05/01/2010 -
Povertà e ricchezza secondo il Vangelo
Mi
ha sempre incuriosito il brano del Vangelo in cui
Gesù dice: «È più facile che un cammello
passi nella cruna di un ago, che un ricco entri
nel regno dei Cieli». A parte la particolarità
dellimmagine usata da Gesù, se lo
prendiamo letteralmente è un passo molto duro.
Ma cosa significa essere ricco? Quando è che una
persona può essere definita tale? Cè un
limite economico, o è piuttosto uno stato
danimo?
Francesco Baldini
Risponde don Stefano Tarocchi, docente di Sacra
Scrittura
Il lettore
cita un testo tratto dalla tradizione comune ai
tre Vangeli Sinottici. Il detto rammentato
appartiene al contesto dellepisodio del
«giovane ricco» (Mt 19,16-22; cf. Mc 10,17-22:
un «tale»; Lc 18,18-23: un «ricco notabile»).
Gesù scopre la reazione negativa delluomo
davanti alla sua chiamata («se vuoi essere
perfetto, va, vendi quello che possiedi,
dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi
vieni e seguimi»), proprio perché il giovane
«aveva molte ricchezze». Allora egli si rivolge
ai discepoli: «difficilmente un ricco entrerà
nel regno dei cieli. È più facile che un
cammello passi per la cruna di un ago, che un
ricco entri nel regno dei cieli» (Mt 19,23-24;
cf. Mc 10,23-25; Lc 18,24-25).
Fin dallantichità, per rendere tollerabile
questo paragone bizzarro, è stato proposto di
dare una lettura diversa al termine greco
tradotto con «cammello», e renderlo come una
«grossa fune». Perfino in questo modo il
paragone non è meno efficace: una «gomena»,
quale quella usata per le navi, non passa meno
agevolmente attraverso un «ago da cucito» (come
dicono Marco e Matteo), o attraverso un «ago per
uso chirurgico» (Luca). Anche il giudaismo
rabbinico parla della «cruna dellago» in
espressioni proverbiali, come la più piccola
apertura immaginabile, e a dover passare non è
un cammello, ma addirittura un elefante. Si è
anche parlato della cruna dellago come la
porta più bassa e stretta delle mura della
città, anche se questa lettura non può essere
accettata perché presuppone che Gesù parli solo
della difficoltà, e non della reale
impossibilità, dellingresso dei ricchi nel
regno dei cieli.
Quanto al senso della seconda parte della domanda
del lettore, penso vada riportato allinsegnamento
di Gesù, ad esempio nel discorso della montagna
del Vangelo di Matteo: «Entrate per la porta
stretta, perché larga è la porta e spaziosa la
via che conduce alla perdizione, e molti sono
quelli che entrano per essa; quanto stretta
invece è la porta e angusta la via che conduce
alla vita, e quanto pochi sono quelli che la
trovano!» (Mt 7,13-14; cf. Lc 13,23-24). E
soprattutto: «Beati i poveri in spirito, perché
di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3; cf. Lc 6,20:
«Beati voi poveri, perché vostro è il regno di
Dio»).
Il senso di questa beatitudine sembra vada
individuato non tanto nella lode della povertà
materiale, né della «povertà dello spirito»
intesa come limite delluomo, quanto nel
loro abbattimento da parte dei discepoli di Gesù,
di ieri e di oggi. I «poveri per lo spirito»
devono attendere con fiducia che Dio porti la
salvezza, senza tuttavia rassegnazione (loro e
degli altri!) di fronte a qualcosa che non si
può eliminare. Questo esclude quindi linterpretazione
della povertà solo come atteggiamento di
distacco solo spirituale, che non richiede la
rinuncia alla ricchezza: ciascuno deciderà da
solo come e in quale misura.
Ora, secondo il Vangelo, non si può essere
realmente poveri senza la rinuncia effettiva ai
propri beni. Per evitare dolorosi (o fin troppo
facili) compromessi, ci è di insegnamento quanto
Paolo scriveva ai Corinzi, che esortava ad una
raccolta a favore della chiesa di Gerusalemme:
«non si tratta di mettere in ristrettezza voi
per sollevare gli altri, ma di fare uguaglianza»
(2 Cor 8,13).
Pertanto i credenti devono imitare lazione
salvifica di Dio nella propria vita, e cercare di
eliminare quella povertà, dichiarata felice
perché è posta sotto lautorità di Dio,
il «regno dei cieli», che si stende su quanti
compiono ogni sforzo per realizzare quelle parole.
Infatti, ai discepoli, sgomenti sulla difficoltà
di chi è ricco di entrare nel regno dei cieli («chi
si potrà salvare?»), Gesù risponde «questo è
impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è
possibile» (Mt 19,23; cf. Mc 10,27; Lc 18,27).
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