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LANTERNA

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GESÙ, «L’AGNELLO DI DIO»


Nell’ultima cena Gesù parlò del sacrificio della sua vita e dell’offerta di se stesso per noi. Riprendendo le parole di Mosè al Sinai (Es 24,8) e riferendosi alle parole di Geremia (Ger 31,31), Gesù presenta la sua morte come il sacrificio che sancisce la «nuova ed eterna alleanza», ormai stabilita da Dio con tutti gli uomini e per sempre.

Così Gesù ha riassunto in se stesso il significato di tutti i sacrifici dell’Antico Testamento e ha realizzato davvero, agli occhi di Dio, ciò che in tutti i sacrifici compiuti dagli uomini poteva esprimersi soltanto a livello di segno e di intenzione.

(...) Egli è il vero «agnello pasquale» che è stato immolato per la liberazione di tutta l’umanità dalla schiavitù del peccato e dal potere della morte. Ormai bisogna togliere dalla nostra vita il «vecchio lievito» del male, per essere una «pasta nuova», poiché «Cristo, il nostro agnello pasquale, è già stato sacrificato» (1 Cor 5,7).

L’agnello era l’animale più comunemente usato, ai tempi di Gesù, come vittima per i sacrifici; in particolare era la vittima obbligata per il sacrificio di Pasqua. E Isaia aveva paragonato il Servo del Signore a un «agnello condotto al macello» (Is 53,8).

A tutto questo fanno allusione gli autori del Nuovo Testamento quando parlano di Gesù come «agnello», e in particolare il Vangelo di S. Giovanni quando dice: «Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!» (Gv 1,29).


DOMENICO Mosso in Il sacrificio gradito a Dio, Elledici 1981, pp. 30-31






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