Capitolo
XLIX
IL DESIDERIO DELLA VITA ETERNA. I GRANDI
BENI PROMESSI A QUELLI CHE LOTTANO
Figlio, quando senti,
infuso dall'alto, un desiderio di eterna
beatitudine; quando aspiri ad uscire
dalla povera dimora del tuo corpo, per
poter contemplare il mio splendore, senza
ombra di mutamento, allarga il tuo cuore
e accogli con grande sollecitudine questa
santa ispirazione. Rendi grazie senza
fine alla superna bontà, che si mostra
tanto benigna con te, venendo indulgente
presso di te; ti risolleva con ardore e
ti innalza con forza, cosicché, con la
tua pesantezza, tu non abbia a inclinare
verso le tue cose terrene. Tutto ciò,
infatti, non lo devi ad una tua
iniziativa o ad un tuo sforzo, ma
soltanto al favore della grazia di Dio,
che dall'alto guarda a te. Ti sarà dato
così di progredire nelle virtù, in una
sempre più grande umiltà, preparandoti
alle lotte future attaccato a me con
tutto lo slancio del tuo cuore e intento
a servirmi con volonteroso fervore.
Figlio, il fuoco arde facilmente, ma
senza fumo la fiamma non ascende. Così
certuni ardono dal desiderio delle cose
celesti, ma non sono liberi dalla
tentazione di restare attaccati alle cose
terrene; e perciò, quello che pur
avevano chiesto a Dio con tanto desiderio,
non lo compiono esclusivamente per la
gloria di Dio. Tale è sovente il tuo
desiderio, giacché vi hai immesso un
fermento così poco confacente: non è
puro e perfetto, infatti, quello che è
inquinato dal comodo proprio. Non
chiedere ciò che ti piace e ti è utile,
ma piuttosto ciò che è gradito a me e
mi rende gloria. A ben vedere, al tuo
desiderio e ad ogni cosa desiderata devi
preferire il mio comando, e seguirlo.
Conosco la tua brama, ho ascoltato i
frequenti tuoi gemiti: già vorresti
essere nella libertà gloriosa dei figlio
di Dio; già ti alletta la dimora eterna,
la patria del cielo, pienamente felice.
Ma un tale momento non è ancora venuto;
questo è tuttora un momento diverso: il
momento della lotta, della fatica e della
prova. Tu brami di essere ricolmo del
sommo bene, ma questo non lo puoi
ottenere adesso. Sono io "aspettami,
dice il Signore" (Sof 3,8), finché
venga il regno di Dio. Devi essere ancora
provato qui in terra, e travagliato in
vario modo. Qualche consolazione ti sarà
data talvolta; ma non ti sarà concessa
una piena sazietà. "Confortati,
pertanto e sii gagliardo" (Gs 1,7),
nell'agire e nel sopportare ciò che va
contro la natura. Occorre che tu ti
rivesta dell'uomo nuovo; che tu ti
trasformi in un altro uomo. Occorre, ben
spesso, che tu faccia quello che non
vorresti e che tu tralasci quello che
vorresti. Avrà successo quanto è voluto
da altri, e quanto vuoi tu non andrà
innanzi. Sarà ascoltato quanto dicono
gli altri, e quanto dici tu sarà preso
per un nulla. Altri chiederanno, e
riceveranno; tu chiederai, e non otterrai.
Altri saranno grandi al cospetto degli
uomini; sul tuo conto, silenzio. Ad altri
sarà affidata questa o quella faccenda;
tu, invece, non sarai ritenuto utile a
nulla. Da ciò la natura uscirà talvolta
contristata; e già sarà molto se
sopporterai in silenzio.
In questi, e in consimili vari modi, il
servo fedele del Signore viene si solito
sottoposto a prova, come sappia rinnegare
e vincere del tutto se stesso. Altro,
forse, non c'è, in cui tu debba essere
così morto a te stesso, fuor che
constatare ciò che contrasta con la tua
volontà, e doverlo sopportare;
specialmente allorché ti viene imposto
di fare cosa che non ti sembra opportuna
o utile. Non osando opporre resistenza a
un potere superiore, tu, che sei
sottoposto, trovi duro camminare al
comando di altri, e lasciar cadere ogni
tua volontà. Ma se consideri, o figlio,
quale sia il frutto di queste sofferenze,
cioè il rapido venire della fine e il
premio, allora non troverai più alcun
peso in tali sofferenze, ma un
validissimo conforto al tuo soffrire.
Giacché, invece di quella scarsa
volontà che ora, da te, non sai
coltivare, godrai per sempre nei cieli la
pienezza della tua volontà. Nei cieli,
invero, troverai tutto ciò che vorrai,
tutto ciò che potrai desiderare; nei
cieli godrai integralmente di ciò che è
bene e non temerai che esso ti venga a
mancare. Nei cieli il tuo volere, a me
sempre unito, a nulla aspirerà che venga
di fuori, a nulla che sia tuo proprio.
Nei cieli nessuno ti farà resistenza,
nessuno si lamenterà di te, nessuno ti
sarà di ostacolo e nulla si porrà
contro di te; ma tutti i desideri saranno
insieme realizzati e ristoreranno
pienamente il tuo animo, appagandolo del
tutto. Nei cieli, per ogni oltraggio
patito, io darò gloria; per la tristezza,
un premio di lode; per l'ultimo posto,
una dimora nel regno, nei secoli. Nei
cieli si vedrà il frutto dell'obbedienza;
avrà gioia il travaglio della penitenza;
sarà coronata di gloria l'umile
soggezione. Ora, dunque, devi chinarti
umilmente sotto il potere di ognuno,
senza preoccuparti di sapere chi sia
colui che ti ha detto o comandato
alcunché; bada sommamente - sia un
superiore, o uno più giovane di te o uno
pari a te, a chiederti o ad importi
qualcosa - di accettare tutto come giusto,
facendo in modo di eseguirlo con buona
volontà. Altri vada cercando questo,
altri quello; che uno si glori in una
cosa, e un altro sia lodato mille volte
per un'altra: quanto a te, invece, non in
questa o in quest'altra cosa devi trovare
la tua gioia, ma nel disprezzare te
stesso, nel piacere soltanto a me e nel
darmi gloria. E' questo che devi
desiderare, che in te sia glorificato
sempre Iddio, "per la vita e per la
morte" (Fil 1,20).
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