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In Dialogo il Teologo Risponde
a cura della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale

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L’unzione dei malati permette anche di ottenere il perdono dei peccati?

Vorrei chiedere una delucidazione sul sacramento della sacra unzione. Molte volte viene chiesto in ospedale per malati gravi il sacramento cosiddetto dell’estrema unzione. Vorrei sapere se si ottiene la remissione di tutti i peccati.


Roberto Rossi


Risponde padre Valerio Mauro, docente di Teologia Sacramentaria




Il sacramento dell’Unzione dei malati ha il suo testo di riferimento principale in un passo della lettera di Giacomo. Alla fine dell’epistola, si esorta a rivolgere nella preghiera verso Dio ogni situazione della vita, di gioia o di sofferenza. All’interno di questo invito generale ne troviamo uno specifico per i cristiani malati: «Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati» (Gc 5,14-15).

Il testo indica chiaramente come, fin dagli inizi, la chiesa apostolica abbia elaborato un rito che traducesse liturgicamente un atteggiamento peculiare del Signore Gesù verso i malati. Gesù guariva i malati: è uno dei grandi segni compiuti per indicare l’avvento del Regno di Dio nella sua persona e nelle sue azioni. La guarigione dei malati, poi, appartiene alla missione affidata ai discepoli, sia prima che dopo la sua Resurrezione; l’evangelista Marco ne è un testimone limpido (cf Mc 6,12-13 e Mc 16,17-18). Per la tradizione biblica la malattia è uno dei segni caratteristici dell’ingresso del peccato nella storia dell’umanità. La tradizione cristiana orientale ha sviluppato questa visione di fede, interpretando la situazione di peccato come una malattia dello spirito dell’uomo. Gesù che guarisce, dunque, è colui che guarisce l’uomo nel suo spirito, cioè nelle relazioni fondamentali con Dio, con il prossimo e con il creato.

Questa visione è stata accompagnata da un’interpretazione particolare del «mistero» dell’unzione, che nella tradizione ortodossa greca prende il nome di «olio della preghiera»: il rito viene celebrato per tutti i fedeli, invocando per essi il perdono dei peccati, che sono la vera malattia dell’uomo. Nella nostra tradizione occidentale, invece, l’accento è stato posto sulla malattia fisica del credente, chiedendo sempre anche la grazia della guarigione oltre al sostegno spirituale nella malattia. Il Catechismo della Chiesa Cattolica riassume così l’intenzione della Chiesa che celebra questo sacramento, invocando da Dio «un dono particolare dello Spirito Santo… una grazia di conforto, di pace e di coraggio per superare le difficoltà proprie dello stato di malattia grave o della fragilità della vecchiaia. Questa grazia è un dono dello Spirito Santo che rinnova la fiducia e la fede in Dio e fortifica contro le tentazioni del maligno, cioè contro la tentazione di scoraggiamento e di angoscia di fronte alla morte» (CCC 1520).

In situazioni ordinarie, il rito completo dell’unzione degli infermi prevede, se possibile, di accostarsi prima alla confessione sacramentale e ricevere la comunione dopo l’unzione. La chiesa ha unito in questo modo i tre gesti sacramentali che aiutano il credente nella sua malattia o negli ultimi istanti della sua vita. Questa celebrazione completa del rito prevede una piena consapevolezza del malato, per vivere pienamente nella fede l’intera celebrazione.

Non sempre le circostanze in cui è richiesto il sacramento sono ottimali, per vari motivi che conosciamo bene e che non permettono di celebrare il sacramento dell’unzione nel modo migliore. Per queste circostanze, la fede della chiesa non trascura di mettere in evidenza come il sacramento dell’unzione mantenga sempre un’efficacia in relazione al perdono dei peccati. Nella sintesi che il Catechismo della Chiesa Cattolica pone alla fine della sua trattazione sull’unzione degli infermmi si dice chiaramente che tra i suoi effetti abbiamo anche «il perdono dei peccati, se il malato non ha potuto ottenerlo con il sacramento della Penitenza» (CCC 1532). Alla luce di quanto scritto, l’intenzione e la prassi richiesta dalla chiesa sono limpide. Nella nostra tradizione il credente malato che ricerca il perdono dei peccati dovrebbe chiedere di celebrare il sacramento della penitenza. Il sacramento dell’unzione, poi, lo aiuta nell’affrontare la sua malattia, conformandolo al Cristo crocifisso e risorto, in vista delle tentazioni provate fra le sofferenze e soprattutto nell’ora dell’incontro definitivo con Dio. Per la grazia dello Spirito Santo può vivere la propria situazione in unione al Signore Gesù, offrendo se stesso in obbedienza di fede a Dio Padre.

L’epiclesi del sacramento invoca sempre per il credente malato una salvezza che possiamo definire escatologica. Si tratta di una salvezza che fa riferimento all’uomo nella globalità della sua esistenza, completando quella conformazione a Cristo iniziata con il santo Battesimo e accompagnandolo verso la vita definitiva. Nulla è escluso dalle possibilità di questa salvezza. Potrebbe essere anche una guarigione fisica, qualora rientrasse nel misterioso piano della Provvidenza misericordiosa di Dio. Certamente questa salvezza escatologica include anche il perdono dei peccati. Lo testimonia la lettera di Giacomo, ripresa anche dal Concilio di Trento. Come detto all’inizio questa visione è sviluppata in modo particolare dall’interpretazione della tradizione orientale. L’unzione, quindi, ha un’efficacia anche per la purificazione spirituale del credente malato, come ricorda il passo del Catechismo, nelle condizioni appena citate.



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