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In Dialogo il Teologo Risponde
a cura della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale

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Perché i discepoli di Emmaus non hanno riconosciuto subito Gesù?

Mi veniva in mente in questi giorni, riascoltando il brano del Vangelo di Luca sui discepoli di Emmaus, che quel «lo riconobbero nello spezzare il pane» non torna poi tanto. L’episodio sembra che si collochi ad appena 3 giorni dalla morte di Gesù, nel giorno stesso della Resurrezione. Loro non erano degli 11 e quindi non avevano preso parte all’Ultima Cena. Come potevano conoscere quel gesto e «riconoscerlo»? Il sacerdote che lo ha commentato nella mia chiesa ha spiegato che è il sacramento stesso che fa capire ai due discepoli quello che loro non conoscevano. Mi sembra un po’ una forzatura...


Maurizio Chini


Risponde padre Filippo Belli, docente di Teologia Biblica



In effetti non è semplice comprendere quello che è accaduto nelle apparizioni del Signore Gesù Risorto che i vangeli ci riportano. Noi vorremmo che tutto fosse descritto e spiegato in maniera semplice, lineare. Ma non è così. Il fatto è che la risurrezione di Gesù dai morti è una assoluta novità nella storia. È propriamente l’inizio di una storia nuova, che non corrisponde esattamente alle nostre categorie storiche, non rientra nei nostri schemi, sorpassa le nostre immagini di quello che è possibile e di quello che non lo è. Ci dice San Paolo che «Cristo risorto non muore più, la morte non ha più potere su di lui». È iniziata quindi una esperienza nuova di vita, sottratta alle condizioni solite che la nostra esistenza normale comporta. È tanto vero che altrove Paolo parla di «nuova creazione» per indicare questa novità introdotta dentro la storia dalla risurrezione di Gesù.

Tutto questo si riflette nei racconti delle apparizioni di Gesù che troviamo nei Vangeli, che sono alquanto singolari perché al contempo devono rendere conto di cose avvenute, ma che avvengono in una modalità che non è quella solita degli avvenimenti storici. È singolare che Gesù si mostra, cioè è visibile, tangibile, corporeo, ma al contempo sfugga alle leggi normali dei sensi: appare, si vede, ma poi scompare; è presente, ma passa attraverso le porte; si mostra fisicamente ma non si lascia toccare, è riconoscibile ma non riconosciuto. Tutto questo ci fa comprendere che la sua modalità di presenza è mutata, non è quella che i discepoli sono abituati a conoscere. Questo spiega da una parte la perplessità, i dubbi, le incertezze, e dall’altra la gioia, il riconoscimento, l’adesione degli stessi.

Per quello che riguarda i discepoli di Emmaus, il racconto è anch’esso pieno di queste stranezze, perché Gesù è con loro, conversa, spiega, e doveva essere riconoscibile, i tratti erano i suoi sia di fattezze che di parole, eppure erano «trattenuti» - dice il testo - dal riconoscerlo. A un certo punto scatta improvvisamente il riconoscimento, al momento dello spezzare il pane. Le interpretazioni sono varie di questo fenomeno: riconoscono Gesù per via delle mani trafitte, oppure perché quel gesto era tipico di Gesù fin dalla moltiplicazione dei pani, oppure perché gli altri discepoli avevano loro raccontato dell’ultima cena. Non sapremo mai con esattezza l’elemento preciso che ha permesso il riconoscimento. Ma il Vangelo ci offre una via di comprensione esatta quando dice che «si aprirono i loro occhi e lo riconobbero». Più precisamente bisognerebbe tradurre: «furono aperti i loro occhi». Quindi quello che avveniva in quell’istante, e non la loro capacità, ha aperto loro gli occhi. In questo senso ha perfettamente ragione il suo prete: è nel suo accadere che Gesù permette di riconoscerlo. Questo significa che la novità di Gesù Risorto non è umanamente accessibile nel suo peculiare e misterioso modo di esistenza. Solo se accade è possibile conoscere questa novità.



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