LA MESSA: FRA LA CROCE DI
CRISTO E LA NOSTRA VITA
Alla base del sacrificio eucaristico non
cè in primo luogo la concezione di
unofferta che noi facciamo a Dio, ma
piuttosto il riconoscimento e laccoglienza
del dono che Dio ha fatto a noi. Nella Messa,
infatti, noi presentiamo al Padre «la vittima
che lui stesso ha preparato per la sua Chiesa...»
quasi un «sacrificio alla rovescia», secondo
gli schemi religiosi naturali e comuni. Noi
offriamo a Dio colui che lui stesso ha dato a noi.
(...)
Daltra parte non possiamo offrire a Dio il
sacrificio di Cristo senza trovarci personalmente
coinvolti in questo gesto di offerta, senza
«comprometterci» personalmente davanti a Dio.
Perché abbia senso lofferta del sacrificio
della Messa, la partecipazione
allEucaristia, o lo stesso gesto di «far
dire delle Messe», è indispensabile che
facciamo passare nella nostra vita il significato
di ciò che celebriamo nel rito eucaristico.
Altrimenti la Messa diventa una menzogna.
Non ha senso da parte nostra offrire a Dio il
sacrificio di Cristo, senza offrire noi stessi
con lui nella sincera ricerca della volontà di
Dio, nellobbedienza ai suoi comandamenti,
nelladesione di fede a Cristo Signore,
nellimpegno di indirizzare tutta la nostra
vita secondo il principio supremo della carità.
Staccata da questi due riferimenti al
sacrificio di Cristo, da una parte, e al
sacrificio spirituale e concreto della nostra
vita, dallaltra la Messa non
significa più nulla.
Il suo valore di sacrificio sta tutto nella
tensione e nel rapporto fra ciò che già si è
compiuto in Cristo (memoriale) e ciò che ancora
deve compiersi in noi sotto lazione dello
Spirito Santo (comunione e partecipazione vissuta
al sacrificio di Cristo nellesistenza
quotidiana).
È questa lautentica concezione cristiana
del sacrificio, che risalta nelle preghiere
stesse con cui «si fa» lEucaristia.
DOMENICO Mosso in Il sacrificio gradito a
Dio, Elledici 1981, pp. 57-58
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