03/03/2010 - La
Bibbia: se è scritta dalluomo come può
essere «Parola di Dio»?
Mia
figlia (ha 49 anni) sostiene che i Vangeli e la
Sacra Scrittura non sono Parola di Dio ma sono
scritti dalluomo. Potete aiutarmi affinché,
per la gioia di un padre, arrivi a comprendere la
verità?
(Lettera firmata)
Risponde don Stefano Tarocchi, preside della
Facoltà Teologica dellItalia Centrale
La
domanda che pone il lettore è alla radice stessa
del rapporto fra il credente e la rivelazione
divina. Il Concilio Vaticano II, nello splendido
documento sulla Rivelazione divina chiamato
significativamente Dei Verbum, cioè «Parola di
Dio», scrive: «piacque a Dio, nella sua bontà
e sapienza, rivelare se stesso e far conoscere il
mistero della sua volontà». E aggiunge: «con
questa rivelazione, Dio invisibile per il suo
immenso amore parla agli uomini come amici e si
intrattiene con essi, per invitarli ed ammetterli
alla comunione con sé» (Dei Verbum 2).
Questo fatto apre la strada ad una comprensione
totalmente nuova del rapporto fra Dio e gli
uomini, così che possiamo dire, insieme alla
lettera agli Ebrei, che «Dio, che aveva già
parlato nei tempi antichi molte volte e in
diversi modi ai padri per mezzo dei profeti,
ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi
per mezzo del Figlio» (Ebrei 1,1-2).
Aggiunge ancora il Concilio che «le realtà
divinamente rivelate, furono messe per iscritto
per ispirazione dello Spirito Santo», così che
«tutti i libri sia dellAntico che del
Nuovo Testamento, essendo scritti sotto
ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per
autore e come tali sono stati consegnati alla
Chiesa» (DV 11). Le scritture divine sono così
rilevanti per noi, che, dicono i Padri del
Concilio, a «Dio che si rivela è dovuta
lobbedienza della fede, per la quale
luomo si abbandona a Dio tutto intero
liberamente» (DV 5).
Del resto, anche lapostolo Paolo scriveva
al discepolo Timoteo: «fin dallinfanzia tu
conosci le sacre Scritture: queste possono
istruirti per la salvezza, che si ottiene per
mezzo della fede in Cristo Gesù. Tutta la
Scrittura, infatti, è ispirata da Dio e utile
per insegnare, convincere, correggere e formare
alla giustizia» (2 Timoteo 3,15-16). In quella
fede, ricorda ancora lapostolo, Timoteo era
stato istruito dalle donne della sua famiglia, la
madre e la nonna: «mi ricordo, infatti, della
tua fede schietta, fede che fu prima nella tua
nonna Lòide, poi in tua madre Eunìce e ora, ne
sono certo, anche in te» (2 Timoteo 1,5).
Se questo pensiero è centrale alla fede
cristiana, nessuno può pensare a libri che
arrivano alluomo direttamente dal cielo,
oppure ad una ispirazione che sorprenda lo
scrittore sacro in uno stato di coscienza
modificato o alterato, rispetto a quello suo
solito. O ancora, in grado di superare la sua
naturale conoscenza, mettiamo dei fatti storici o
geografici, oppure la sua stessa lingua e il
mondo che le appartiene.
Scrivono infatti i Padri del Concilio che, «per
la composizione dei libri sacri, Dio scelse e
impiegò uomini in possesso delle loro facoltà e
capacità, e agì in essi e per mezzo di essi,
affinché scrivessero come veri autori tutte le
cose e soltanto quelle che egli voleva» (DV 11).
È la prima volta che un testo del Magistero usa
lespressione «veri autori» per gli
scrittori sacri, dopo aver affermato che gli
Scritti sacri «hanno Dio per autore». Va notato
che la parola «autore» ha due significati.
Riferita a Dio, indica lAutore nel suo
senso più profondo, riferito allorigine
della parola: «colui che suscita, fa crescere»
i libri delle Sacre Scritture. Riferita agli
uomini, indica coloro che materialmente hanno
steso i Libri sacri, così che con
santAgostino il Concilio può dire che
«Dio ha parlato per mezzo di uomini nella
maniera umana» (DV 12).
In questa maniera, gli Scritti di uomini, di
tempi e luoghi diversi, guidati dallo Spirito
Santo custodiscono la Rivelazione con cui Dio si
è manifestato a noi. Così i libri
dellAntico e del Nuovo Testamento sono
senzaltro Parola di Dio, il lettore stia
tranquillo. Sono come una lettera a più voci con
cui Dio parla ancora oggi a noi, in
quell«alleanza nuova e definitiva» tra
noi e Lui che «non passerà mai». Questo
comporta, fra laltro, e non è cosa di poco
conto, che non cè bisogno di attendere
«alcuna nuova rivelazione pubblica, prima della
manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù
Cristo» (DV 4).
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