Come comportarsi
con chi chiede lelemosina?
Da
tempo, durante i miei spostamenti quotidiani da
una parte allaltra della città, mi imbatto
sempre più di frequente in mendicanti, barboni e
zingari che chiedono lelemosina per strada.
E questo è un fatto che si pone non solo per chi
cammina a piedi ma anche per chi, in auto, si
ferma al semaforo. Sono sempre le stesse facce,
sempre le stesse persone che oramai si sono
stanziate nelle nostre città «spartendosi» le
diverse zone. Dinanzi a chi chiede, anche con
insistenza, denaro, la prima reazione è quella
del fastidio e dellindifferenza. Ma mi
domando quale in questi casi dovrebbe essere
latteggiamento corretto da tenere almeno
per una persona che si professa cristiana.
Esistono delle «regole» nei confronti della
carità e dellelemosina?
Lettera firmata
Risponde don Leonardo Salutati, docente di
Teologia Morale
Le due
regole che il Signore Gesù ci ha espressamente
indicato come fondamentali e dalle quali dipende
tutto sono semplici da ricordare: «Amerai il
Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la
tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il
più grande e il primo dei comandamenti. E il
secondo è simile al primo: Amerai il prossimo
tuo come te stesso. Da questi due comandamenti
dipendono tutta la Legge e i Profeti» (Mt 22,37-40).
Se poi vogliamo andare un po più a fondo
troviamo altre indicazioni chiare nei vangeli.
Levangelista Luca ci riporta un
insegnamento di Gesù che dice: «Ciò che volete
gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a
loro. Se amate quelli che vi amano, che merito ne
avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se
fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che
merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo
stesso. E se prestate a coloro da cui sperate
ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori
concedono prestiti ai peccatori per riceverne
altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate
del bene e prestate senza sperarne nulla, e il
vostro premio sarà grande e sarete figli
dellAltissimo; perché egli è benevolo
verso gli ingrati e i malvagi» (Lc 6,31-35).
A queste parole si potrà obiettare che però la
domanda della lettrice parla di elemosina e non
di prestito. Immediatamente di seguito però,
Luca riporta un altro insegnamento che ci può
ulteriormente aiutare: «Siate misericordiosi,
come è misericordioso il Padre vostro. Non
giudicate e non sarete giudicati; non condannate
e non sarete condannati; perdonate e vi sarà
perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura,
pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata
nel grembo, perché con la misura con cui
misurate, sarà misurato a voi in cambio» (Lc 6,36-38).
Sono parole che richiedono di essere meditate per
fare proprio lo spirito con cui Gesù camminava
per le strade degli uomini incontrando anche lui
i mendicanti, i barboni e gli zingari del suo
tempo, verso i quali non poteva non provare
quella compassione che è richiesta per entrare
nel suo regno e che consiste nel saper accogliere
gli affamati, gli assetati, i bisognosi di
ospitalità, i nudi da rivestire, gli ammalati e
i carcerati (cf. Mt 25,31-46). È tuttavia vero
che saper accogliere non significa essere
investiti della responsabilità di risolvere i
problemi di tutti quelli che incontriamo, non è
umanamente possibile, e questo ci scarica dagli
eventuali sensi di colpa, però è altrettanto
vero che lincontro con un cristiano
dovrebbe lasciare sempre qualcosa di positivo,
perché il discepolo di Gesù è chiamato ad
imitare il Maestro che non lasciava mai
indifferenti coloro che incontrava. Con questo si
intende dire che il cristiano non è obbligato a
dare sempre qualcosa a chi chiede.
I Padri della Chiesa a tal proposito esortano
affinché: «la tua elemosina si bagni di sudore
nella tua mano, finché tu non abbia ponderato
bene a chi dare», ammonendo che: «se alcuno,
infatti, riceve per bisogno è senza colpa; ma se
prende senza aver bisogno dovrà rendere conto
perché ha preso e a che scopo» (Didachè, SC
248, 1978, 146-147). Tuttavia sempre, in quanto
cristiani, dovremmo saper essere accoglienti con
un sorriso, con una parola che non giudica e che
sa trasmettere pace, valutando cosa lo Spirito
Santo ci richiede in quel momento. Madre Teresa
di Calcutta e con lei tutta la grande schiera dei
santi della carità, ci possono essere di esempio,
di ispirazione e, soprattutto, possono
intercedere per noi affinché impariamo in ogni
occasione a rendere ragione della speranza che è
in noi con dolcezza e rispetto (cf. 1Pt 3,15).
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