17/03/2010 -
Cosè il «peccato originale»?
Sentendo
un sacerdote fare riferimento al peccato
originale, mi è venuta una domanda: ma in cosa
consiste esattamente? Quali significati ha il
racconto biblico? E in che modo si «trasmette»?
In che senso ognuno di noi è «segnato» da
quella mela mangiata da Adamo ed Eva?
Paolo Risaliti
Risponde padre Valerio Mauro, docente di Teologia
sacramentaria
L'argomento
sul quale il lettore chiede un approfondimento è
tra i dati più complessi del credo cristiano.
Soprattutto oggi ci troviamo di fronte ad una
difficoltà non solo di comprensione, ma anche di
accettazione di questo particolare aspetto
dellesistenza umana, considerata alla luce
della fede. Fin dai primi secoli la riflessione
teologica prima, gli interventi definitori del
Magistero poi, hanno cercato di spiegare il senso
e le conseguenze di quanto troviamo nella sacra
Scrittura. Si è trattato di un vero e proprio
cammino di compresione progressiva della Parola
che Dio ha rivolto agli uomini. Nel tempo, dagli
inizi fino ad oggi, alcuni tentativi di
spiegazione sono stati in seguito ritenuti
inadeguati e sostituiti con altri schemi. Tutto
questo è dovuto ai progressi che sono stati
fatti nella comprensione della Scrittura
attraverso la scienza biblica, ma anche ad una
riflessione teologica che nel tempo si apre
sempre di più alla verità che Dio ha voluto
rivelarci per la nostra salvezza (Dei verbum 10).
La Chiesa, tuttavia, come è nella sua missione,
ha sempre mantenuto fermo e costante il cuore
essenziale del dato di fede. Per venire incontro
alla domanda posta dal lettore, possiamo
cominciare a precisare alcuni termini o questioni
particolari. Cominciamo da una curiosità. Il
racconto del Libro della Genesi, secondo il quale
Adamo ed Eva mangiano dellalbero che Dio
aveva loro proibito, non lo identifica con un
melo. Con la traduzione latina del testo nacque
lequivoco perché in latino il termine
malum indica sia il pomo, la mela che un
qualunque frutto generico. Da qui tutta una serie
di testi e rappresentazioni artistiche che hanno
identificato nellimmaginario collettivo
frutto e albero con il melo. In secondo luogo,
ormai da decenni è chiaro che lepisodio
descritto in Genesi 3 non ci viene presentato
come un fatto realmente accaduto. Non è questa
lintenzione di chi lha scritto. In
tutti i primi undici capitoli della Genesi,
attraverso racconti inventati, gli autori biblici
ispirati hanno indicato il progetto di Dio verso
lumanità, cercando di dare ragione della
realtà, nei suoi aspetti positivi (quanto viene
da Dio è cosa molto buona
) e negativi (eppure
esistono nel mondo il male, il peccato e la morte).
In modo più specifico, però, la riflessione di
fede sul peccato originale non si basa su questo
racconto antico, ma su un passo del Nuovo
Testamento, la lettera ai Romani di san Paolo
apostolo al capitolo 5. Qui Paolo affronta un
discorso complesso ma limpido nella sua
fondamentale affermazione: siamo stati tutti
salvati da Cristo, come se fossimo una cosa sola.
Lidea della solidarietà che unisce tutti
gli uomini è profondamente biblica e appartiene
alla fede di Israele, così pure come la fede in
un Dio che salva dalla morte. Il Dio di Israele,
come ricorda Gesù stesso, è il Dio della vita:
«Non è Dio dei morti, ma dei viventi!» (Mc 12,27).
Inviato dal Padre, Gesù è venuto per donarci la
vita e la vita in abbondanza (cf Gv 10,10).
Allinterno di questa fede, Paolo, dunque,
collega la figura di Cristo con quella simbolica
di Adamo, rappresentante dellumanità nella
sua origine. E scrive: «Quindi come a causa di
un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e,
con il peccato, la morte, e così in tutti gli
uomini si è propagata la morte, poiché tutti
hanno peccato
molto di più la grazia di
Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo
Gesù Cristo si sono riversati in abbondanza su
tutti.
Come dunque per la caduta di uno
solo si è riversata su tutti gli uomini la
condanna, così anche per lopera giusta di
uno solo si riversa su tutti gli uomini la
giustificazione che dà vita». (Rm 5,12-18). Il
concilio di Trento, per ribadire la fede
tradizionale della Chiesa su questa realtà,
fonda le sue affermazioni essenzialmente su
questi passi di san Paolo e pochi altri passi del
Nuovo Testamento.
Dopo queste precisazioni, possiamo tentare di
dare alcune indicazioni che si spera diano un
po di luce. Il punto di partenza è il tema
della salvezza in Cristo. Noi crediamo che il
Signore Gesù è morto offrendo la sua vita per
lumanità, per liberarla dal male e dalla
morte. Per questo noi confessiamo di credere «un
solo battesimo per la remissione dei peccati»,
perché attraverso il battesimo la salvezza
donata da Cristo ci viene comunicata. Si tratta
di un dono del tutto gratuito, che trasforma la
nostra esistenza naturale per inserirla in un
cammino verso quella «vita in abbondanza»
promessa da Gesù. In altre parole,
lesistenza di ogni uomo e donna che viene
alla luce ha bisogno di essere salvata. Questo è
quanto la Chiesa proclama con lidea del
«peccato originale», che, per quanto riguarda
la nostra esistenza concreta, viene detto peccato,
ma lo è sotto un certo punto di vista. Si tratta,
infatti, di una condizione bisognosa di salvezza
e non di unazione voluta contro il bene e
lamore. Questa condizione è comune
allumanità; la Parola di Dio ci dice che
ha avuto un inizio, ma talmente remoto da non
essere precisabile se non attraverso
lallusione di un racconto. Ma quello che
conta è che ogni persona che viene al mondo
nasce in questa condizione naturale: ha bisogno
di essere salvata da Cristo per giungere alla
pienezza della vita eterna e definitiva.
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