In Dialogo il Teologo Risponde
a cura della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale

È vero che la Madonna libera le anime dal Purgatorio?





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Ho sentito parlare di Maria Santissima che scende in Purgatorio per liberare delle anime e portarle in Paradiso da Nostro Signore Gesù. Io e molte altre persone che conosco ci chiedevamo qual è la posizione della Chiesa a riguardo.
di: Patrizia Pecchioli


Risponde don Angelo Pellegrini, docente di Teologia dogmatica alla Facoltà teologica dell'Italia centrale.


Una domanda sul ruolo di Maria al momento della nostra morte, che permette di riprecisare cosa si debba intendere per Purgatorio.


Prima di rispondere alla domanda specifica, bisogna ricordare che la dimensione del Purgatorio è dottrina comune della Chiesa, che non lo interpreta necessariamente come un luogo, quanto piuttosto come un’opportunità di purificazione post mortem e quindi come un dono della misericordia divina.

Affinché ciò sia chiaro bisogna ricordare che il Purgatorio non è una dottrina tardo medioevale: abbiamo testimonianze molto antiche di preghiera in suffragio e per la purificazione dei defunti che testimoniano tale credenza. Ad esempio alcune antiche iscrizioni tombali, fin dai secoli III-IV, chiedono preghiera per il defunto e ne invocano la purificazione, così come le liturgie funebri di suffragio e le preghiere private per i defunti sono attestate patristicamente fin dal sec. III (ad es. Tertulliano).

Il primo testo a fornire una dottrina del Purgatorio piuttosto compiuta fu il Prognosticon futuri saeculi di San Giuliano di Toledo (scritto fra il 687 e il 688), il quale con l’espressione ignis purgatorius (lib. II, cc. 20-23) descrive una prospettiva «purgante mediante fuoco». Si tratta di una descrizione che dà adito a pensare al Purgatorio come ad un luogo, ma ciò accade per la limitatezza del nostro linguaggio, in realtà quanto resta come veramente fondante in tale testo è l’opera di purificazione delle anime, che, sopravvissute alla morte del corpo, attendono sia la fine della purificazione, che la resurrezione della fine dei tempi. Ovviamente l’idea del fuoco proviene dalla memoria di Sap 3,6 (li ha saggiati come oro nel crogiuolo) e Sir 2,5 (perché con il fuoco si prova l’oro, e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore).

Sul Purgatorio come luogo i cristiani non cattolici avrebbero molto da dire, in realtà se lo consideriamo una dimensione di misericordiosa purificazione troviamo un maggiore consenso da parte delle varie confessioni cristiane, soprattutto fra gli ortodossi. Nel frattempo, da San Giuliano in poi la Chiesa si è espressa almeno due volte e ufficialmente sul Purgatorio.

La prima volta con la costituzione Benedictus Deus di Papa Benedetto XII (29 gennaio 1336), in cui il Pontefice sostiene: «Noi… definiamo che… le anime di tutti… nei quali non ci fu nulla da purificare quando morirono, e non ci sarà nemmeno in futuro quando moriranno, oppure qualora ci sia stato o ci sarà in essi qualcosa da purificare, una volta che siano stati purificati dopo la morte… furono, sono e saranno in cielo, nel regno dei cieli, nel celeste paradiso, con Cristo, associate alla compagnia degli angeli santi». Si noti che il nostro testo non parla di un luogo, ma piuttosto di una azione, la purificazione che precede, per chi ne avesse necessità, l’associazione a Cristo.

Il secondo testo è della Congregazione per la Dottrina della Fede (Lettera su alcune questioni concernenti l’escatologia) del 1979, ove prima di tutto si afferma che: la «Chiesa afferma la sopravvivenza e la sussistenza, dopo la morte, di un elemento spirituale, il quale è dotato di coscienza e di volontà, in modo tale che l’"io" umano sussista. Per designare un tale elemento, la Chiesa adopera la parola "anima"» (n. 3). Riaffermata la non mortalità dell’anima con questa bella definizione, che sarebbe preziosa da commentare dettagliatamente ma non è questa la sede, il documento prosegue adducendo che: la Chiesa «crede, infine, per quanto concerne gli eletti, ad una loro eventuale purificazione che è preliminare alla visione di Dio ed è, tuttavia, del tutto diversa dalla pena dei dannati. È quanto la Chiesa intende quando parla di Inferno e di Purgatorio» (n. 7).

Da quanto sopra ricordato bisogna rispondere alla domanda iniziale affermando che la Chiesa sostiene con certezza la sopravvivenza dell’anima alla morte del corpo, come del resto sostiene un atto misericordioso di purificazione offerto a quelle anime che ne avessero necessità prima della visione beatifica. Questo non avviene necessariamente in un luogo: spazio e tempo sono categorie umane che non sappiamo quanto siano pertinenti per parlare della realtà conseguente alla morte.

Sostenere la discesa della Vergine in Purgatorio a «liberare» le anime e condurle in Paradiso è contrario ad un aspetto del secondo testo citato, in quanto la purificazione verrebbe vista come prigionia e punizione, mentre questa è del tutto diversa dalla pena dei dannati. La purificazione non ha caratteristica punitiva, sebbene la sua esperienza comporti la pena del non accesso alla visione di Dio, ma non ci è dato pensare che sia costituita da sofferenza ulteriore, quindi la sua conclusione dovrebbe essere ritenuta non alla stregua di una liberazione, ma piuttosto di una festa: in primis la festa dell’incontro con il Cristo.

Dunque: non sempre le nostre credenze devozionali rispecchiano appieno l’insegnamento ecclesiale; in questo caso, se consideriamo la purificazione come una punizione, finiamo per oscurare l’aspetto misericordioso dell’offerta di una occasione di purificazione delle anime da parte di Dio. Coinvolgere la Vergine in questa opera di misericordia innestata direttamente nel mistero di Cristo morto, risorto, asceso al cielo e glorificato non sarebbe strettamente necessario, se non nella misura in cui la si consideri opportunamente associata alla sorte del Figlio.

Senza nulla togliere alla Madonna, talora la devozione popolare rischia di sopraesaltarla con esiti controproducenti: in questo caso si potrebbero oscurare la dimensione cristica della misericordia della purificazione, incentrata sul Mistero Pasquale del Signore, inoltre passa quasi in secondo piano la dinamica trinitaria in cui consiste l’accesso alla visio beatifica, da intendere come piena comunione con Dio Trino, Padre, Figlio, Spirito.



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