Quali sono i
criteri per scegliere i canti da usare durante la
liturgia?
Premetto
che non ho niente contro la musica «moderna», e
pur apprezzando il gregoriano e la polifonia
riconosco che forse non sarebbe giusto che la
Messa domenicale nelle parrocchie fosse animata
con questo tipo di canti. Spesso però mi capita
di sentire, in alcune chiese, cori di giovani che
cantano canti nuovi, che solo loro conoscono,
senza minimamente coinvolgere il resto dei fedeli
che partecipano alla celebrazione. Capisco che
non si può sempre andare avanti con i canti di
cinquantanni fa, e che è giusto rinnovare:
ma non si potrebbe farlo gradualmente, aspettando
che la gente abbia imparato i nuovi canti?
Massimo Ferretti
Risponde don Roberto Gulino, docente di Liturgia
La
domanda del nostro amico lettore ci permette di
richiamare limportanza del canto
allinterno della liturgia: come recita un
antico detto: «Chi canta, prega due volte» o
per usare una frase di S. Agostino: «Il cantare
è proprio di chi ama». Espressione concreta
della gioia del cuore, il canto permette di unire
le voci favorendo lunione di tutti i fedeli
in ununica assemblea e aiutando la
comunità cristiana ad assumere un cuor solo ed
unanima sola nella preghiera.
«Nella celebrazione della Messa si dia quindi
grande importanza al canto, ponendo attenzione
alla diversità culturale delle popolazioni e
alle possibilità di ciascun assemblea
liturgica» (Ordinamento Generale del Messale
Romano, 40). Linvito del Magistero è
quindi di valorizzare il cantare durante le
nostre celebrazioni eucaristiche rispettando ogni
singola situazione per viverla al meglio delle
sue possibilità: al di là delle differenze
culturali - che già variano molto da paese in
paese! - non si può pretendere lo stesso tipo di
canti da una celebrazione in cui è presente
unabile Schola Cantorum da unassemblea
ridotta nel numero e nelle qualità canore dei
partecipanti. Ecco perché accanto al canto
gregoriano, ritenuto la forma propria della
liturgia romana, non sono affatto da escludere
gli altri generi di musica sacra «purché
rispondano allo spirito dellazione
liturgica e favoriscano la partecipazione di
tutti i fedeli» (Ogmr 41). In queste due
indicazioni possiamo sintetizzare il nocciolo del
problema sulla musica utilizzata nelle nostre
celebrazioni.
Si richiede infatti che «rispondano allo spirito
dellazione liturgica»: ogni intervento
cantato è un elemento integrante ed autentico
della celebrazione in corso e quindi deve
rispettare il rito di cui entra a far parte (un
esempio concreto: lacclamazione del Santo
nella preghiera eucaristica ha lo scopo di
proclamare tre volte Santo il Signore, secondo la
modalità ebraica di ripetere tre volte un
aggettivo per rivelarne il superlativo assoluto =
la totale e perfetta santità di Dio; se un canto
del Santo non prevedesse il ripetere tale
acclamazione per tre volte, avrebbe fallito e
snaturato il ruolo di Santo cantato!).
Laltra indicazione chiede di «favorire la
partecipazione di tutti i fedeli»: se uno dei
limiti alla scelta del canto gregoriano è la
difficoltà nella comprensione del latino, vista
la carenza di «conoscenze classiche», si
incorre nello stesso problema quando si adotta un
canto più moderno, in italiano, ma non si dà la
possibilità di impararlo e di cantarlo a tutta
lassemblea. E facile intuire la
risposta, quasi scontata, alla domanda del nostro
amico lettore: certo che nellintroduzione
di un canto nuovo occorre adottare gradualità
affinché tutti possano conoscere e far proprio
il nuovo testo e la nuova melodia; e tale
attenzione è necessaria proprio per rispettare
la partecipazione alla celebrazione liturgica,
più volte richiesta nei documenti del Magistero
(che non esclude la possibilità di far eseguire
un canto unicamente dalla Schola Cantorum, ma di
sicuro non tutti i canti, né la maggior parte di
essi).
Unottima sintesi di quanto detto finora
viene riportata ai numeri 5-7 della Premessa al
nuovo Repertorio Nazionale di Canti per la
Liturgia, presentato recentemente dalla Cei. Nel
presentare la raccolta di canti, che «non
intende soppiantare i canti già in uso e neppure
impedire che vengano prodotti e messi in
circolazione nuovi canti nel rispetto delle norme
liturgiche», si afferma che «il criterio
prioritario che ha guidato la selezione è quello
della pertinenza rituale
. Alla luce di tale
criterio diventano comprensibili e necessari gli
altri criteri
la verità dei
contenuti
, la qualità
dellespressione linguistica e della
composizione musicale, la contabilità effettiva
per unassemblea media e la probabilità che
essa possa assumere questi canti riconoscendoli
parte integrante, o integrabile, della propria
cultura». Sono degli ottimi criteri che dovremmo
seguire anche noi nella scelta dei canti per le
nostre celebrazioni.
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