vita in pienezza, sul modello della sua
vita.
Preghiera iniziale
Adoramus te, Christe
Gesù, nellora in cui facciamo memoria
della tua morte, vogliamo fissare il nostro
sguardo damore sulle sofferenze indicibili
da Te vissute.
Sofferenze tutte raccolte nel misterioso grido
lanciato sulla croce prima di spirare: «Mio Dio,
mio Dio, perché mi hai abbandonato?».
Gesù, sembri un Dio tramontato
allorizzonte: il Figlio senza Padre, il
Padre privo del Figlio.
Quel tuo grido umano-divino, che ha squarciato
laria sul Gòlgota, ci interroga e stupisce
ancor oggi, ci mostra che qualcosa di inaudito è
accaduto.
Qualcosa di salvifico: dalla morte è scaturita
la vita, dalle tenebre la luce, dalla separazione
estrema lunità.
La sete di conformarci a te ci porta a
riconoscerti abbandonato, ovunque e comunque: nei
dolori personali e in quelli collettivi, nelle
miserie della tua Chiesa e nelle notti
dellumanità, per innestare, ovunque e
comunque, la tua vita, propagare la tua luce,
generare la tua unità.
Oggi, come allora, senza il tuo abbandono, non ci
sarebbe Pasqua.
I stazione
Gesù condannato a morte
Pilato non trova colpe particolari da imputare a
Gesù, cede alla pressione degli accusatori e il
Nazareno viene così condannato a morte.
Ci pare di ascoltarTi: «Sì, sono stato
condannato a morte, tante persone che sembrava mi
amassero e mi capissero hanno ascoltato le
menzogne e mi hanno accusato.
Non hanno capito ciò che dicevo. Tradito, mi
hanno messo a giudizio e condannato. A morte,
Crocifisso, la morte più ignobile».
Non poche delle nostre famiglie soffrono per il
tradimento del coniuge, la persona più cara.
Dovè finita la gioia della vicinanza, del
vivere allunisono? Dovè il sentirsi
una cosa sola? Dovè quel per
sempre che ci si era dichiarati?
GuardarTi, Gesù, il Tradito, e vivere con Te il
momento in cui crolla lamore e
lamicizia che serano creati nella
nostra coppia, avvertire nel cuore le ferite
della fiducia
tradita, della confidenza smarrita, della
sicurezza svanita.
GuardarTi, Gesù, proprio ora che vengo giudicato
da chi non ricorda il legame che ci univa, nel
dono totale di noi stessi. Solo Tu, Gesù, mi
puoi capire, puoi darmi coraggio,
puoi dirmi parole di verità, anche se fatico a
capirle. Puoi darmi quella forza che mi permette
di non giudicare a mia volta, di non soccombere,
per amore di quelle creature
che mi aspettano a casa e per le quali ora sono
lunico appoggio.
II stazione
Gesù è caricato della croce
Pilato consegna Gesù nelle mani dei capi dei
sacerdoti e delle guardie. I soldati gli pongono
sulle spalle un manto scarlatto e sulla testa una
corona di rami spinosi, Lo
sbeffeggiano nella notte, Lo malmenano e Lo
flagellano. Poi, al mattino, Lo caricano di un
legno pesante, la croce sulla quale vengono
inchiodati i briganti, perché tutti
vedano che fine fanno i malfattori. Tanti dei
suoi scappano.
Questa vicenda di 2000 anni fa si ripete nella
storia della Chiesa e dellumanità. Anche
oggi. È il corpo di Cristo, è la Chiesa a
essere colpita e ferita, di nuovo.
A vederTi così, Gesù, sanguinante, solo,
abbandonato, deriso, ci domandiamo: «Ma quella
gente che avevi così amato, beneficato e
illuminato, quegli uomini, quelle donne
non siamo forse anche noi, oggi? Anche noi ci
siamo nascosti per paura di essere coinvolti,
dimenticando di essere Tuoi seguaci».
Ma la cosa più grave, Gesù, è che ho
contribuito anchio al tuo dolore. Anche noi
sposi e le nostre famiglie. Anche noi abbiamo
contribuito a caricarTi di un peso
inumano. Ogni volta che non ci siamo amati,
quando ci siamo attribuiti la colpa luno
allaltro, quando non ci siamo perdonati,
quando non abbiamo ricominciato a volerci
bene.
E noi invece continuiamo a dare ascolto alla
nostra superbia, vogliamo sempre aver ragione,
umiliamo chi ci sta vicino, anche chi ha legato
la propria vita alla nostra.
Non ricordiamo più che Tu stesso, Gesù, ci hai
detto: «Qualunque cosa avrete fatto a uno di
questi piccoli lavete fatta a me». Hai
detto proprio così: «A me».
III stazione
Gesù cade per la prima volta
Gesù cade. Le ferite, il peso della croce, la
strada in salita, sconnessa. E la calca della
gente. Ma non è solo questo che Lo ha ridotto
così. Forse è il peso della tragedia che si
apre nella sua vita. Non si riesce più a vedere
Dio in Gesù, uomo che si mostra così fragile,
che inciampa e cade.
Gesù, lì, su quella strada, in mezzo a tutta
quella gente che urla e strepita, dopo essere
caduto a terra, Ti rialzi e cerchi di proseguire
lascesa. In fondo al cuore sai che questa
sofferenzaha un senso, avverTi di esserTi
caricato del peso di tante nostre mancanze,tradimenti
e colpe.
Gesù, la Tua caduta ci fa soffrire perché
comprendiamo che la causa siamo noi; o forse la
nostra fragilità, non solo fisica, ma quella di
tutto il nostro essere. Vorremmo non cadere mai;
ma poi basta poco, un intoppo, una tentazione o
un incidente e ci lasciamo andare, e cadiamo.
Avevamo promesso di seguire Gesù, di rispettare
e curare le persone che egli ci aveva messe
vicino. Sì, in realtà le amiamo, o almeno ci
sembra di farlo. Se venissero a mancare
soffriremmo non poco. Ma poi cediamo nelle
situazioni concrete di ogni giorno.
Quante cadute nelle nostre famiglie! Quante
separazioni, quanti tradimenti! E poi i divorzi,
gli aborti, gli abbandoni! Gesù, aiutaci a
capire cosè lamore, insegnaci a
chiedere perdono!
IV stazione
Gesù incontra la Madre
Nella salita al Calvario Gesù scorge sua madre.
I loro sguardi si incrociano. Si comprendono.
Maria sa chi è suo Figlio. Sa da dove viene. Sa
qual è la sua missione. Maria sa di essere sua
madre; ma sa anche di essere sua figlia. Lo vede
soffrire, per tutti gli uomini, di ieri, oggi e
domani. E soffre anche lei.
Certamente, Gesù, Tu patisci di fare soffrire in
quel modo Tua madre. Ma la devi coinvolgere nella
Tua divina e tremenda avventura. È il piano di
Dio, per la salvezza di tutta lumanità.
Per tutti gli uomini e tutte le donne di questo
mondo, ma in particolare per noi famiglie,
lincontro di Gesù con la madre, lì sulla
via del Calvario, è un avvenimento vivissimo,
sempre attuale. Gesù si è privato della madre
perché noi, ciascuno di noi anche noi
sposi avessimo una madre sempre
disponibile e presente. A volte ce ne
dimentichiamo, purtroppo. Ma, quando ci
ripensiamo, ci rendiamo conto che nella nostra
vita di famiglia innumerevoli volte siamo ricorsi
a lei. Quanto ci è stata vicina nei momenti
difficili! Quante volte le abbiamo raccomandato i
nostri figli, labbiamo supplicata di
intervenire per la loro salute fisica e ancor
più per una protezione morale!
E quante volte Maria ci ha ascoltato, ce la siamo
sentita vicina a confortarci con il suo amore
materno.
Nella via crucis di ogni famiglia, Maria è il
modello del silenzio che, pur nel dolore più
straziante, genera la vita nuova.
V stazione
Gesù è aiutato da Simone di Cirene a portare la
Croce
Forse Simone di Cirene rappresenta tutti noi
allorché allimprovviso ci arriva una
difficoltà, una prova, una malattia, un peso
imprevisto, una croce talvolta pesante.
Perché? Perché proprio a me? Perché proprio
adesso? Il Signore ci chiama a seguirLo, non
sappiamo dove e come.
La cosa migliore da fare, Gesù, è venirTi
dietro, essere docili a ciò che ci chiedi. Tante
famiglie lo possono confermare per esperienza
diretta: non serve ribellarsi,
conviene dirTi di sì, perché Tu sei il Signore
del Cielo e della Terra.
Ma non solo per questo possiamo e vogliamo dirTi
di sì. Tu ci ami di amore infinito. Più del
padre, della madre, dei fratelli, della moglie,
del marito, dei figli. Ci ami di un amore che
vede lontano, un amore che, al di là di tutto,
anche della nostra miseria, ci vuole salvi,
felici, con Te,per sempre.
Anche in famiglia, nei momenti più difficili,
quando si deve prendere una decisione impegnativa,
se la pace alberga nel cuore, se si è attenti a
cogliere quello che Dio desidera da noi, veniamo
illuminati da una luce che ci aiuta a discernere
e a portare la nostra croce.
Il Cireneo ci ricorda pure i tanti volti di
persone che ci sono state vicine nei momenti in
cui una croce pesante si è abbattuta su di noi o
sulla nostra famiglia. Ci fa pensare ai tanti
volontari che in molte parti del mondo si
dedicano generosamente a confortare e aiutare chi
è nella sofferenza e nel disagio. Ci insegna a
lasciarci aiutare con umiltà, se ne abbiamo
bisogno, e anche a essere cirenei per gli altri.
VI stazione
Veronica asciuga il volto di Gesù
Veronica, una delle donne che segue Gesù, che ha
intuito chi Lui sia, che Lo ama e perciò soffre
nel vederLo soffrire. Ora scorge da vicino il suo
volto, quel volto che tante volte aveva parlato
alla sua anima. Lo vede stravolto, sanguinante e
sfigurato, anche se sempre mite e umile.
Non resiste. Vuole alleviare le sue sofferenze.
Prende un panno e tenta di tergere sangue e
sudore da quel volto.
Talvolta nella nostra vita abbiamo avuto modo di
asciugare lacrime e sudore delle persone che
soffrono. Forse in una corsia di ospedale abbiamo
assistito un malato terminale, abbiamo aiutato un
immigrato o un disoccupato, abbiamo ascoltato un
carcerato. E per cercare di sollevarlo, forse,
abbiamo terso il suo volto guardandolo con
compassione.
Eppure poche volte ci ricordiamo che in ogni
nostro fratelloche è nel bisogno Ti nascondi Tu,
Figlio di Dio. Come sarebbe diversa la nostra
vita se ce lo ricordassimo! Pian piano
prenderemmo coscienza della dignità di ogni uomo
che vive sulla Terra. Ogni persona, bella o
brutta,dotata o meno, fin dai primi momenti nel
ventre della madre oppure ormai anziana ti
rappresenta, Gesù. Non solo. Ogni fratello sei
Tu. Guardando a Te, ridotto a poca cosa lì sul
Calvario, capiremmo con la Veronica che in ogni
creatura umana possiamo riconoscerTi.
VII stazione
Gesù cade per la seconda volta
Per la seconda volta, mentre avanza
nellangusta via del Calvario, Gesù cade.
Intuiamo la sua debolezza fisica, dopo una
terribile nottata, dopo le torture che Gli hanno
inflitto. Forse non sono solo le sevizie, lo
sfinimento e il peso della croce sulle spalle a
farLo cadere. Su Gesù grava un peso non
misurabile, qualcosa di intimo e profondo che si
fa sentire a ogni passo più nitido. Ti vediamo
come un povero uomo qualsiasi, che ha sbagliato
nella vitae adesso deve pagare. E sembri non
avere più forza fisicao morale di affrontare il
nuovo giorno. E cadi. Come ci riconosciamo in Te,
Gesù, anche in questa nuova caduta di sfinimento.
E invece Ti alzi di nuovo,vuoi farcela. Per noi,
per tutti noi, per darci il coraggio di rialzarci.
La nostra debolezza cè, ma il Tuo amore è
più grandedelle nostre carenze, può sempre
accoglierci e capirci. I nostri peccati, di cui
Ti sei fatto carico, Ti schiacciano, ma la tua
misericordia è infinitamente più grande delle
nostre miserie. Sì, Gesù, grazie a Te ci
rialziamo. Abbiamo sbagliato. Ci siamo lasciati
prendere dalle tentazioni del mondo, magari per
bagliori di soddisfazione, per sentirci dire che
qualcunoancora ci desidera, che qualcuno dice di
volerci bene, di amarci addirittura. Facciamo
talvolta fatica persinoa mantenere limpegno
preso nella nostra fedeltà di sposi. Non abbiamo
più la freschezza e lo slancio di una volta.
Tutto è ripetitivo, ogni atto pare pesante,
viene voglia di evadere. Ma cerchiamo di
rialzarci, Gesù, senza cedere alla più grande
di tutte le tentazioni: quella di non credere che
il Tuo amore può tutto.
VIII stazione
Gesù incontra le donne di Gerusalemme che
piangono su di Lui
Tra la folla che Lo segue cè un gruppo di
donne di Gerusalemme: Lo conoscono. VedendoLo in
quelle condizioni, si confondono tra la folla e
salgono verso il Calvario.
Piangono.
Gesù le vede, coglie il loro sentimento di
pietà. E anche in quel tragico momento vuole
lasciare una parola che supera la semplice pietà.
Egli desidera che in loro, che in noi non ci sia
solo commiserazione ma conversione del cuore,
quella che riconosce di aver sbagliato, che
chiede perdono, che ricomincia una vita nuova.
Gesù, quante volte per stanchezza o per
incoscienza, per egoismo o per timore chiudiamo
gli occhi e non vogliamo affrontare la realtà!
Soprattutto non coinvolgiamo noi stessi, non ci
impegniamo nella partecipazione profonda e attiva
alla vita e ai bisogni dei nostri fratelli,
vicini e lontani. Continuiamo a vivere
comodamente, deprechiamo il male e chi lo fa, ma
non cambiamo la nostra vita e non paghiamo di
persona affinché le cose cambino e il male sia
debellato e giustiziasia fatta.
Spesso le situazioni non migliorano perché noi
non ci siamo impegnati a farle cambiare. Ci siamo
ritirati senza fare del male a nessuno, ma anche
senza fare quel bene che avremmo potuto e dovuto
fare. E qualcuno, forse, paga anche per noi, per
la nostra latitanza.
Gesù, che queste tue parole ci risveglino, ci
diano un po di quella forza che muove i
testimoni del Vangelo, spesso anche martiri,
padrio madri o figli, che col loro sangue unito a
quello Tuo, hanno aperto e aprono anche oggi la
strada al bene nel mondo.
IX stazione
Gesù cade per la terza volta
La strada in salita è breve, ma la sua debolezza
è estrema. Gesù è sfinito nel fisico, ma anche
nello spirito. Avverte su di Sé lodio dei
capi, dei sacerdoti, della folla che sembrano
voler scaricare su di Lui la rabbia repressa per
le oppressioni passate e presenti. Quasi che
cerchino una rivincita, facendo valere il loro
potere su Gesù.
E cadi, cadi Gesù, per la terza volta. Sembri
soccombere. Ma ecco che con estrema fatica Ti
rialzi e riprendi il terribile camminoverso il
Gòlgota.
Certamente tanti nostri fratelliin tutto il mondo
stanno soffrendo prove tremende perché Ti
seguono, Gesù. Stanno salendo con Te verso il
Calvario e con Te stanno persino cadendo sotto le
persecuzioni che da duemila anni inferiscono sul
Tuo Corpoche è la Chiesa.
Vogliamo con questi nostri fratelli nel cuore
offrire la nostra vita, le nostre fragilità, la
nostra miseria, le nostre piccole e grandi
sofferenze quotidiane. Viviamo spesso
anestetizzati dal benessere, senza impegnarci con
tutte le forze a rialzarci e a rialzare
lumanità. Ma possiamo rialzarci, perché
Gesù ha trovato la forza di rialzarSi e
riprendere il cammino.
Anche le nostre famiglie sono parte di questo
tessuto sfibrato, si ritrovano legate a una vita
di benessere che diventa lo scopo stesso della
vita. I nostri figli crescono:
cerchiamo di abituarli alla sobrietà, al
sacrificio, alla rinuncia. Cerchiamo di dar loro
una vita sociale appagante negli ambienti
sportivi, associativi e ricreativi, ma senza che
queste attività siano solo un modo per riempire
la giornata e avere tutto quello che si desidera.
Perciò, Gesù, abbiamo bisogno di ascoltare le
Tue parole, che vogliamo testimoniare: «Beati i
poveri, beati i mansueti, beati i costruttori di
pace, beati coloro che soffrono per la giustizia...».
X stazione
Gesù è spogliato delle vesti
Gesù è nelle mani dei soldati. Come ogni
condannato viene spogliato, per umiliarLo,
ridurLo a niente. Lindifferenza, il
disprezzo e la noncuranza per la dignità della
persona umana si uniscono con lingordigia,
la cupidigia e linteresse privato:
«Presero le vesti di Gesù».
La Tua veste, Gesù,era senza cuciture. Questo
dice la cura che avevanoper Te Tua madre e le
persone che Ti seguivano. Ora Ti trovi senza
vestito, Gesù, e provi il disagio di chi è in
balia della gente che non ha rispetto per la
persona umana.
Quante persone hanno sofferto e soffrono per
questa mancanza di rispetto per la persona umana,
per la propria intimità. A volte anche noi,
forse, non abbiamo il rispetto dovuto alla
dignità personale di chi ci sta accanto,
possedendo chi ci sta vicino, figlio
o marito o moglie o parente, conoscente o
sconosciuto. In nome della nostra presunta
libertà feriamo quella degli altri: quanta
noncuranza, quanta trascuratezza nei
comportamenti e nel modo di presentarci
luno allaltro!
Gesù, che si lascia esporre in questo modo agli
occhi del mondo di allora e agli occhi
dellumanità di sempre ci richiama la
grandezza della persona umana, la dignità che
Dio ha dato a ogni uomo, a ogni donna e che
niente e nessuno dovrebbe violare, perché sono
plasmati ad immagine di Dio. A noi è affidato il
compito di promuovere il rispetto della persona
umana e del suo corpo. In particolare a noi sposi
il compito di coniugare queste due realtà
fondamentali e inscindibili: la dignità e il
dono totale di sé.
XI stazione
Gesù è inchiodato sulla croce
Giunti alla località detta Calvario,
i soldati crocifiggono Gesù. Pilato fa scrivere:
«Gesù il Nazareno, re dei Giudei», per
deriderLo e umiliare i giudei. Ma, pur senza
volerlo, questa scritta certifica una realtà: la
regalità di Gesù, re di un Regno che non ha
confini né di spazio, né di tempo.
Possiamo solo immaginare il dolore di Gesù
durante la crocifissione, cruenta e dolorosissima.
Si entra nel mistero: perché Dio, fattosi uomo
per amore nostro, si lascia inchiodare su un
legno e innalzare da terra tra spasimi atroci,
fisici e spirituali?
Per amore. Per amore. È la legge dellamore
che porta a donare la propria vita per il bene
dellaltro. Lo confermano quelle madri che
hanno affrontato anche la morte pur di dare alla
luce il loro figlio. O quei genitori che hanno
perso un figlio in guerra o in atti di terrorismo
e che scelgono di non vendicarsi.
Gesù, sul Calvario impersoni tutti noi, tutti
gli uomini di ieri, oggi e domani. Sulla croce ci
hai insegnato ad amare. Ora cominciamo a capire
il segreto di quella gioia perfetta di cui
parlavi ai discepoli nellultima cena. Hai
dovuto scendere dal Cielo, farTi bambino, poi
adulto e quindi patire sul Calvario per dirci con
la Tua vitache cosè il vero amore.
Guardandoti lassù sulla croce, anche noi come
famiglia, sposi, genitori e figli stiamo
imparando ad amarci e ad amare, a nutrire tra noi
quellaccoglienza che dona se stessa e che
sa essere accolta con riconoscenza. Che sa
soffrire, che sa trasformare la sofferenza in
amore.
XII stazione
Gesù muore sulla croce
Gesù è sulla croce. Ore dangoscia, ore
terribili, ore di sofferenze fisiche disumane.
«Ho sete», dice Gesù. E Gli viene accostata
alla bocca una spugna imbevuta di aceto.
Un grido sale improvviso: «Dio mio, Dio mio,
perché mi hai abbandonato?». Blasfemia? Il
condannato grida il Salmo? Come accettare un Dio
che grida, che Si lamenta, che non sa, non
capisce? Il Figlio di Dio fatto uomo che sente di
morire abbandonato dal Padre suo?
Gesù, fino a questo punto Ti sei fatto uno di
noi, uno con noi, eccetto il peccato! Tu, Figlio
di Dio fatto uomo, Ti sei immedesimato con noi
fino a sperimentare, Tu che sei il Santo, la
nostra condizione di peccatori, la lontananza da
Dio, linferno di coloro che sonosenza Dio.
Tu hai sperimentato il buioper darci la luce. Hai
vissuto la separazione per darci lunità.
Hai accettato il dolore per lasciarci
lAmore. Hai provato lesclusione,
abbandonato e sospeso tra Cielo e Terra, per
accogliercinella vita di Dio.
Un mistero ci avvolge rivivendo ogni passo della
TuaPassione. Gesù, Tu non tieni come un tesoro
geloso la Tua uguaglianza con Dio, ma Ti fai
povero di tutto per arricchirci.
«Nelle Tue mani consegno il mio spirito». Come
hai fatto, Gesù, in quellabisso di
desolazione, ad affidarti allAmore del
Padre, abbandonarTi in Lui, morire in Lui? Solo
guardando a Te, solo con Te possiamo affrontare
le tragedie, le sofferenze degli innocenti, le
umiliazioni, gli oltraggi, la morte.
Gesù vive la Sua morte come dono per me, per noi,
per la nostra famiglia, per ogni persona, per
ogni famiglia, per ogni popolo, per
lumanità intera. In quellatto
rinasce la vita.
XIII stazione
Gesù è deposto dalla Croce e consegnato alla
Madre
Maria vede morire Suo Figlio, Figlio di Dio e
anche suo. Sa che è innocente, ma si è caricato
del peso delle nostre miserie. La Madre offre il
Figlio, il Figlio offre la Madre. A Giovanni, a
noi.
Gesù e Maria, ecco una famiglia che, sul
Calvario, vive e soffre il supremo distacco. La
morte li divide, o perlomeno sembra dividerli,
una madre e un figlio con un legame insieme umano
e divino inimmaginabile. Per amore lo donano. Si
abbandonano entrambi alla Volontà di Dio.
Nella voragine apertasi nel cuore di Maria entra
un altro figlio, che rappresenta lumanità
intera. E lamore di Maria per ciascuno di
noi è il prolungamento dellamore che ella
ha avuto per Gesù. Sì, perché nei discepoli
vedrà il volto di Lui. E vivrà per loro, per
sorreggerli, aiutarli, incitarli, portarli a
riconoscere lAmore di Dio, perché nella
loro libertà si rivolgano al Padre.
Cosa dicono a me, a noi, alla nostra famiglia,
questa Madre e questo Figlio sul Calvario? Ognuno
si può solo fermare, attonito, di fronte a tale
scena. Intuisce che questa Madre, questo Figlio
ci stanno facendo un dono unico, irripetibile. In
loro infatti troviamo la capacità di dilatare il
nostro cuore e aprire il nostro orizzonte a
dimensione universale.
Lì, sul Calvario, accanto a te, Gesù, morto per
noi, le nostre famiglie accolgono il dono di Dio:
il dono di un amore che può allargare le braccia
allinfinito.
XIV stazione
Gesù è deposto nel sepolcro
Un profondo silenzio avvolge il Calvario.
Giovanni, nel suo Vangelo, attesta che il
Calvario si trova in un giardino dove cè
un sepolcro ancora non usato. Proprio lì i
discepoli di Gesù depongono il Suo corpo.
Quel Gesù, che hanno poco alla volta
riconosciuto come Dio fattoSi Uomo, è lì,
cadavere. Nella solitudine sconosciuta si sentono
smarriti, non sanno che fare, come comportarsi.
Non resta loro che consolarsi reciprocamente,
farsi forza luno con laltro,
stringersi assieme. Ma proprio lì matura nei
discepoli il momento della fede, del ricordo di
quello che Gesù ha detto e fatto quandera
in mezzo a loro, e che allora avevano capito solo
in parte.
Lì cominciano ad essere Chiesa, in attesa della
Risurrezione e delleffusione dello Spirito.
Con loro cè la madre di Gesù, Maria, che
il Figlio aveva affidato a Giovanni. Si radunano
tra loro, con lei, attorno a lei. In attesa. In
attesa che il Signore si manifesti.
Sappiamo che quel corpo dopo tre giorni è
risorto. Così Gesù vive per sempre e ci
accompagna, Lui personalmente, nel nostro viaggio
terreno, tra gioie e tribolazioni.
Gesù, fa che ci amiamo reciprocamente. Per
averti di nuovo in mezzo a noi, ogni giorno, come
tu stesso hai promesso: «Dove due o tre sono
riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a
loro».
|