XIV DOMENICA DEL
TEMPO ORDINARIO (anno C)
Acclamate Dio,
popoli della terra
Lectio
divina su Lc 10,1-12.17-20
Invocare
O Spirito Santo, sei tu
che unisci la mia anima a Dio: muovila
con ardenti desideri e accendila con il
Fuoco del tuo amore. Quanto sei buono con
me, o Spirito Santo di Dio: sii per
sempre lodato e benedetto per il grande
amore che effondi su di me! Dio mio e mio
Creatore è mai possibile che vi sia
qualcuno che non ti ami? Per tanto tempo
non ti ho amato! Perdonami, Signore. O
Spirito Santo, concedi all'anima mia di
esser e tutta di Dio e di servirlo senza
alcun interesse personale, ma solo
perché è Padre mio e mi ama. Mio Dio e
mio tutto, c'è forse qualche altra cosa
che io possa desiderare? Tu solo mi basti.
Amen. (Santa Teresa di Gesù).
Leggere
In quel tempo, 10il
Signore designò altri settantadue e li
inviò a due a due davanti a sé in ogni
città e luogo dove stava per recarsi.
2Diceva loro:
«La messe è abbondante, ma sono pochi
gli operai! Pregate dunque il signore
della messe, perché mandi operai nella
sua messe! 3Andate: ecco, vi
mando come agnelli in mezzo a lupi; 4non
portate borsa, né sacca, né sandali e
non fermatevi a salutare nessuno lungo la
strada.
5In
qualunque casa entriate, prima dite:
Pace a questa casa!. 6Se
vi sarà un figlio della pace, la vostra
pace scenderà su di lui, altrimenti
ritornerà su di voi. 7Restate
in quella casa, mangiando e bevendo di
quello che hanno, perché chi lavora ha
diritto alla sua ricompensa. Non passate
da una casa allaltra.
8Quando
entrerete in una città e vi
accoglieranno, mangiate quello che vi
sarà offerto, 9guarite i
malati che vi si trovano, e dite loro:
È vicino a voi il regno di Dio.
10Ma quando entrerete in una
città e non vi accoglieranno, uscite
sulle sue piazze e dite: 11Anche
la polvere della vostra città, che si è
attaccata ai nostri piedi, noi la
scuotiamo contro di voi; sappiate però
che il regno di Dio è vicino. 12Io
vi dico che, in quel giorno, Sodoma sarà
trattata meno duramente di quella
città».
17I
settantadue tornarono pieni di gioia,
dicendo: «Signore, anche i demoni si
sottomettono a noi nel tuo nome». 18Egli
disse loro: «Vedevo Satana cadere dal
cielo come una folgore. 19Ecco,
io vi ho dato il potere di camminare
sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta
la potenza del nemico: nulla potrà
danneggiarvi. 20Non
rallegratevi però perché i demoni si
sottomettono a voi; rallegratevi
piuttosto perché i vostri nomi sono
scritti nei cieli».
Un momento di silenzio
meditativo perché la Parola possa
entrare in noi ed illuminare la nostra
vita.
Capire
Questo brano è posto
allinterno del viaggio verso
Gerusalemme, ma è strettamente legato
allinvio dei Dodici che Gesù ha
compiuto in Luca 9,1-6. Linvio dei
Dodici ha prefigurato linvio degli
apostoli al popolo di Israele. Linvio
dei 70/72 prefigura la missione
universale di tutta la Chiesa.
Questa prospettiva
universale della missione può essere
colta grazie alla presenza nel brano di
alcuni elementi caratteristici:
- limmagine della
messe abbondante (v. 2): nellAntico
Testamento è immagine del giudizio
finale di Dio su tutti i popoli.
- il ricordo delle
città di Sodoma (v. 12), città simbolo
dei pagani.
- il numero simbolico
di 70 o 72. Da dove viene questo numero?
Può riferirsi a Gn 10: lelenco
dei popoli, la discendenza dei figli di
Noè. Il loro numero (70 per la Bibbia
masoretica, 72 per la Bibbia dei LXX)
simbolizza il mondo pagano. Oppure può
provenire da Nm 11,24-30: Jahvè
ha dato lo spirito profetico ai 70
anziani scelti da Mosè, ma anche a due
uomini che erano rimasti nellaccampamento,
in totale dunque 72 uomini.
Viene dunque
prefigurata la missione post-pasquale,
quando la vicinanza del Regno sarà
proclamata a tutti i popoli, senza
eccezione. E di questa missione vengono
indicate le caratteristiche fondamentali.
Anzitutto è una missione apportatrice di
bene: entrando in una casa i discepoli
devono augurare la pace e cioè la
pienezza dei beni messianici; entrando in
una città essi devono annunciare il
regno di Dio con le opere (guarendo i
malati) e con le parole. Viene offerta a
tutti gli uomini la salvezza di Dio; è
necessario però rendersi conto della
gravità che un eventuale rifiuto riveste.
Passi utili alla
meditazione
Es 3,10-12; 32,32-33;
Dt 19,15; Qo 4,9; Is 6,8; 49,6; Mt 5,39;
9,37; 10,1.8.10; 13,47-48; 28,19; Mc 6,7;
Gv 1,12; 4,35.38; 13,35; 15,10-11; 17,23;
1Tm 2,4; 1Gv 1,3; Lc 12,32; 22,35; Gn 6,6.18;
10; Sir 1,16; At 4,32; 10,24-25; Rm 12,18-19;
Ef 1,13; 4,1-3; Gc 3,17; 1Pt 4,14; 5,2; 2Re
4,8; Lc 1,56; 9,3.48; 19,5-9; 24,47; 1Cor
3,9; 10,8; 12,13; Col 1,12; Ap 3,5; Sal
27,3; 84,11; 87,6-7; 91,13; 96,2-3; 133,1-3.
Meditare
v. 1: Il Signore
designò altri settantadue e li inviò Cè
una Parola di Dio per te, inviata a te da
un messaggero. L'iniziativa della
chiamata e dell'invio è del Signore,
padrone della messe; ai discepoli
corrisponde la disponibilità nella
risposta. Vuole dire che luomo non
è gettato nella vita per andare verso la
morte, ma luomo è chiamato per
nome; Dio manda per lui dei messaggeri
per portargli la sua parola.
a due a due. Li
inviò a piccoli gruppi; occorre essere
in comunione almeno con un'altra persona,
perché la testimonianza sia credibile.
Così andarono Pietro e Giovanni (At 3-4;
8,14); Barnaba e Saulo, inviati dalla
comunità di Antiochia (At 13,1-4). L'annuncio
del Vangelo non è lasciato all'inventiva
solitaria, ma è opera di una comunità
di credenti. Sia pure piccola, come nel
caso dei genitori, primi educatori della
fede dei loro figli. L'impegno di annunciare
il Vangelo assieme ad altri non è solo
una questione di maggiore efficacia, ma
perché il farlo assieme è espressione
di comunione e garanzia della presenza
del Signore: "Dove sono due o tre
lì sono io in mezzo a loro" (Mt 18,20).
davanti a sé in
ogni città e luogo dove stava per
recarsi. Sono portatori
del messaggio di un'altra persona; non
sono proprietari o protagonisti, sono
precursori di Qualcuno che è più
importante, che verrà dopo, per la cui
venuta essi devono preparare le menti e i
cuori dei destinatari, che sono su tutta
la faccia della terra.
v. 2: La
messe è abbondante, ma sono pochi gli
operai. Oggi la situazione è la
stessa di ieri. Le sfide della missione
variano, in parte, secondo i tempi e i
luoghi, ma nella sostanza sono ugualmente
esigenti. E quindi valgono anche oggi le
stesse soluzioni che Gesù proponeva
allora.
Pregate dunque il
signore della messe. Bisogna
pregare, perché la missione non può
venire dalla decisione degli uomini. Annunziare
il Regno di Dio non significa annunziare
una verità che io ho capito, ma vuol
dire annunciare qualcosa che Dio compie e
questo annuncio è legato a una missione
del Signore. La preghiera sta ad indicare
che ci troviamo dentro al Regno della
grazia e non al regno dellautoaffermazione
umana. È una preghiera che porta a
compimento, realizza il desiderio di
Gesù, un desiderio legato alla sua
compassione.
Dobbiamo pregare
perché ci siano persone che pongano mano
alla messe che è Gesù. Gli operai sono
chiamati ad essere mandati alla messe,
cioè al Cristo. È giusto pregare per le
vocazioni, ma se la messe è Gesù,
allora cambia la prospettiva degli operai.
È il pregare il padrone della messe, il
Padre, perché è lui che attira al
Cristo.
vv. 3-4: Andate:
ecco, vi mando come agnelli in mezzo a
lupi Il Signore ci manda come
agnelli in mezzo ai lupi, anticipando
quello che sarà lui in pienezza,
cogliendo di questo soprattutto la
impotenza, cioè chiedendo ai discepoli
di essere rivestiti solo di lui. Lagnello
richiama lAgnello pasquale e il
servo sofferente che porta il peccato del
mondo: il Crocifisso.
Non portate borsa,
né sacca, né sandali Lo stile
della missione deve essere libertà e
distacco. Le modalità della missione
sono già missione. Non è solo
importante il fine: i mezzi sono
importanti almeno quanto il fine. Cè
un modo di andare che dice che abbiamo
raccolto Cristo, nostra messe, che è landare
come agnelli in mezzo ai lupi, senza che
ci sia una garanzia. Le vicende della
guerra ci hanno insegnato che siamo poco
inclini, in quanto Chiesa, ad assumere la
condizione degli agnelli.
Non fermatevi a
salutare nessuno lungo la strada.
Questo significa che non si deve
perdere tempo con le cose che non
appartengono alla missione. È possibile
che sia un'evocazione dell'episodio della
morte del figlio della sunammita, dove
Eliseo dice all'impiegato: "Parti!
Se qualcuno ti saluta, non rispondergli"
(2Re 4,29), perché si trattava di un
caso di morte. Annunciare la Buona
Novella di Dio è un caso di vita o di
morte!
vv. 5-6: In
qualunque casa
entriate, prima dite: Pace a questa casa.
I discepoli di Gesù quello che possono
portare con loro è solo la pace. Ciò
significa che devono confidare nell'ospitalità
della gente. Così il discepolo che va
senza nulla portando appena la pace,
mostra che ha fiducia nella gente. Il
dono della pace (lo Shalom)
nel senso biblico più completo, per le
persone e le famiglie. È un impegno
solenne e positivo, che solo può
compiere chi si presenta come un agnello.
La pace è il dono messianico per
eccellenza; Gesù l'ha già donata a
qualcuno, soprattutto nel dono del
perdono; e, nella sua passione, egli
diventerà «la nostra pace», quando ci
riconcilierà definitivamente con il
Padre. La pace è il dono e il saluto
privilegiato del Risorto. Dopo la sua
risurrezione, salutare con il saluto
della pace non è un continuare la pur
sempre lodevole abitudine del tempo, ma
significa comunicare e augurare la
salvezza, la riconciliazione con Dio e
tra gli uomini. Il discepolo è
essenzialmente un portatore di pace, un
costruttore di pace.
Se vi sarà un
figlio della pace, la vostra pace
scenderà su di lui, altrimenti
ritornerà su di voi. Il saluto
«pace» appare come una realtà
salvifica capace, se viene accolta, di
ottenere effetti concreti nella vita
della casa, di rendere efficace in essa
la forza del Regno annunciato da Gesù (vedi
lepisodio di Zaccheo Lc 19,1-10).
Questa pace è la password per aprire
anche le serrature più arrugginite. E
non va sprecata e tanto meno vanificata,
al punto che Gesù precisa "altrimenti
tornerà a voi". La «vostra» pace
è quindi quel dono salvifico di Gesù
che i messaggeri sono incaricati di
portare. Essa «riposerà»: verbo che
nellAT è utilizzato per parlare
dello Spirito di Dio (Nm 11,25; 2Re
2,15).
Lespressione
semitica «figlio della pace» ha diversi
significati: uomo pacifico, aperto alla
pace, destinato alla pace.
vv. 7-8: Restate
in quella casa, mangiando e bevendo di
quello che hanno, perché chi lavora ha
diritto alla sua ricompensa A
partire da questo versetto, lattenzione
si rivolge alla città come luogo della
missione. I discepoli non devono
andare di casa in casa, ma rimanere
nella stessa casa. Cioè devono convivere
in modo stabile, partecipare nella vita e
nel lavoro della gente del luogo e vivere
di ciò che ricevono in cambio, perché
l'operaio merita il suo salario.
Il valore comunitario
della convivenza fraterna prevale sull'osservanza
delle norme rituali. Agendo così,
criticavano le leggi della purezza che
erano in vigore, ed annunciavano un nuovo
accesso alla purezza, all'intimità con
Dio.
Non passate da
una casa allaltra. In
questo secondo imperativo vuole impedire
che il discepolo dia l'impressione di
essere un incostante o di ricercare
comodità che non possono dargli i primi
che l'hanno accolto. Eppure, sono questi
i più degni di fare della loro casa, in
quella città, il centro di diffusione
del messaggio. Non possono essere privati
di questo loro bene. Ed è con loro che
si condivide anche il cibo.
Questi versetti
corrispondono però anche alla visione di
Luca, per il quale la vera meta dellattività
missionaria è la città. Per lui, la
casa rimane lalloggio base degli
evangelizzatori, e la ripetizione della
regola sul mangiare si riferisce a i vv.
5-7 e quindi alla funzione della casa
nella prospettiva della predicazione
nella città.
v. 9: Guarite
i malati che vi si trovano...
Questo versetto afferma uno stretto
legame tra guarigioni e predicazione.
Nelle guarigioni Luca vede il segno della
vicinanza del Regno di Dio come salvezza:
luomo riceve la sua integrità
umana.
I discepoli devono occuparsi
dei malati, curare i lebbrosi e cacciare
i demoni (cfr. Mt 10,8). Questo significa
che devono accogliere dal di dentro della
comunità coloro che da essa furono
esclusi. La pratica della solidarietà
critica la società che esclude una
persona dal resto della comunità. E
così si recupera l'antica tradizione
profetica del goêl. Fin dai tempi più
antichi la forza del clan o della
comunità si rivelava nella difesa dei
valori della persona, della famiglia e
della possessione della terra, e
concretamente si manifestava ogni "sette
volte sette anni" nella celebrazione
dell'anno giubilare (Lv 25,8-55; Dt 15,1-18).
dite loro: È
vicino a voi il regno di Dio. Per
la prima volta Luca riporta la formula
«il Regno di Dio è vicino a voi»,
sintesi dellannuncio centrale di
Gesù (cfr. Mc 1,15). Riguardo al
significato originale, il problema è di
conoscere il senso esatto del verbo eggizein,
che normalmente significa
«avvicinarsi», ma che, al perfetto,
può acquistare la sfumatura di una
prossimità immediata, di una vicinanza
tale da diventare presenza. Il Regno di
Dio è vicino perché Gesù è vicino. E
la prossimità del Signore, del Risorto,
grazie allannuncio dei suoi
missionari. I messaggeri annunciano la
forza salvifica del Regno presente nella
loro attività che è quella del Risorto.
Annunciare il Regno non
è in primo luogo insegnare verità e
dottrine, ma portare le persone ad un
nuovo modo di vivere e di convivere, ad
un nuovo modo di agire e di pensare,
partendo dalla Buona Novella che Gesù ci
annuncia: Dio è Padre, e quindi noi
siamo fratelli e sorelle gli uni degli
altri.
vv. 10-11:
Ma entrerete in una
città e non vi accoglieranno, uscite
sulle sue piazze
Qui
viene contemplata la possibilità di un
rifiuto. Gesù, come ha detto ai dodici,
comanda ancora una volta di scuotere la
polvere dai piedi, mettendo
tutti di fronte alle proprie
responsabilità. Anche la
polvere della vostra città, che si è
attaccata ai nostri piedi, noi la
scuotiamo contro di voi; sappiate però
che il regno di Dio è vicino.
Il gesto di scuotere la polvere dai piedi
va fatto in città come atto che tutti
possano vedere e viene seguito da un
discorso. Lazione missionaria è unattività
pubblica che si svolge alla luce del
giorno e non in modo clandestino. Solo
Luca dice che gli evangelizzatori devono
annunciare la prossimità del Regno di
Dio anche alla città che rifiuta laccoglienza:
questa vicinanza del Regno può essere
vista come una minaccia verso quella
città, oppure come unulteriore
possibilità di conversione.
v. 12: Io
vi dico che, in quel giorno, Sodoma sarà
trattata meno duramente di quella
città». Quanto sia urgente il
messaggio si percepisce anche dal fatto
che è forte la condanna per coloro che
non intendono accettarlo, essi sono
considerati peggiori dei famigerati
peccatori di Sodoma (Gn 19). Si
noti però che si dice che ciò avverrà
nel giorno del giudizio, non adesso: al
rifiuto non segue immediatamente il
castigo, la condanna; Dio continua ad
offrire tempo ai peccatori per
convertirsi.
Il valore escatologico
dellannuncio di Gesù viene
trasferito sulla missione dei suoi
messaggeri: anche il loro annuncio ha
carattere escatologico, e quindi le
città che rifiutano la loro
proclamazione sono minacciate dal
medesimo giudizio di quelle che hanno
respinto Gesù.
Il rifiuto dei
messaggeri è seguito da una parola di
giudizio che funge da legame tra Lc 10,10-11
e Lc 10,13-15. Più che un senso
di vendetta contro le città che non
accolgono il Vangelo, la sentenze mette
in luce la serietà della decisione
richiesta dinanzi allannuncio della
venuta del Regno di Dio; comunque esiste
qualche tensione con linsegnamento
emerso in Lc 9,51-56.
v. 17: I settantadue
tornarono pieni di gioia, dicendo:
«Signore, anche i demoni si sottomettono
a noi nel tuo nome». Siamo verso
la conclusione dellistruzione ai
discepoli (vv. 17-20). Levangelista
Luca ha inserito nel quadro del
ritorno dei missionari tre frasi
originariamente indipendenti. La gioia
caratterizza il ritorno dei discepoli:
essa suppone il successo missionario,
descritto come sottomissione dei demoni e
implica lestendersi del tempo della
salvezza come tempo di gioia alle nazioni.
La sottomissione dei demoni può destare
meraviglia a questo punto, poiché i
discepoli erano stati inviati a guarire e
predicare. Laccenno al potere di
espellere i demoni si legge solo allinvio
dei Dodici. Questo può suggerire che non
cè distinzione di poteri tra i
Dodici e i Settantadue nel campo della
missione. Questo potere sui demoni mostra
che Luca vede la missione come confronto
con le forze sataniche del male, una
liberazione delluomo che si trova
sotto tale potere significato dalle
malattie.
v. 18:
Egli disse loro: Vedevo Satana cadere dal
cielo come folgore. Il
fatto che satana cade dal cielo va messo
in prospettiva escatologica. Con lannuncio
della vicinanza del Regno di Dio, satana
ha perso il potere di accusatore nei
confronti di Israele: Dio offre di nuovo
e in modo definitivo la sua grazia
salvifica al popolo. La caduta di satana
è già una realtà: lagire
salvifico di Dio è allopera, il
suo Regno è già presente e tende con
tutta forza verso il pieno compimento.
Quando gli eserciti di Dio marciano nel
nome di Gesù, Satana non ha il potere di
fermare quella marcia vittoriosa : la
volontà di Dio viene fatta, il nemico è
in fuga e nulla può fermare i propositi
dellAltissimo .
v. 19: Ecco,
io vi ho dato il potere di camminare
sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta
la potenza del nemico: nulla potrà
danneggiarvi. Con questo versetto
Luca pone lattenzione sulla
protezione ricevuta: gli evangelizzatori
non camminano sui serpenti e gli
scorpioni per schiacciarli come un nemico
vinto, ma possono camminare sopra queste
bestie pericolose senza danno, senza
essere vittime dei loro morsi. La
protezione divina dei discepoli si
estende anche contro le numerose e varie
manifestazioni nocive seduzioni e
tormenti che satana può recare
alluomo, e che i messaggeri
dovranno affrontare: avranno da Dio il
potere di superarle.
v. 20: Non
rallegratevi però perché i demoni si
sottomettono a voi
È la
gioia legittima di chi vede i frutti
della sua attività, e i settantadue,
avevano visto i demoni sottomettersi a
loro, che predicavano ed operavano nel
nome di Cristo; un entusiasmo che dava
loro coraggio e li riempiva di esultanza.
Da qui linvito prezioso che Gesù
rivolge ai discepoli è un invito a non
rallegrarsi del potere che possono
esercitare. Lorientamento è ai
cieli. Il segno di una Chiesa orientata
al cielo è una Chiesa che non gioisce
del potere che ha, ma è una Chiesa che
si sa al servizio.
Cè una gioia
più profonda e sicura che proviene dallessere
amati e scelti da Dio. Una priorità data
alla salvezza individuale e un
orientamento allessenziale, che
prepara le esortazioni della seconda
parte del capitolo (vv. 25-42).
La gioia vera, quella
profonda, duratura, inalterabile e che
niente e nessuno potrà mai intaccare,
non viene, infatti, dalle mutevoli
vicende temporali, ma nasce dall'eterna
comunione col Dio che salva.
rallegratevi
piuttosto perché i vostri nomi sono
scritti nei cieli
Il
profeta Isaia gia nell'A.T. aveva messo
in rilievo come la missione del profeta
sia strettamente legata al piano di Dio.
È lui che per mezzo nostro consola,
restituisce la gioia della vita, nutre,
fa crescere, rende la società prospera e
la fa vivere in pace. È sempre la
paternità e fecondità di Dio che siamo
portati a trasmettere. San Paolo osa dire,
da Apostolo, che il missionario porta in
sé le stigmate, i segni di
riconoscimento di Gesù Crocifisso (Gal 6,17),
del dono, della Missione di Cristo, il
solo missionario che fa della vita nostra
partecipazione alla sua missione.
Il Vangelo nel pensiero
dei Padri della Chiesa
Il buon pastore non ha
paura dei lupi per il suo gregge: e
perciò i discepoli non sono inviati per
divenire preda dei lupi, ma per
diffondere la grazia; la sollecitudine
del buon pastore fa sì infatti che i
lupi non possano osare niente contro gli
agnelli. Egli manda gli agnelli tra i
lupi affinché si realizzi quanto sta
scritto: Allora lupi e agnelli
pascoleranno insieme (Is 65.25) (Ambrogio,
Comm. a Luca 7.46).
Che cosè una
borsa? È denaro racchiuso, cioè
sapienza nascosta. Che significa: Non
portate la borsa? Non siate sapienti
ai vostri occhi. Accogli lo Spirito: deve
essere in te una sorgente, non una borsa;
una ricchezza da cui si possa prenderne
per farne dono, non per tenerla rinchiusa.
(...) Chi saluta per la via, saluta
occasionalmente, perché non si dirige
verso colui che egli saluta. Stava
compiendo una faccenda e si imbatte in unaltra.
Era diretto a compiere una faccenda e
incidentalmente trovò altro da fare. Che
significa dunque salutare
occasionalmente? Annunciare la
salvezza occasionalmente. Ma cosaltro
significa annunciare la salvezza,
se non predicare il Vangelo?
Se dunque predichi, fallo per amore, e
non occasionalmente. Ci sono infatti
degli individui che annunciano il vangelo
cercando uno scopo diverso; di questi
tali lApostolo gemendo dice: Tutti
infatti cercano il proprio interesse, non
quello di Gesù Cristo (Fil 2.21).
Anche questi tali salutavano, cioè
annunciavano la salvezza, predicavano il
Vangelo, ma ricercavano altri vantaggi, e
perciò salutavano occasionalmente (Agostino,
Discorsi 101.6, 9).
Alcune domande per la
riflessione personale e il confronto
Mi sento anche io un
inviato ad annunciare la Parola di Dio
negli ambienti in cui sono chiamato a
vivere?
Sono una persona che
porta la pace? Mi è mai capitato di
scacciare un male?
Sono una persona
che sa accogliere ciò che gli viene
offerto dagli altri?
Che cosa può
significare per me camminare sopra
serpenti e scorpioni senza averne danno?
Che cosa significa per me oggi che il
regno di Dio è vicino? Mi
sto preparando perché il mio nome
sia scritto nei cieli?
Pregare
Raccogliamoci in
silenzio ripercorrendo la nostra
preghiera e rispondiamo al Signore con le
sue stesse parole (dal Sal 146 [145]):
Loda il Signore,
anima mia:
loderò il Signore per tutta la mia vita,
finché vivo canterò inni al mio Dio.
Non confidate nei potenti,
in un uomo che non può salvare.
Esala lo spirito e ritorna alla terra;
in quel giorno svaniscono tutti i suoi
disegni.
Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe,
chi spera nel Signore suo Dio,
creatore del cielo e della terra,
del mare e di quanto contiene.
Egli è fedele per sempre,
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri,
il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge lo straniero,
egli sostiene l'orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie degli empi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione.
Contemplare-agire
Abbandoniamoci allazione
dello Spirito Santo per ritrovare lo
stupore dellascolto della Parola di
Dio che giunge ai nostri orecchi
attraverso linviato di Dio. Cè
una parola di Dio per te! Dare alluomo
il vangelo significa dargli il motivo
fondamentale per cui vivere, significa
dargli la forza e lenergia per
superare i tanti momenti di avvilimento,
di stanchezza, di fatica che
inevitabilmente stanno dentro alla nostra
vita.
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