Capitolo XII
LA VIA MAESTRA DELLA
SANTA CROCE
Per molti è questa una parola dura:
rinnega te stesso, prendi la tua croce e
segui Gesù (Mt 16,24; Lc 9,23). Ma sarà
molto più duro sentire, alla fine,
questa parola: "allontanatevi da me
maledetti, nel fuoco eterno" (Mt 25,41).
In verità coloro che ora accolgono
volonterosamente la parola della croce
non avranno timore di sentire, in quel
momento, la condanna eterna. Ci sarà nel
cielo questo segno della croce, quando il
Signore verrà a giudicare. In quel
momento si avvicineranno, con grande
fiducia, a Cristo giudice tutti i servi
della croce, quelli che in vita si
conformarono al Crocefisso. Perché,
dunque, hai paura di prendere la croce,
che è la via per il regno? Nella croce
è la salvezza; nella croce è la vita;
nella croce è la difesa dal nemico;
nella croce è il dono soprannaturale
delle dolcezze del cielo; nella croce sta
la forza delle mente e la letizia dello
spirito; nella croce si assommano le
virtù e si fa perfetta la santità.
Soltanto nella croce si ha la salvezza
dell'anima e la speranza della vita
eterna. Prendi, dunque, la tua croce, e
segui Gesù; così entrerai nella vita
eterna. Ti ha preceduto lui stesso,
portando la sua croce (Gv 19,17) ed è
morto in croce per te, affinché anche tu
portassi la tua croce, e desiderassi di
essere anche tu crocefisso. Infatti, se
sarai morto con lui, con lui e come lui
vivrai. Se gli sarai stato compagno nella
sofferenza, gli sarai compagni anche
nella gloria.
Ecco, tutto dipende dalla croce, tutto è
definito con la morte. La sola strada che
porti alla vita e alla vera pace
interiore, è quella della santa croce e
della mortificazione quotidiana. Va' pure
dove vuoi, cerca quel che ti piace, ma
non troverai, di qua o di là, una strada
più alta e più sicura della via della
santa croce. Predisponi pure ed ordina
ogni cosa, secondo il tuo piacimento e il
tuo gusto; ma altro non troverai che
dover sopportare qualcosa, o di buona o
di cattiva voglia troverai cioè sempre
la tua croce. Infatti, o sentirai qualche
dolore nel corpo o soffrirai nell'anima
qualche tribolazione interiore. Talvolta
sarà Dio ad abbandonarti, talaltra sarà
il prossimo a metterti a dura prova; di
più, frequentemente, sarai tu di peso a
te stesso. E non potrai trovare conforto
e sollievo in alcuno modo; ma dovrai
sopportare tutto ciò fino a che a Dio
piacerà. Dio, infatti, vuole che tu
impari a soffrire tribolazioni senza
consolazione, e che ti sottometta
interamente a lui, facendoti più umile
per mezzo della sofferenza. Nessuno sente
così profondamente la passione di Cristo,
come colui al quale sia toccato di
soffrire cose simili. La croce è, dunque,
sempre pronta e ti aspetta dappertutto;
dovunque tu corra non puoi sfuggirla,
poiché, in qualsiasi luogo tu giunga,
porti e trovi sempre te stesso. Volgiti
verso l'alto o verso il basso, volgiti
fuori o dentro di te, in ogni cosa
troverai la croce. In ogni cosa devi
saper soffrire, se vuoi avere la pace
interiore e meritare il premio eterno.
Se porti la croce di buon animo, sarà
essa a portarti e a condurti alla meta
desiderata, dove ogni patimento avrà
quella fine che quaggiù non può aversi
in alcun modo. Se invece la croce tu la
porti contro voglia, essa ti peserà;
aggraverai te stesso, e tuttavia la
dovrai portare, Se scansi una croce, ne
troverai senza dubbio un'altra, e forse
più grave. Credi forse di poter sfuggire
a ciò che nessun mortale poté mai
evitare? Quale santo stesse mai in questo
mondo senza croce e senza tribolazione?
Neppure Gesù Cristo, nostro signore,
durante la sua vita, passò una sola ora
senza il dolere della passione. "Era
necessario - diceva - che il Cristo
patisse, e risorgesse da morte per
entrare nella sua gloria" (Lc 24,26
e 46). E perché mai tu vai cercando una
via diversa da questa via maestra, che è
quella della santa croce? Tutta la vita
di Cristo fu croce e martirio e tu cerchi
per te riposo e gioia? Sbagli, sbagli se
cerchi qualcosa d'altro, che non sia il
patire tribolazioni; perché tutta questa
vita mortale è piena di miseria e
segnata tutt'intorno da croci. Spesso,
quanto più uno sarà salito in alto
progredendo spiritualmente, tanto più
pesanti saranno le croci che troverà,
giacché la sofferenza del suo esilio su
questa terra aumenta insieme con l'amore
di Dio.
Tuttavia, costui, in mezzo a tante
afflizioni, non manca di consolante
sollievo, giacché, sopportando la sua
croce, sente crescere in sé un frutto
grandissimo; mentre si sottopone alla
croce volontariamente, tutto il peso
della tribolazione si trasforma in sicura
fiducia di conforto divino. Quanto più
la carne è prostrata da qualche
afflizione, tanto più lo spirito si
rafforza per la grazia interiore. Anzi,
talvolta, per amore di conformarsi alla
croce di Cristo, uno si rafforza talmente,
nel desiderare tribolazioni e avversità,
da non voler essere privato del dolore e
dell'afflizione giacché si sente tanto
più accetto a Dio quanto più numerosi e
gravosi sono i mali che può sopportare
Cristo. Non che ciò avvenga per forza
umana, ma per la grazia di Cristo; la
quale tanto può e tanto fa, nella nostra
fragile carne, da farle affrontare ed
amare con fervore di spirito ciò che,
per natura, essa fugge e abortisce. Non
è secondo la natura umana portare e
amare la croce, castigare il corpo e
ridurlo in schiavitù, fuggire gli onori,
sopportare lietamente le ingiurie,
disprezzare se stesso e desiderare di
essere disprezzato; infine, soffrire
avversità e patimenti, senza desiderare,
in alcun modo, che le cose vadano bene
quaggiù. Se guardi alle tue forze, non
potresti far nulla di tutto questo. Ma se
poni la tua fiducia in Dio, ti verrà
forza dal cielo, e saranno sottomessi al
tuo comando il mondo e la carne. E
neppure avrai a temere il diavolo nemico,
se sarai armato di fede e porterai per
insegna la croce di Cristo. Disponiti
dunque, da valoroso e fedele servo di
Cristo, a portare virilmente la croce del
tuo Signore, crocefisso per amor tuo.
Preparati a dover sopportare molte
avversità e molti inconvenienti, in
questa misera vita. Così sarà infatti
per te, dovunque tu sia; questo, in
realtà, troverai, dovunque tu ti
nasconda. Ed è una necessità che le
cose stiano così. Non c'è rimedio o
scappatoia dalla tribolazione, dal male o
dal dolore, fuor di questo, che tu li
sopporti. Se vuoi essere amico del
Signore ed essergli compagno, bevi
avidamente il suo calice. Quanto alle
consolazioni, rimettiti a Dio: faccia lui,
con queste, come meglio gli piacerà. Ma,
da parte tua, disponiti a sopportare le
tribolazioni, considerandole come le
consolazioni più grandi; giacché "i
patimenti di questa nostra vita terrena",
anche se tu li dovessi, da solo,
sopportare tutti, "non sono nulla a
confronto della conquista della gloria
futura" (Rm 8,18).
Quando sarai giunto a questo punto, che
la sofferenza ti sia dolce e saporosa per
amore di Cristo, allora potrai dire di
essere a posto, perché avrai trovato un
paradiso in terra. Invece, fino a che il
patire ti sia gravoso e tu cerchi di
fuggirlo, non sarai a posto: ti terrà
dietro dappertutto la serie delle
tribolazioni. Ma le cose poi andranno
subito meglio, e troverai pace, se ti
sottoporrai a ciò che è inevitabile, e
cioè a patire e a morire. Anche se tu
fossi innalzato fino al terzo cielo, come
Paolo, non saresti affatto sicuro, con
ciò, di non dover sopportare alcuna
contrarietà. "Io gli mostrerò -
dice Gesù - quante cose egli debba
patire per il mio nomo" (At 9,16).
Dunque, se vuoi davvero amare il Signore
e servirlo per sempre, soltanto il patire
ti rimane. E magari tu fossi degno di
soffrire qualcosa per il nome di Gesù!
Quale grande gloria ne trarresti; quale
esultanza ne avrebbero i santi; e quanto
edificazione ne riceverebbero tutti!
Saper patire è cosa che tutti esaltano a
parole; sono pochi però quelli che
vogliono patire davvero. Giustamente
dovresti preferire di patire un poco per
Cristo, dal momento che molti sopportano
cose più gravose per il mondo.
Sappi per certo di dover condurre una
vita che muore; sappi che si progredisce
nella vita in Dio quanto più si muore a
se stessi. Nessuno infatti può
comprendere le cose del cielo, se non si
adatta a sopportare le avversità per
Cristo. Nulla è più gradito a Dio,
nulla è più utile per te, in questo
mondo, che soffrire lietamente per Cristo.
E se ti fosse dato di scegliere, dovresti
preferire di sopportare le avversità per
amore di Cristo, piuttosto che essere
allietato da molte consolazioni; giacché
saresti più simile a Cristo e più
conforme a tutti i santi. Infatti, il
nostro merito e il progresso della nostra
condizione non consistono nelle frequenti
soavi consolazioni, ma piuttosto nelle
pesanti difficoltà e nelle tribolazioni
da sopportare. Ché, se ci fosse qualcosa
di meglio e di più utile per la salvezza
degli uomini, Cristo ce lo avrebbe
certamente indicato, con la parola e con
l'esempio. Invece egli esortò
apertamente i discepoli che stavano con
lui, e tutti coloro che desideravano
mettersi al suo seguito, dicendo: "Se
uno vuol venire dietro di me, rinneghi se
stesso, prenda la sua croce e mi segua"
(Mt 16,24; Lc 9,23). Dunque, la
conclusione finale, attentamente lette e
meditate tutte queste cose, sia questa,
"che per entrare nel regno di Dio,
occorre passare attraverso molte
tribolazioni" (At 14,22).
FINISCONO LE ESORTAZIONI
CHE CI INDUCONO ALL'INTERIORITA'.
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