Avvento: i
«fioretti» per prepararsi al Natale
Tempo
di Avvento, tempo di fioretti. E per noi bambini
della parrocchia ogni anno era uno sforzo immenso
trovare il «fioretto» giusto da fare. Un
impegno che dovevamo riuscire a mantenere ma che
proprio per questo doveva essere alla nostra
portata: non disubbidire al babbo e alla mamma,
non dire le bugie, non dire parolacce, dire le
preghiere con costanza, rinunciare un po
alla televisione, destinare qualche soldino ai
poveri ecc.
Ora, nonostante che bambini non siamo più e che
qualche anno è passato, tuttavia in tempo di
Avvento almeno io non riununcio ai miei «buoni
propositi». Pensa che i fioretti e i piccoli
sacrifici connessi possano essere, per bambini e
adulti, una forma consona di preparazione al
Natale?
Fiammetta Fiori
Risponde mons. Gilberto Aranci, docente di
Teologia Pastorale
La risposta
immediata è certamente sì. I «fioretti»,
siano essi piccoli sacrifici oppure opere buone,
possono essere senza dubbio un modo per potersi
ben preparare a celebrare il Natale. Ma occorre
fare qualche considerazione per capire il loro
vero significato nella vita dei cristiani.
Innanzitutto dobbiamo cercare di evitare che
questi si riducano a gesti obbligati, esteriori
con il solo scopo, un po infantile, di
essere buoni per far piacere a Dio o per poter
ricevere da lui il premio, e dai genitori e
parenti un bel regalo. Spesso tutto questo era
molto legato ad una pedagogia cristiana che si
limitava ad insegnare una pratica morale e
ascetica spesso senza far capire il vero senso
della rinuncia, del sacrificio o
dellesercizio delle buone opere: perché
fare i fioretti prima di Natale? Far piacere a
Gesù che nasce
e poi?
Non dobbiamo forse essere buoni sempre? quindi
tutto lanno e non solo a Natale?
Se ci si pensa bene, si dava per scontato o si
dimenticava il vero motivo di questa pratica
cristiana: dobbiamo essere buoni sempre perché
il nostro Dio è infinitamente buono ed ha
inviato il suo figlio sulla terra: ecco il grande
mistero del Natale! Il figlio di Dio si è fatto
uomo per noi, per il nostro vero bene. E Gesù,
il figlio di Dio, ci ha voluto bene fino a morire
per noi per insegnarci ad amare e ad amare e a
volere il bene degli altri come lui ci ha amato e
ha voluto il nostro bene. Dio non ha aspettato
che noi diventassimo buoni per amarci, ci amava
anche quando eravamo peccatori, perché il suo
amore è gratuito. Ed è questo che ci deve
stupire e sorprendere, come dovrebbe far stupire
e sorprendere il bene e lamore voluto e
praticato dai discepoli di Gesù. Se si dimentica
questo, i nostri «fioretti» a che cosa si
riducono?
E proprio per evitare questo rischio oggi nei
tempi liturgici come lAvvento e la
Quaresima, tempi di preparazione ai grandi due
misteri della fede cristiana (lIncarnazione
e la Morte/Risurrezione), le comunità cristiane
mettono più attenzione ad offrire occasioni per
ascoltare la Parola di Dio, per conoscere e
ricordare quello che Gesù ha fatto e continua a
fare per noi. Questo per ispirare la preghiera e
motivare cristianamente i nostri impegni
quotidiani e per fare della nostra vita una
testimonianza evangelica piena di speranza. Non
solo per quanto riguarda gli adulti ma anche i
bambini e i ragazzi. Forse per questo si spiega
il venir meno progressivo delluso del
termine «fioretti».
Proprio in questi giorni ho avuto sotto gli occhi
un sussidio catechistico di questo tipo preparato
per i ragazzi. Prevede nel tempo di Avvento un
breve momento di preghiera, prima di iniziare la
scuola, con queste caratteristiche: deve essere
breve (non più di cinque minuti), deve partire
dalla Parola di Dio (dal Vangelo soprattutto),
deve essere legato alla vita (un breve racconto
preso da un giornale), permettere ai ragazzi di
esprimersi con parole di fiducia e di speranza.
Una proposta semplice ed essenziale che ha il
pregio raccontare quello che Dio ha compiuto
nella storia degli uomini e di collegare la
Parola a volti concreti di uomini e donne, di
diversa età, che si sono impegnate a realizzarla.
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