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In Dialogo il Teologo Risponde
a cura della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale

La Libreria Edizioni Paoline di Pisa propone numero due quadretti in Argento adatti per ogni occasione e ricorrenza: Nascite, Battesimi, Comunioni, Cresime, Matrimoni ecc. ecc


CROCE DI SAN DAMIANO IN ARGENTO
Crocefisso di San Damiano in Argento



Croce di San Benedetto

Croce di S. Benedetto




18 DVD


- Abramo
- Giacobbe
- Mosè
- Giuseppe
- Sansone e Dalila
- Genesi
- Salomone
- Davide
- Geremia
- Gesù
- Ester
- San Paolo
- San Pietro
- Giuseppe di Nazareth
- Tommaso
- Maria Maddalena
- Giuda
- San Giovanni




Prodotti Naturali del Monastero Cistercense di Valserena




Camicia Sacerdotale a Manica Corta Tipo Clergy 100% Puro Cotone Popeline


Davvero l’Eucarestia è il corpo di Cristo?


Parliamo della transustanziazione. Gesù ha detto: «Fate questo in memoria di me». Se avesse voluto che si ripetesse il miracolo della Sua carne e del Suo sangue forse non avrebbe detto: «fate questo in sacrificio di me»? E San Paolo non scrive che Cristo si è dato una sola volta e mai più?


Aldo Gasparoni


Risponde padre Athos Turchi, docente di filosofia


La transustanziazione è una forma di miracolo che secondo il cristianesimo avviene ogni volta che si celebra la messa, e consiste nel cambiamento della «sostanza-essenza» che rende tali pane e vino, con la sostanza-essenza del corpo e sangue di Gesù Cristo. È come se una statua diventasse vivente: la sua sostanza materiale, pur rimanendo tale, sarebbe sostituita e animata da una sostanza vitale, la vita sarebbe la sua nuova essenza. Così la sostanza del pane e del vino diventa accidente della nuova sostanza del corpo completo e vivente del Cristo.

Evidentemente dobbiamo tener presente che il corpo del Cristo dopo la resurrezione è un corpo glorioso e pneumatico, come dice S.Paolo, per cui non lo si deve intendere in maniera letterale come se dovesse riproporsi in maniera fisico-chimico nel pane. Ciò che cambia è l’essenza, la ragione e la destinazione del pane e del vino, dalle quali scaturisce sul piano della fede un rapporto nuovo e sacramentale col mondo, in forza della parola «creatrice» che il Cristo pronunzia nella persona del sacerdote. L’eucarestia perpetua e riattualizza il dono che Gesù fece di se stesso ai suoi amici o discepoli, affinché attingessero energia per poter vivere pienamente il comando di amare Dio e gli altri, che è un comando per chi lo vive fino in fondo duro e difficile. E c’è bisogno, per viverlo, di un nutrimento particolare che è appunto l’essere di Cristo nella forma eucaristica, in analogia a quanto dice S.Paolo ai Filippesi, della prima incarnazione di Gesù Cristo: apparso in forma umana (Fil. 2,7).

Il lettore si chiede proprio questo: sarà poi vero che lì nell’eucarestia Gesù ogni volta consegna se stesso a nutrimento del suo discepolo? In fin dei conti Gesù ha detto: in «memoria» e la memoria è un semplice «ricordo» di un avvenimento passato, come si ricorda il primo giorno di scuola, che rimane un fatto del passato. Ma il termine memoria (o memoriale) non ha solo questa valenza e significato.

«Memoria-ricordo» in ebraico si dice «zikkaron», come si legge in Esodo (12,14): «Questo giorno sarà per voi un memoriale (zikkaron)». In greco il termine usato è «anàmnesis», la vulgata latina traduce con «commemoratio», vedi 1 Cor. 11,24 e Lc. 22,19. Esodo fa da apripista alla comprensione del significato che anche oggi gli si dà nell’eucarestia. Il termine zikkaron (memoriale) indica qualcosa di più e di diverso di un semplice ricordo del passato, per gli ebrei vuol dire un fatto passato che si fa presente, rivive e si ripropone nell’oggi. In italiano è stato ripreso questo concetto: il memoriale è render presente qui e ora un fatto passato. Così nella liturgia eucaristica cristiana il memoriale è ritenuto attualizzante il fatto ricordato: lo ripropone, con i suoi frutti e le sue grazie che sono disponibili per i partecipanti al rito, allo stesso modo che li ebbero i discepoli nell’ultima cena.

Come possiamo comprendere questo vero mistero della fede? Innanzi tutto è esatto quello che dice il lettore: «Egli non ha bisogno, come i sommi sacerdoti, di offrire sacrifici ogni giorno, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo: lo ha fatto una volta per tutte, offrendo se stesso» (Ebr. 7,27). Ma è proprio questo che rende continuamente ripetibile il gesto, perché è «eterno» e dunque unico ma sempre attuale. Nella Bibbia si legge che tutto quanto Dio opera è eterno, nel senso che è un qualcosa che rimane costante in tutto l’evolversi temporale del creato. La creazione non è avvenuta una volta e poi Dio l’ha abbandonata a se stessa, Dio continuamente crea. Del Cristo è scritto che è il principio e la fine, l’alfa e l’omega, per dire che è il senso stabile e attuale di tutto il movimento della storia del mondo. Lo stesso peccato originale si dice così non solo perché è il primo, ma perché esso è ripetuto e rivive in ogni peccato della storia umana. Insomma vi sono certi avvenimenti che sono come le matrici: rimangono lì presenti e costanti per ristampare ogni successiva copia. Questo vuol dire «fare memoria» o memoriale: riattualizzare l’avvenimento che si vuol appunto rivivere.

Gesù dunque dice quello che oggi la chiesa intende e che ha sempre ben inteso: il Cristo è sempre presente nella sua chiesa, è il capo, e quel suo farsi presente nelle sembianze del pane e del vino è possibile proprio perché è eterno, e la chiesa attinge alla Sua eternità per far rivivere sull’altare, e mensa dei fedeli, il corpo e il sangue del suo Signore ogni volta che celebra l’eucarestia.




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