12/05/2010 - Il
riposo domenicale: un baluardo contro lasservimento
al lavoro
A
Firenze si è parlato molto, in occasione del
Primo Maggio, dellapertura dei negozi. I
sindacati hanno rivendicato il rispetto della
festa dei lavoratori. Ci si scandalizza molto
meno però per lapertura domenicale di
negozi, centri commerciali e tante altre realtà
che costringono tante persone a lavorare nel
Giorno del Signore.
Lettera firmata
Risponde don Leonardo Salutati, docente di
Teologia morale della vita sociale
Non
ritengo che la sola rilevanza mediatica sia in
grado di segnalare la presenza o meno di scandalo
nella coscienza credente, e credo che quando il
riposo domenicale e festivo venga violato ciò
provochi altrettanto sconcerto, se non di più,
nellanimo del credente, dato il grande
valore che ha nella visione cristiana. Per questo
vorrei cogliere loccasione per richiamare
il senso del riposo domenicale e del riposo
festivo in generale, le cui radici sono inscritte
nellatto stesso della Creazione.
Il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa
ci insegna che il comandamento sul riposo è il
vertice dellinsegnamento biblico sul lavoro,
che ci rivela lalternanza lavoro/riposo
come un ritmo fondamentale dellesistenza ed
una protezione contro ogni forma di idolatria. Il
riposo consente infatti agli uomini di ricordare
e di rivivere le opere di Dio, dalla creazione
alla redenzione, coltivando la riconoscenza verso
Dio per il dono della vita e per la sua
provvidenza. Il fare memoria di tutto questo
diventa pertanto un baluardo contro
lasservimento al lavoro volontario o
imposto, e contro ogni forma di sfruttamento
larvata o palese. Per questo motivo il riposo
sabbatico, nellAntico Testamento, oltre a
consentire la partecipazione al culto a Dio,
diventa un istituto a difesa del povero con
funzione liberatoria dalle degenerazioni
antisociali del lavoro umano (cf. CDSC 258).
Anche se è vero che necessità familiari o
esigenze di utilità sociale possono
legittimamente esentare dal riposo domenicale
secondo unequa turnazione, come Dio cessò
nel settimo giorno da ogni suo lavoro (Gen 2,2),
così gli uomini creati a Sua immagine, devono
godere di sufficiente riposo e tempo libero che
permetta loro di curare la vita familiare,
culturale, sociale e religiosa (CDSC 284),
dedicarsi al culto dovuto a Dio, alla pratica
delle opere di misericordia e alla necessaria
distensione della mente e del corpo (cf. ibidem).
Inoltre è un tempo propizio per la riflessione,
il silenzio, lo studio, che favoriscano la
crescita della vita interiore e cristiana, che
deve sempre essere vissuto come il giorno della
liberazione in quanto anticipa la celebrazione
della Pasqua definitiva nella gloria del cielo (cf.
CDSC 285).
Alberto Moravia, in uno dei saggi raccolti nel
volume Luomo come fine (1964), riconosceva
che «per ritrovare unidea delluomo,
ossia una vera fonte di energia, bisogna che gli
uomini ritrovino il gusto della contemplazione.
La contemplazione è la diga che fa risalire
lacqua nel bacino. Essa permette agli
uomini di accumulare di nuovo lenergia di
cui lazione li ha privati». Le soste di
riposo sono, dunque, lo spazio del silenzio
interiore popolato da Dio e dai fratelli coi
quali si dialoga e si vive. Lhomo faber
scopre il senso ultimo del suo esistere non
nellazione, pur necessaria, ma nel riposo,
attraverso la sua esperienza di homo religiosus,
perché la sosta non è assenza sterile di azione,
ma è in sé feconda, genera una vita che è
squisitamente interiore e alimenta
lesistere stesso delluomo.
Se poi consideriamo che la Lettera agli Ebrei
dipinge la vita eterna come un sabato senza fine,
non più compresso dalla fuga del tempo, non più
occupato dagli idoli terreni e percorso dal
frastuono delle disobbedienze e delle ribellioni,
delle ingiustizie e del male (3,7-4,11), ecco che
attraverso il riposo, luomo non solo spiega
e dà senso al tempo e alle opere che in esso
egli compie, ma viene purificato e trasfigurato
ed è introdotto, già ora, nel «tempo»
perfetto e pieno di Dio, il «suo riposo» eterno
di pace e di luce.
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