Davvero
lEucarestia è il corpo di Cristo?
Parliamo
della transustanziazione. Gesù ha detto: «Fate
questo in memoria di me». Se avesse voluto che
si ripetesse il miracolo della Sua carne e del
Suo sangue forse non avrebbe detto: «fate questo
in sacrificio di me»? E San Paolo non scrive che
Cristo si è dato una sola volta e mai più?
Aldo Gasparoni
Risponde padre Athos Turchi, docente di
filosofia
La
transustanziazione è una forma di miracolo che
secondo il cristianesimo avviene ogni volta che
si celebra la messa, e consiste nel cambiamento
della «sostanza-essenza» che rende tali pane e
vino, con la sostanza-essenza del corpo e sangue
di Gesù Cristo. È come se una statua diventasse
vivente: la sua sostanza materiale, pur rimanendo
tale, sarebbe sostituita e animata da una
sostanza vitale, la vita sarebbe la sua nuova
essenza. Così la sostanza del pane e del vino
diventa accidente della nuova sostanza del corpo
completo e vivente del Cristo.
Evidentemente dobbiamo tener presente che il
corpo del Cristo dopo la resurrezione è un corpo
glorioso e pneumatico, come dice S.Paolo, per cui
non lo si deve intendere in maniera letterale
come se dovesse riproporsi in maniera fisico-chimico
nel pane. Ciò che cambia è lessenza, la
ragione e la destinazione del pane e del vino,
dalle quali scaturisce sul piano della fede un
rapporto nuovo e sacramentale col mondo, in forza
della parola «creatrice» che il Cristo
pronunzia nella persona del sacerdote.
Leucarestia perpetua e riattualizza il dono
che Gesù fece di se stesso ai suoi amici o
discepoli, affinché attingessero energia per
poter vivere pienamente il comando di amare Dio e
gli altri, che è un comando per chi lo vive fino
in fondo duro e difficile. E cè bisogno,
per viverlo, di un nutrimento particolare che è
appunto lessere di Cristo nella forma
eucaristica, in analogia a quanto dice S.Paolo ai
Filippesi, della prima incarnazione di Gesù
Cristo: apparso in forma umana (Fil. 2,7).
Il lettore si chiede proprio questo: sarà poi
vero che lì nelleucarestia Gesù ogni
volta consegna se stesso a nutrimento del suo
discepolo? In fin dei conti Gesù ha detto: in
«memoria» e la memoria è un semplice
«ricordo» di un avvenimento passato, come si
ricorda il primo giorno di scuola, che rimane un
fatto del passato. Ma il termine memoria (o
memoriale) non ha solo questa valenza e
significato.
«Memoria-ricordo» in ebraico si dice
«zikkaron», come si legge in Esodo (12,14):
«Questo giorno sarà per voi un memoriale (zikkaron)».
In greco il termine usato è «anàmnesis», la
vulgata latina traduce con «commemoratio», vedi
1 Cor. 11,24 e Lc. 22,19. Esodo fa da apripista
alla comprensione del significato che anche oggi
gli si dà nelleucarestia. Il termine
zikkaron (memoriale) indica qualcosa di più e di
diverso di un semplice ricordo del passato, per
gli ebrei vuol dire un fatto passato che si fa
presente, rivive e si ripropone nelloggi.
In italiano è stato ripreso questo concetto: il
memoriale è render presente qui e ora un fatto
passato. Così nella liturgia eucaristica
cristiana il memoriale è ritenuto attualizzante
il fatto ricordato: lo ripropone, con i suoi
frutti e le sue grazie che sono disponibili per i
partecipanti al rito, allo stesso modo che li
ebbero i discepoli nellultima cena.
Come possiamo comprendere questo vero mistero
della fede? Innanzi tutto è esatto quello che
dice il lettore: «Egli non ha bisogno, come i
sommi sacerdoti, di offrire sacrifici ogni giorno,
prima per i propri peccati e poi per quelli del
popolo: lo ha fatto una volta per tutte, offrendo
se stesso» (Ebr. 7,27). Ma è proprio questo che
rende continuamente ripetibile il gesto, perché
è «eterno» e dunque unico ma sempre attuale.
Nella Bibbia si legge che tutto quanto Dio opera
è eterno, nel senso che è un qualcosa che
rimane costante in tutto levolversi
temporale del creato. La creazione non è
avvenuta una volta e poi Dio lha
abbandonata a se stessa, Dio continuamente crea.
Del Cristo è scritto che è il principio e la
fine, lalfa e lomega, per dire che è
il senso stabile e attuale di tutto il movimento
della storia del mondo. Lo stesso peccato
originale si dice così non solo perché è il
primo, ma perché esso è ripetuto e rivive in
ogni peccato della storia umana. Insomma vi sono
certi avvenimenti che sono come le matrici:
rimangono lì presenti e costanti per ristampare
ogni successiva copia. Questo vuol dire «fare
memoria» o memoriale: riattualizzare
lavvenimento che si vuol appunto rivivere.
Gesù dunque dice quello che oggi la chiesa
intende e che ha sempre ben inteso: il Cristo è
sempre presente nella sua chiesa, è il capo, e
quel suo farsi presente nelle sembianze del pane
e del vino è possibile proprio perché è eterno,
e la chiesa attinge alla Sua eternità per far
rivivere sullaltare, e mensa dei fedeli, il
corpo e il sangue del suo Signore ogni volta che
celebra leucarestia.
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