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La Prova del Fuoco Per i Matrimoni

In Dialogo il Teologo Risponde
a cura della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale

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Il diluvio universale è veramente accaduto?



«E' veramente avvenuto il diluvio universale? Ed è stato Dio a mandarlo per punire gli uomini? Oppure è un racconto da cui trarre una morale, una specie di parabola raccontata per insegnarci qualcosa? Se non ricordo male, si ritrovano racconti simili nei libri di altre religioni», chiede Luca Marroni.



Risponde padre Athos Turchi, docente di filosofia.




E' vero quello che scrive il lettore, anche in altre culture si presenta questo episodio del diluvio universale, che sembra quasi una spiegazione catartica, purificatrice, della presenza del male nel mondo. Come dire: neppure la scomparsa di quasi tutta l’umanità è riuscita a sradicare il male dalla storia! Ma il diluvio è accaduto? Possiamo onestamente e legittimamente ipotizzare che a qualche probabile catastrofe del genere, certamente avvenuta, possa essere dato, nell’immaginario collettivo, il significato di un flagello per l’umanità intera, come a volte accade per terremoti o tsunami. Sebbene non al modo in cui è raccontato nella Bibbia, tuttavia può essere accaduto qualche episodio del genere, se si pensa che il racconto è ambientato in quella terra che è di mezzo ai due grandi fiumi Tigri ed Eufrate, dove anche geologicamente ben si presta a simili esondazioni.

L’umanità antica non aveva idea di come fosse fatta la terra, della sua reale grandezza, e della sua capienza umana, per cui anche un solo episodio fuori del comune che avesse coinvolto popolazioni intere, come quelle della vasta area molto abitata, poteva significare «tutta la terra» e con essa tutta l’umanità. Dunque è probabile che una eccezionale catastrofe meteorologica sia stata vista come la punizione divina per il male che imperversava nel mondo umano.

Cosa vuol insegnarci? Quello che in genere viene compreso: il male è qualcosa di strutturale e radicato nell’essere umano che sembra impossibile a essere estirpato, dunque dobbiamo conviverci.

Ma la Bibbia ci dice anche qualche cosa in più. Guardiamo la faccenda dal punto di vista di Dio, e non dell’uomo. Dio crea l’uomo e lui subito compie il peccato, cioè si pone contro Dio. Dio lo punisce per questo, ma soprattutto perché il peccato ha lasciato nell’uomo una cattiveria che dovrà sempre essere controllata. La punizione insomma è una specie di salvezza per il punito, perché grazie a quella viene redento dalla colpa. Seguiamo la sequenza delle punizione di Dio. La prima è la cacciata dal Paradiso (Gn 3,20ss.); la seconda è l’accorciamento della vita (Gn 6,3) a 120 anni, perché gli uomini avevano troppo tempo per fare il male; la terza è il diluvio (Gn 7,11ss), perché Dio non ne poteva più del male; la quarta è la torre di Babele (Gn 11,1ss) perché il non capirsi avrebbe reso più difficile fare il male. Al capitolo 12° si legge: Dio chiamò Abram. E da qui in poi inizia un rapporto tra Dio e l’umanità diverso e nuovo.

Il diluvio universale è nella Bibbia uno dei castighi di Dio, il più tremendo, ma non l’ultimo. La sequenza dei castighi indica che inizialmente Dio si rapporta coll’uomo come il babbo verso un figlio discolo e ribelle: lo punisce, lo picchia, lo ridimensiona. Ma quando capisce che con le punizioni non riesce a cambiarlo, allora muta atteggiamento e «lo prende con le buone», come si dice, cercando di ragionarci, cercando di venirgli incontro, affinché se non cambia per paura cambi per convinzione. Ecco, Dio, al capitolo 12°, fa proprio così: cambia atteggiamento e chiamando a sé Abram ci vuol far capire che «prende con le buone» l’umanità cattiva, per vedere se abbandona il male per convinzione personale.

Il senso o significato del diluvio universale s’inserisce in questa logica, nella quale la Bibbia ci disvela in qual modo Dio si rapporti con noi. Infatti dopo i primi 11 capitoli di punizioni, Dio opera una salvezza che passerà per l’intimo umano: chiama Abram; in Egitto lo forma un popolo; nel Sinai gli dà le leggi; nella Palestina gli offre un territorio per formarsi uno stato; e poi lo segue nei secoli dando profeti e re, perché possano formare il suo popolo. Infine arriva Gesù il pastore grande, o meglio il "cuore" nuovo dell’umanità rinnovata, dove non alberga più il male, bensì l’amore salvifico di Dio. Con questo cuore nuovo l’umanità ritrova la sua salvezza e il suo affrancamento dal peccato, dal male, dalla colpa.

Una bellissima parabola storica, in cui si vede chiarissima l’opera divina tesa a riportare l’umanità ribelle verso una pienezza di vita, che è radicata nell’amore reciproco. Dio ne sta al fondamento. Contro questo fondamento il diluvio non ha più potere, e come dice la Bibbia un arcobaleno segnerà per sempre il bene come il valore, impossibile a essere schiacciato da qualsiasi forma di male.






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