Lectio Divina a cura di fr. Vincenzo Boschetto


fr. Vincenzo boschettovincenzo@infinito.it

1ª Domenica di Avvento (B)

Lo dico a tutti: vegliate
Lectio divina su
Mc 13,33-37

 

Invocare

Vento impetuoso e libero, Spirito d’Amore e di novità, scuotimi dalle mie comodità, dai miei gesti di egoismo. Soffio dell’amore di Dio, Spirito Santo, soffia come e quando vuoi su di noi e infondici una vita nuova. Facci rinascere rinnovati dal tuo grande amore così, a poco a poco, anche noi diventeremo più amici di Gesù. Amen.

 

Leggere

33 State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso.34 E' come uno che è partito per un viaggio dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vigilare.35 Vigilate dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino,36 perché non giunga all'improvviso, trovandovi addormentati.37 Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!».

 

- facciamo un momento di silenzio, perchè la Parola risuoni dentro di noi

 

Meditare

Con l’Avvento ha inizio il nuovo anno liturgico: l’anno “B”. Il vangelo di Marco ci guiderà in un itinerario che percorre i fatti fondamentali della storia della salvezza e dell’esperienza di Gesù. Il vangelo di Marco è il più arcaico e apparentemente il più “povero”, oltre che il più breve dei vangeli. Trascurato per secoli dall’esegesi e nell’attenzione della chiesa, è stato “riscoperto” a metà dell’800 e risulta oggi uno dei più studiati. Non ci sono modelli precedenti all’opera di Marco, essendo Matteo e Luca dei prosecutori che si sono serviti di Marco per stendere i loro libri. Marco ha introdotto il termine evangelo nella tradizione sinottica, intendendo con esso il contenuto e l’autore del messaggio. Dove l’evangelo è annunciato Gesù è presente, è operante, perché quello che viene compiuto a motivo dell’evangelo viene compiuto indissociabilmente anche a motivo della sua persona (“chi perderà la propria vita a causa mia e dell’evangelo” Mc 8,35). L’anno liturgico non è una semplice successione di giorni e mesi, cui vengono annesse esteriormente delle celebrazioni liturgiche, ma è costituito piuttosto dal rapporto che i differenti misteri di Cristo hanno con gli stessi mesi o giorni. Costituisce infatti un “cammino di Cristo” e “uno svolgimento totale del mistero di lui”, dando a questo cammino e a questo svolgimento del mistero una presenza nel tempo di un anno.

Il piccolo brano di Marco dà al tema della vigilanza uno spessore di serietà estrema anche solo per la sua collocazione: per noi è posto in testa all’avvento, all’inizio dell’anno liturgico; nel suo vangelo si trova immediatamente prima del racconto della passione, alla quale sembra già accennare anche solo per l’immagine del padrone che torna a chiedere i conti “al canto del gallo”, immagine che non può non evocare il tradimento di Pietro. Non è neanche da trascurare il fatto che l’ordine di vegliare sia ripetuto ben tre volte nel breve spazio di cinque versetti.

v. 33: Il testo greco inizia questo versetto col verbo “guardate” (blèpete). Con questo verbo abbiamo un invito a tenere gli occhi ben aperti su Gesù, a non essere come ciechi, ma tendere volgere il proprio essere verso... Ciò vuole spiegare meglio che il “fare attenzione” ai segni dei tempi, è una delle costanti che emergono dall’Avvento, è in primo luogo fare e dare attenzione a  Gesù, non stancarsi di lui e delle sue parole e capire chi è colui che sta alla porta e bussa continuamente. A questo verbo, ne segue un'altro, che riscontriamo nuovamente al termine del brano: “vegliate”.

Cosa vuole dire ‘vegliate’? Nell’Orto del Getsemani, quando Gesù dice ai suoi discepoli: “Vegliate e pregate per non entrare in tentazione” vuole dire: vegliate pregando; la preghiera è necessaria perché voi non vi addormentiate nella vita. È un uscire da una certa situazione di morte, di staticità (cfr. Es 12,41-42). Nel Vangelo secondo Matteo, dobbiamo essere come le vergini prudenti che hanno preso con sé l’olio. E questo richiamo all’olio si lega con la parabola dei talenti, dove il vegliare diventa il fare la volontà di Dio, le opere di bene, e in particolare le opere di carità. Nel vegliare sta dentro la preghiera e stanno dentro le opere cristiane. Ma in Marco nel vegliare c’è innanzitutto un atteggiamento di fondo che è l’atteggiamento della fede. Vegliare per Marco vuole dire ricordarsi costantemente di Gesù Cristo, che veniamo da Gesù Cristo, e che viviamo davanti a lui, al suo cospetto, sotto il suo sguardo.

v. 34: Le caratteristiche della veglia sono rappresentate da un uomo che è partito per un viaggio. La parola greca che tratteggia quest'uomo in viaggio vuole indicare l'uscire dal proprio popolo, andare lontano (cfr. Mc 12,1). Quest'uomo prima di andare via lascia la propria casa, dà il potere ai servi e a ciascuno il suo compito: una responsabilità dunque condivisa “per l'utilità comune” (1Cor 12,7). In questa consegna, ci sono tutti i tratti di una chiesa comunione, una chiesa cioè che vive di una responsabilità di cui il Signore le ha fatto dono. Una chiesa nella quale ciascuno ha il suo compito, a ciascuno è stato dato un carisma da potere esercitare. Queste sono le condizioni per attendere, per vegliare, per vigilare. Una chiesa che vive la comunione è una chiesa per la quale il momento preciso è sempre attuale: è sempre il momento del ritorno del Signore. Una chiesa comunione è davvero una chiesa che attende il Signore. È una chiesa nella quale ciascuno può esercitare il proprio compito, nella quale nessuno cerca di prevalere sull’altro.

v. 35:  La vigilanza è una condizione che va estesa a tutti. Non è del solo “portinaio”, ma di tutti. “Questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri” (Rm 13,11-14).

Il tempo di veglia è anche tempo di attesa. La realtà che viviamo, e che vivono soprattutto i giovani, è la realtà di chi non aspetta più niente e di chi non ha un motivo per vegliare. Per cui ci creiamo dei falsi motivi per vegliare. Questo deve essere superato e allora l’invito a vegliare è un invito a sperare. C’è ancora Qualcuno da attendere. Questo è il significato dell’invito che Gesù rivolge a tutti.

Questo qualcuno può venire alla sera, quando uno dei dodici, Giuda, lo consegna e tutti dormono invece di vegliare con lui; a mezzanotte, quando il Figlio dell’uomo è interrogato dal sommo sacerdote e annuncia che “lo vedranno venire sulle nubi del cielo”; al canto del gallo, quando Pietro lo rinnega, o al mattino, quando Israele, nei suoi capi, lo consegna ai pagani.

Ma in queste ore che trascorrono, noi troviamo anche lo scandire delle ore della preghiera. L’altro aspetto nel quale vigilare, oltre alla comunione, è proprio la preghiera. Non può giungere all’improvviso il Signore per una chiesa che prega. È indicativo che la vigilanza sia scandita dalle ore della preghiera  e non da altre cose. Questo dovrebbe portarci a far sì che la preghiera sia vissuta come attesa, come vigilanza, come incontro. Il Signore riconosce coloro che troverà così.

v. 36:  Siamo alla conclusione del discorso escatologico (Mc 13,33-37) che prepara la comunità cristiana ad affrontare l’incertezza del momento della passione e della morte di Gesù. Proprio quando i discepoli vengono meno nella fedeltà al loro maestro, nell’ora della tenebra, questi incoraggia ed esorta sapendo che il suo insegnamento, cioè che il Figlio dell’uomo deve morire per risuscitare il terzo giorno, è difficile da accettare e da vivere. Il racconto di passione subito dopo metterà in primo piano proprio la non-vigilanza.

Tutti questi momenti coglieranno i discepoli nel sonno, all'improvviso. La carne è debole, non è ancora rivestita dalla forza dello Spirito

Il Signore che allora viene di notte non è colui che si diverte a non farci dormire, anzi è colui che ci mantiene in vita nell’ora della tenebra e della morte, nel momento in cui più siamo in difficoltà e abbiamo maggiormente bisogno di lui. Ma la sua venuta è anche quella del ladro (1Ts 5,2) per chi ha posto il suo tesoro altrove.

v. 37: “quel che dico a voi”. Qui, riprendendo il discorso del v. 3, abbiamo delle parole rivolte a Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea. “lo dico a tutti”. Attraverso loro, il discorso è esteso a tutti e alla Chiesa di ogni tempo. I discepoli e quindi la Chiesa devono essere consapevoli che vegliano, ma non vegliano solo per se stessi, ma per tutti.

“Vegliate”. È l'ultima parola di Gesù prima che inizi la sua passione. Il cristiano deve dunque vegliare. Questo è il consiglio operativo e imperativo per il credente perché proprio questo atteggiamento lo distingue dal mondo che non attende il ritorno del Signore.  Al v. 28 Gesù dice: “Dalla pianta di fico imparate questa parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina”. Vegliare significa conservare quella condizione fondamentale per riconoscerlo al suo apparire. Chi non sa vegliare non sa neanche pregare. Perciò “svègliati, o tu che dormi, dèstati dai morti, e Cristo ti illuminerà” (Ef 5, 14). 

 

- Per la riflessione personale e il confronto:

Gesù, ci chiama a trascendere le forme e di attaccarci a lui. Quali cose, forme, segni, credi che il Signore ti chiede di trascendere per attaccarti di più a lui?

Sei addormentato? In che cosa?

Vivi sempre in attesa del Signore che viene? L'Avvento è una occasione per te, che ti ricordi l'elemento di attesa nella vita cristiana?

 

Pregare

Mettiti in silenzio e accogli le parole di Gesù nel tuo cuore e lascia che Lui purifichi il tuo cuore mentre preghi con il

Salmo 96

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore da tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunziate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo ai popoli raccontate la sua gloria,
a tutte le nazioni dite i suoi prodigi.

Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dei.
Tutti gli dei delle nazioni sono un nulla,
ma il Signore ha fatto i cieli.
Maestà e bellezza sono davanti a lui,
potenza e splendore nel suo santuario.

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.
Portate offerte ed entrate nei suoi atri,
prostratevi al Signore in sacri ornamenti.
Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra i popoli: «Il Signore regna!».
Sorregge il mondo, perché non vacilli;
giudica le nazioni con rettitudine.

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
frema il mare e quanto racchiude;
esultino i campi e quanto contengono,
si rallegrino gli alberi della foresta
davanti al Signore che viene,
perché viene a giudicare la terra.
Giudicherà il mondo con giustizia
e con verità tutte le genti.

 

Contemplare-agire

La contemplazione è il saper aderire col cuore e la mente al Signore che con la sua Parola ci trasforma in persone nuove che compiono sempre il suo volere. "Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica." (Gv 13, 17)

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