LEUCARISTIA
RICONCILIA I GIORNI DEGLI UOMINI AL «GIORNO DEL
SIGNORE»
Cristo è ormai uscito dai nostri giorni;
non è soltanto uscito dal sesto giorno, quello
in cui luomo si trova con gli animali,
destinato comera, per essere uomo secondo
il piano di Dio, a entrare nel settimo (il sabato),
cioè il giorno del «riposo» di Dio (Gn 1,31; 2,3),
ma è entrato nel «giorno ottavoe., il giorno
dopo il sabato, che Lui ha fatto finire, creando
il suo giorno, il «giorno del Signore», la
domenica.
La presenza eucaristica è appunto la venuta «in
mistero» del giorno del Signore nel nostro tempo.
È già la pienezza futura che affiora nei nostri
poveri calendari. Per questo i cristiani fin dal
principio ~i riunivano a «spezzare il pane» e a
fare, di conseguenza, la colletta per i poveri (1
Cor 16,2) «il primo giorno della settimana»,
cioè appunto nel «giorno del Signore» (cfAp 1,10),
la nostra domenica, poiché quello era stato il
giorno pasquale di risurrezione e di apparizione
(Mt 28,1; Gv 20,1.19).
Già alla fine del primo secolo il libro della
Didaché (n. 14) dava la norma: «Il giorno del
Signore riunitevi per la frazione del pane e
lEucaristia, dopo aver prima confessati i
vostri peccati, affinché il vostro sacrificio
sia puro».
In qualche modo si può dire che
nellEucaristia Gesù riconcilia i giorni
del nostro tempo con il suo giorno; fa sì che i
nostri giorni non siano inutili perché senza
esito e dispersi perché senza un fine, poiché
sono riempiti dalla sua presenza e orientati
dalla sua venuta.
GIOVANNI SALDARINI in Verso la Pasqua, In Dialogo
1983, pp. 44-45
|