- Laicità non
significa relativismo
Il
tema della laicità è fondamentale per il nostro
vivere da cittadini dello Stato, sia da credenti
che da non credenti. In Italia, più che in altri
paesi, il problema è sempre stato causa di
traumi e scontri ideologici e religiosi, di
fratture politiche, culturali. Sembra impossibile
trovare alla laicità un significato che possa
essere condiviso. Generalmente anche da parte
cattolica si afferma che lo stato laico non può
essere identificato con morali specifiche per non
cadere nello stato etico e che quindi deve
garantire a tutti la piena libertà religiosa. È
altrettanto condivisibile affermare che laicità
non è indifferenza alla morale umana. Vi sono
infatti criteri morali comuni che riguardano la
persona umana e cioè la dignità, i diritti, la
giustizia sociale, lintegrità fisica etc.
che si possono sintetizzare credo nella
«Dichiarazione universale dei diritti
delluomo» di cui lo scorso anno abbiamo
celebrato i 60 anni.
Però a questo punto mi sorgono dei dubbi
relativi proprio allestensione ed alla
interpretazione di questa morale comune che mi
sembra da parte cattolica si voglia far
coincidere con quella che si definisce «legge
naturale». Siamo sicuri che i principi morali,
certo legittimi e fondati cristianamente, che
difendono la tutela degli embrioni,
lindissolubilità del matrimonio, che
stabiliscono limiti invalicabili nel campo
dellaccanimento terapeutico si possano
trasferire nellambito legislativo e così
tutto ciò che mette in discussione la famiglia
fondata sul matrimonio come convivenze, unioni
omosessuali etc. Daccordo, la legge
naturale è immutabile, però cambiano gli
strumenti per studiarla, le scienze sociali e
biologiche fanno progressi continui e quindi la
sua lettura non può non modificarsi nel corso
della storia.
Carlo Giuseppe Rogani
Risponde p. Maurizio Faggioni, docente di
Teologia Morale
La lettera
del lettore è formulata in modo così preciso e
articolato che è essa stessa, più che una
domanda, una riflessione sul tema della laicità.
Aggiungiamo qualche riflessione per portare
avanti il dialogo e aggiungere qualche
riflessione.
Laggettivo «laico», dalla parola
«laòs» popolo, ci viene dalla Bibbia in lingua
greca dove viene usato per contrapporre ciò che
è destinato alluso profano a ciò che è
destinato al culto di Dio. Allinterno del
popolo di Dio, perciò, diciamo fedele laico il
battezzato che non è destinato al ministero
sacerdotale, mentre - trasportandosi nella
società civile - laico è chi non si riconosce
in una particolare fede o religione. Cosa ben
diversa è il laicismo che nega lapertura
delluomo alla trascendenza e propugna
lesclusione sistematica della religiosità
e delle sue espressioni dalla vita pubblica.
In una società pluralista e multiculturale il
terreno di incontro tra coloro che professano una
fede e coloro che non la professano può essere
soltanto la ragione, ciò che tutti condividiamo
come esseri umani. Sotto questo punto di vista il
cristianesimo - a differenza di altre fedi e
religioni - non trova difficoltà a porre le basi
per un dialogo costruttivo perché fa parte del
modo di sentire dei cristiani riconoscere il
valore della ragione, dono di Dio e segno della
divina immagine impressa nelluomo, e la
legittima autonomia delle realtà terrestri,
create da Dio con la loro propria consistenza e
conoscibili con la luce dellintelligenza (cfr.
Gaudium et spes, 76). La ragione umana - secondo
la nostra Tradizione teologica - ha la capacità
di conoscere ciò che è bene per luomo e,
per non essere autodistruttiva, deve ordinare la
vita delle persone verso il loro bene autentico.
Lincontro con Cristo non si sostituisce né
si oppone alla ragione, ma svela al credente un
ideale di compiuto di umanità e infonde in lui
una energia nuova che lo sospinge verso la sua
piena realizzazione.
Un equivoco diffuso deriva dalla sfiducia nella
ragione umana e nelle sue possibilità di
conoscere che cosa sia veramente bene per
luomo, per cui il relativismo morale
rappresenta una condizione per il convivere
pacifico e democratico (cfr. Evangelium vitae, 70).
Ovviamente ognuno ha percezioni e convinzioni
soggettive e ciascuno vede le situazioni dalla
propria prospettiva, interessi e sensibilità, ma
ci si deve chiedere se la ragione non abbia in
sé la forza ci conoscere che cosa è davvero
bene per luomo. Non può essere che, per
uno stesso malato, sia egualmente bene
sospendergli le cure per farlo morire o
assisterlo per lunghi anni per rispettare la sua
vita fragile o che per una stessa donna sia
eticamente indifferente abortire o no. Affermando
la sua dottrina sulla legge naturale la Chiesa
non fa altro che affermare la possibilità per la
ragione umana di conoscere che cosa sia bene per
le persone e, quindi, che per una società sia
possibile legiferare secondo ragione.
In un recente documento della Commissione
Teologica Internazionale sulla legge naturale si
afferma che «la legittima e sana laicità dello
Stato consiste nella distinzione tra
lordine soprannaturale della fede teologale
e lordine politico. Questultimo non
si può mai confondere con lordine della
grazia a cui gli uomini sono chiamati a aderire
liberamente. È legato piuttosto alletica
umana universale inscritta nella natura umana» (96).
La città secolare ha il compito di procurare
alle persone che la compongono ciò che è
necessario alla piena realizzazione della loro
vita umana e di tutelare alcuni beni fondamentali
quali il rispetto della vita umana, il legame fra
sessualità e genealogia della persona, il
bisogno di comunione, lapertura
allAssoluto. Sulla base di questi valori
colti dalla ragione è possibile il dialogo
pluralista, ma non relativista.
Certamente i beni fondamentali sono colti nel
contesto della storia umana e la loro percezione
è spesso confusa e crupuscolare, così come
cangiante e non univoca la loro attuazione
attraverso norme e decisioni concrete. A volte la
situazione contingente sembra suggerire che sia
meglio tollerare un male che non reprimerlo,
talvolta sarà possibile elaborare soltanto leggi
imperfette dal punto di vista della tutela
integrale di tali beni. Qui sta la fatica della
comune ricerca della verità e del bene alla
quale a pieno diritto i cristiani, forti della
loro esperienza di vita, partecipano accanto a
tutti gli altri uomini e donne con trasparenza e
lealtà.
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