La benedizione
degli animali
In
molte chiese cè labitudine, per
SantAntonio abate, di benedire gli animali.
Unusanza che ha origine contadine: ricordo
che una volta venivano benedetti agnelli, vitelli,
cavalli e animali dallevamento. Oggi
vengono portati cani e gatti, criceti, persino il
pesce rosso. Mi chiedo se ha ancora un senso
questo rito, o se non sarebbe il caso di
spiegarne meglio il senso: in un tempo in cui
lattenzione verso la natura e il creato
sono molto importanti, potrebbe diventare
unoccasione di educazione ambientale, che
va ben al di là dellaffetto per
lanimaletto da appartamento.
Lucia Russo
Risponde padre Valerio Mauro, docente di teologia
sacramentaria
La domanda
che la lettrice si pone è molto pertinente.
Mette in gioco quale sia la nostra comprensione
del creato alla luce della fede, ma anche il
senso della benedizione liturgica, che la Chiesa
amministra in favore degli uomini e delle realtà
create con le quali luomo condivide il
cammino nella storia. La benedizione sugli
animali, come giustamente nota la lettrice,
affonda le proprie radici nel mondo contadino e
come tale risale al medioevo. La testimonianza
delle fonti liturgiche attesta fin dai secoli
VIII e IX un vasto panorama di benedizioni che,
sorte e sviluppatesi in ambiente monastico, si
sono rapidamente diffuse presso tutte le classi
sociali. Una classificazione efficace, anche se
un po grossolana, le distingue in
benedizioni sulle persone (vescovi, abati,
penitenti o catecumeni, malati), sulle cose
destinate al culto (dalle chiese agli altari,
dalle suppellettili per la celebrazione
eucaristica allacqua o sale) e su quegli
elementi che sono necessari per la vita
delluomo (semine, primizie, animali, case,
attrezzi di lavoro). Un liturgista ha voluto
riunire in un volume le varie benedizioni che
fanno parte della tradizione occidentale,
raccogliendone complessivamente ben 2093. In
questo vasto panorama, un altro liturgista
distingueva in modo utile le benedizioni
costitutive da quelle invocative. Le prime
conferiscono alla persona o alloggetto un
carattere sacro, togliendole dalluso comune
o profano. Pensiamo alla benedizione di un calice
per la celebrazione eucaristica o di un edificio
destinato al culto come una cappella. Le seconde,
invece, non cambiano i rapporti in gioco, ma
chiedono un particolare bene spirituale o
materiale. A Pasqua si benedicono le uova e
lagnello che sono sulla tavola per essere
mangiati secondo la loro natura.
Nella fede della Chiesa lefficacia
spirituale delle benedizioni dipende dalla
disposizione di chi la riceve e dalla preghiera
della Chiesa stessa. Il nuovo Benedizionale del
1984 presenta le benedizioni «come azioni
liturgiche che portano i fedeli a lodare Dio e li
dispongono a conseguire leffetto precipuo
di sacramenti e a santificare le varie
circostanze della vita» (Benedizionale. Premesse
generali, n° 14). Bisogna sottolineare come in
ogni caso la benedizione della Chiesa abbia
sempre di mira luomo. Anche quando si
benedicono le cose e i luoghi che si riferiscono
allattività umana, sempre però tiene
«presenti gli uomini che usano quelle
determinate cose e operano in quei determinati
luoghi. Luomo infatti, per il quale Dio ha
voluto e ha fatto tutto ciò che vi è di buono,
è il depositario della sua sapienza e con i riti
di benedizione attesta di servirsi delle cose
create, in modo che il loro uso lo porti a
cercare Dio, ad amare Dio. A servie fedelmente
Dio solo» (Benedizionale. Premesse generali, n°
12).
Aver sottolineato il significato proprio di ogni
benedizione ci permette di ritornare alla
questione che si era posta la lettrice in modo
specifico. La benedizione degli animali, che la
tradizione popolare aveva collegato con la festa
liturgica del monaco Antonio, era sorta proprio
in sintonia che questa prospettiva di fede.
Bisogna dire che ancora oggi nelle campagne la
tradizione antica è rimasta viva; la fede
contadina continua a rivolgersi a Dio perché
benedica e protegga quegli animali per mezzo dei
quali luomo si procura il sostentamento
necessario, nella fatica di ogni giorno. Nella
nostra società cittadina e moderna sono
profondamente mutati i parametri e i rapporti. E
probabilmente resta sempre un sottofondo di fede
nel desiderio di portare a benedire gli animali
cosiddetti di compagnia. In questo caso, non
dovremmo accontentarci della semplice benedizione,
ma una catechesi sarebbe opportuna, proprio
perché è mutato il contesto culturale nel quale
la fede è chiamata a incarnarsi. La direzione
indicata dalla lettrice potrebbe essere una buona
strada da percorrere. In fondo, secondo il
progetto di Dio, luomo è stato collocato
nel mondo perché ne sia il custode e quasi il
suo luogotenente: «Il Signore Dio prese
luomo e lo pose nel giardino di Eden,
perché lo coltivasse e lo custodisse» (Gn 2,15).
In questo compito luomo si trova accanto
compagni di strada che condividono con lui
lalito di vita, come lui sono esseri
viventi, ai quali ha imposto un nome. Resta vero
che solo nella creazione della donna luomo
trova laiuto che gli corrisponde (cf Gn 2,18-24).
È sullumanità che scende la benedizione
di Dio, sullessere umano creato a immagine
di Dio, creato maschio e femmina. Questa basilare
gerarchia di valori non dovrebbe mai essere
dimenticata.
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