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In Dialogo il Teologo Risponde
a cura della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale

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Qual è il rapporto tra musica e liturgia?

Volevo chiedervi alcune domande sul rapporto tra musica e liturgia. In particolare: quali parti della Messa si possono cantare? Perché non si cantano in latino il Kyrie, Gloria, Credo e Padre nostro? Durante la Comunione è preferibile accompagnare con un sottofondo musicale anziché cantare, per aiutare la concentrazione nel momento di ricevere Gesù? Il suono dell’organo è più adatto ad accompagnare la liturgia rispetto ad altri strumenti musicali? Il canto finale deve essere dedicato a Maria, la madre di Gesù? Esiste una scuola di musica che prepara gli organisti? È aperta anche ai laici oppure solo ai religiosi?


Andrea Camiciottoli


Risponde Sergio Militello, Maestro di Cappella della Cattedrale di Firenze e Direttore dell’Istituto diocesano di Musica sacra (Firenze)



Le domande del lettore, così diverse, richiederebbero una risposta con un spazio maggiore per cercare di essere esaustivi. Sono domande che riguardano solo la normativa della musica liturgica, senza addentrarsi alla natura del rito «cantato» e quindi «pregato»... Mi limiterò, dunque, a risposte sintetiche riportando però citazioni e riferimenti di due importanti documenti, invitando alla loro lettura per più ampi approfondimenti. Si tratta della Costituzione sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium del 1963 e del nuovo Ordinamento Generale del Messale Romano del 2004.

Quali parti della Messa si possono cantare? La domanda, come la risposta, sussiste in ragione del "diritto-dovere" di cantare, tratto distintivo della nostra fede. Già nel I° sec. d.C. Plinio il Giovane presentava i cristiani come coloro che "si riuniscono in un giorno fissato per cantare un inno a Cristo quasi Dio", descrivendo i cristiani come gente che canta a Cristo Risorto … Tutto il popolo di Dio, infatti, in forza del battesimo, è chiamato a esprimere la propria fede partecipando al canto della celebrazione eucaristica, in primo luogo dei cosiddetti «dialoghi» fra celebrante e assemblea (questi sono le prime parti della celebrazione da destinare al canto), seguiti dalle grandi acclamazioni di lode, quali il Sanctus, l’Alleluia e l’antichissimo inno del Gloria.

Perché non si cantano in latino il Kyrie, Gloria, Credo e Padre nostro? Non esiste alcun divieto nel cantare le parti dell’Ordinario (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Agnus Dei) compreso il Padre Nostro in latino. Se esiste una preoccupazione pastorale, è quella che i testi e le musiche proposte siano da tutti comprese per non creare nessun disagio tra i fedeli, sia nella comprensibilità sia nella corretta esecuzione musicale.

Durante la Comunione è preferibile accompagnare con un sottofondo musicale anziché cantare, per aiutare la concentrazione nel momento di ricevere Gesù? La concentrazione di cui parla il lettore deve abbracciare l’intera liturgia eucaristica e non solo quello della Comunione, momento vertice della celebrazione eucaristica, ma che non deve esser vissuto in maniera intimistica. I fedeli, infatti, accostandosi alla Eucaristia in processione e non in maniera solitaria, esprimono anche in questo caso il carattere «comunitario» della celebrazione.

Per quel che riguarda poi l’accompagnamento con un sottofondo musicale si osservi come non esistono veri e propri sottofondi musicali nella liturgia, poiché sia la musica che il canto - per loro natura - sono elementi costitutivi della stessa liturgia e non decorativi. Per la Comunione sono indicate due possibilità: un canto processionale da eseguirsi mentre i fedeli si comunicano, oppure un canto di ringraziamento da eseguirsi dopo la Comunione; non si sottovaluti il silenzio dopo la Comunione, anch’esso indispensabile nella liturgia insieme al canto e alla musica.

Il suono dell’organo è più adatto ad accompagnare la liturgia rispetto ad altri strumenti musicali? Non si tratta solamente di un suono adatto, ma conveniente e funzionale. La storia della musica in Occidente ci ha consegnato l’esperienza dell’organo a canne (il «re degli strumenti» come lo definiva Mozart), tanto da divenire lo strumento tradizionale della liturgia. Ciò è avvenuto per un motivo tecnico: l’organo è l’unico strumento capace di sostenere diverse dinamiche (dal piano al forte) ed in maniera costante nel tempo (senza cali di intonazione) attraverso sonorità fortemente suggestive.

Il canto finale deve essere dedicato a Maria, la madre di Gesù? Una errata prassi definisce il «canto finale». In realtà, con il «congedo» («La Messa è finita, andate in pace» oppure Ite, Missa est), la relativa risposta dei fedeli e la venerazione dell’altare da parte dei ministri, termina la celebrazione, la quale non necessita di «sigle finali» quasi trattasi di uno spettacolo. È consuetudine, però, cantare una antifona mariana seguendo i diversi tempi liturgici e lasciare poi lo spazio alla musica (si pensi alle grandi Sortie pour Orgue nella letteratura organistica), finche i ministri non sono rientrati in sagrestia.

Esiste una scuola di musica che prepara gli organisti? È aperta anche ai laici? È stata volontà del magistero del XX secolo a desiderare l’istituzione di scuole di musica per la liturgia. A Firenze esiste per questo l’Istituto diocesano di Musica Sacra (www.diocesifirenze.it/musica) aperto a tutti coloro che, religiosi e laici, vogliano studiare o approfondire questo affascinante linguaggio messo a disposizione dalla Sapienza divina per cantare a Dio «insieme agli angeli e ai santi» (cfr. Prefazio del Messale Romano).




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