Capitolo XXXIX
NESSUN AFFANNO NEL NOSTRO AGIRE
O figlio, ogni tua
faccenda affidala a me; al tempo giusto
disporrò sempre io per il meglio.
Attieniti al mio comando e ne sentirai
vantaggio. O Signore, di gran cuore
affido a te ogni cosa; poco infatti
potranno giovare i miei piani. Volesse il
cielo che io non fossi tanto preso da
ciò che potrà accadere in futuro, e mi
offrissi, invece, senza esitare alla tua
volontà.
O figlio, capita spesso che l'uomo
persegua con ardore alcunché di cui
sente la mancanza; e poi, quando l'ha
raggiunto, cominci a giudicare
diversamente, perché i nostri amori non
restano fermi intorno a uno stesso punto,
e ci spingono invece da una cosa all'altra.
Non è una questione da nulla rinunciare
a se stessi, anche in cose di poco conto.
Il vero progresso dell'uomo consiste nell'abnegazione
di sé. Pienamente libero e sereno è
appunto soltanto chi rinnega se stesso.
Ecco, però, che l'antico avversario, il
quale si pone contro tutti coloro che
amano il bene, non tralascia la sua opera
di tentazione; anzi, giorno e notte,
prepara gravi insidie, se mai gli riesca
di far cadere nel laccio dell'inganno
qualcuno che sia poco guardingo. "Vegliate
e pregate, dice i Signore, per non
entrare in tentazione" (Mt 26,41).
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