Capitolo XXIX
INVOCARE E BENEDIRE DIO NELLA
TRIBOLAZIONE
"Sia sempre
benedetto il tuo nome" (Tb 3,23), o
Signore; tu che hai disposto che venisse
su di me questa tormentosa tentazione.
Sfuggire ad essa non posso; devo invece
rifugiarmi in te, perché tu mi aiuti,
mutandomela in bene.
Signore, ecco io sono nella tribolazione:
non ha pace il mio cuore, anzi è assai
tormentato da questa passione.
Che dirò, allora, o Padre diletto? Sono
stretto tra queste angustie; "fammi
uscire salvo da un tale momento. Ma a
tale momento io giunsi" (Gv 12,27)
perché, dopo essere stato fortemente
abbattuto e poi liberato per merito tuo,
tu ne fossi glorificato. "Ti piaccia,
o Signore, di salvarmi tu" (Sal 39,14);
infatti che cosa posso fare io nella mia
miseria; dove andrò, senza di te? Anche
in questo momento di pericolo dammi di
saper sopportare; aiutami tu, o mio Dio:
non avrò timore di nulla, per quanto
grande sia il peso che graverà su di me.
E frattanto che dirò? O Signore, "che
sia fatta la tua volontà" (Mt 26,42).
Bene le ho meritate, la tribolazione e l'oppressione;
e ora debbo invero saperle sopportare, -
e, volesse il cielo, sopportare con
pazienza - finché la tempesta sia
passata e torni la bonaccia.
La tua mano onnipotente può fare anche
questo, togliere da me questa tentazione
o mitigarne la violenza, affinché io non
perisca del tutto: così hai già fatto
più volte con me, "o mio Dio e mia
misericordia" (Sal 58,17). Quanto è
a me più difficile, tanto è più facile
a te "questo cambiamento della
destra dell'Altissimo" (Sal 76,11).
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