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In Dialogo il Teologo Risponde
a cura della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale

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Concerti nelle chiese: quale musica nei luoghi di culto?


In estate vengono fatti spesso concerti nelle chiese: alcuni a carattere religioso, altri puramente artistico. Ci sono delle indicazioni sul tipo di musica che può essere eseguito in una chiesa, o tutto è lasciato alla sensibilità del parroco?

Enrico Pini



Risponde padre Valerio Mauro, docente di Teologia sacramentaria



La domanda del lettore prende spunto da una situazione che in realtà si presenta più ampia e generale di quella descritta. Guardandosi in giro e limitandoci alla nostra Italia, troviamo che concerti e altre manifestazioni musicali sono in programma non solo d’estate ma lungo tutto l’arco dell’anno.

In effetti, molte delle nostre chiese si prestano in modo singolare ad essere il luogo di una manifestazione musicale perché la bellezza della struttura architettonica si sposa con un’armonia sonora altrettanto gradevole. Tuttavia, al di là di ogni valutazione estetica, resta il fatto che ogni chiesa, piccola o grande, antica o moderna, trova il proprio senso d’esistenza nell’essere un luogo particolare, costruito per la preghiera della comunità cristiana e dei singoli fedeli.

Questa osservazione vuole inserire la questione posta del lettore in un contesto ampio che ne consideri anche il suo valore pastorale. Il 5 novembre 1987 è stata pubblicata una lettera della Congregazione per Culto Divino, dal titolo: «Concerti nelle chiese». La lettera nasce come aiuto ai pastori perché prendano decisioni adeguate in questa materia.

Per dare risposta al lettore, conviene fare riferimento diretto al documento. Prima di tutto si riconosce il valore intrinseco delle ragioni che hanno portato a questa realtà: «L’aumento quantitativo dei concerti ha portato recentemente, in diversi paesi, all’utilizzazione frequente delle chiese per la loro esecuzione. Diversi sono i motivi presentati: necessità di ambienti, non trovando con facilità luoghi adeguati; ragioni acustiche, per le quali le chiese generalmente danno buona garanzia; ragioni estetiche, desiderando che il concerto venga eseguito in un ambiente di bellezza; ragioni di convenienza, per ridare alle composizioni eseguite il loro ambiente nativo; ragioni anche semplicemente pratiche, soprattutto per i concerti di organo: le chiese, infatti, nella loro generalità ne sono dotate».

Si ammette anche che tutto avviene in modo tale da procurare reazioni disparate e ambivalenti nella comunità cristiana. La Congregazione, allora, chiede di assumere un atteggiamento moderato, che eviti da una parte la concessione generalizzata e dall’altra il rifiuto indiscriminato. Per il rispetto dovuto alla comunità cristiana si invitano i vescovi a prendere decisioni pastorali adeguate all’ambiente socio-culturale delle proprie diocesi. Come principio di fondo, la Congregazione ricorda quanto prescritto dal Diritto Canonico: «Nel luogo sacro sia ammesso solo quanto serve per esercitare e promuovere il culto, la religione, ed è vietato tutto ciò che non sia consono alla santità del luogo. Tuttavia l’Ordinario può permettere, caso per caso, altri usi, che però non siano contrari alla santità del luogo» (can. 1210).

Tra questi usi figurano anche i concerti di organo e altre esecuzioni musicali, purchè la musica sia sacra o religiosa. Questo è il principio di fondo che deve animare ogni scelta. In particolare «non è legittimo programmare l’esecuzione di una musica che non è di ispirazione religiosa e che è stata composta per essere eseguita in contesti profani precisi, sia essa classica o contemporanea, di alto livello o popolare». Inoltre, la concessione di una chiesa come luogo per un concerto può avvenire solo per singole manifestazioni. La lettera della Congregazione, quindi, esclude che si possa concedere una chiesa per un festival o per un ciclo di concerti. Piuttosto, nel contesto della questione in gioco, considerando una situazione particolare, l’Ordinario potrebbe destinare una chiesa che non serve più al culto all’uso specifico di auditorium «per l’esecuzione della musica sacra e religiosa, ed anche per le esecuzioni musicali profane, purché siano consone alla sacralità del luogo». Questo è possibile secondo le indicazioni del Codice di Diritto canonico (cf can. 1222, §2). Le disposizioni della lettera della Congregazione non si limitano a regolare le eventuali concessioni, ma indicano anche in che modo i concerti debbano svolgersi nelle chiese. Il rispetto per la sacralità del luogo si mostra sia nella preparazione dell’ambiente (p. es., se possibile, il Santissimo Sacramento deve essere portato in luogo diverso) che nella disposizione del coro o dei musicisti (p.es., evitando di occupare il presbiterio durante l’esecuzione del concerto e soprattutto dando il massimo rispetto all’altare).

La Congregazione, infine, si preoccupa di sottolineare la necessaria gratuità di ogni evento musicale, per i quali si dice esplicitamente che l’entrata debba essere libera e gratuita. Il senso proprio di ogni chiesa è l’edificazione del popolo di Dio attraverso il culto liturgico. L’intera vita della comunità cristiana, poi, si è spesso sviluppata intorno a questo luogo, intrecciando i ritmi della vita civile con quelli religiosi. La musica sacra è un tesoro che testimonia come la fede cristiana posa promuovere la cultura umana. Nel suo messaggio rivolto agli artisti, il Concilio Vaticano II ricorda come, insieme alla verità, «la bellezza mette la gioia nel cuore degli uomini». Vi sono, quindi, molti motivi perché l’uso dei concerti nelle chiese continui e aiuti la Chiesa alla proclamazione della buona novella per tutti gli uomini. Ogni cosa, però, dovrà essere guidata dalla prudenza e dal discernimento dei legittimi pastori.



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