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In Dialogo il Teologo Risponde
a cura della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale


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Perché Dio ha creato il mondo?





Trascorro molto tempo con la mia nipotina, i cui genitori lavorano, e lo ritengo un grande dono che Dio mi fa nella mia vecchiaia. Cerco di occuparmi anche della sua educazione cristiana: non sempre però so rispondere alle sue domande. Fa la seconda elementare, ha appena iniziato il catechismo, ed è molto sveglia! Mi ha chiesto perché Dio ha creato il mondo, e io non sono sicura di aver saputo rispondere in maniera convincente. Mi potete aiutare?


Risponde padre Athos Turchi, docente di filosofia



Possiamo congetturare qualche ipotesi in ragione di quanto ha creato e di ciò che noi possiamo capirne, che per la verità è molto poco. Tuttavia c’è un detto che si ripete da millenni: «bonum est diffusivum sui - il bene è di suo diffusivo, è per sé comunicativo», che può indicarci la via per la quale forse possiamo dire qualcosa che non sia uno sproposito. Allora partiamo da lì: il bene per sua natura è atto a comunicarsi, come dire la luce di suo è atta a illuminare cose da sé diverse. Dio è l’essere assoluto, e in quanto tale è il bene sommo, è il bene infinito e perfetto. Anzi, per noi cristiani secondo la rivelazione di Gesù, Dio è Trino ossia la sua natura è una "comunione-sociale", se così possiamo esprimerci. Quindi Dio è Bene sommo non solo perché esiste, ma anche per la «qualità» di tale esistere, che è una comunione d’essere. A questo punto proporrei una domanda per contrario: perché avrebbe dovuto rimanere in sé solo ed esclusivo? Come poteva, ciò che è comunione e correlazione, pensare di starsene da solo senza far partecipi del suo essere tantissime cose che, sebbene diverse ma sempre possibili, avrebbero in tal modo vissuto e usufruito del bene divino?

Da questo capovolgimento di domanda forse è possibile immaginare il pensiero divino e i motivi della creazione. È come fossimo presi da una gioia grande, come potremmo tenercela senza condividerla con altri? Una gioia è una gioia di tutti, così Dio è un essere per tutti, non è esclusivo, ma capace di partecipazione, e allora a che pro tenerlo solo per se stessi? Da qui la decisione della Trinità di estendere l’esistenza a cose che neppure potevano essere pensate in quanto nulla, ma non tali di fronte a Dio. Di fronte a Dio tutto è prezioso, e in particolare l’uomo.

La Bibbia, a cui normalmente ci rifacciamo, non dice molto circa le ragioni della creazione: "In principio Dio creò…". Sembra che l’interesse maggiore fosse quello di creare un essere a sé simile anche se l’habitat sarebbe stato un mondo materiale. Perché creare un tale essere? Lasciamo stare i lavori, le coltivazioni, le irrigazioni ecc., ma guardiamo a una frase interessante dove si dice che Dio andava a trovare Adamo e Eva nel pomeriggio con l’arrivo della brezza fresca (Gn 3,9). È Dio che va a trovare l’umanità. Ma si può leggere al contrario: Dio è un essere di cui godere, Dio è amore e perciò è bene che vi sia chi può godere di tale amore, secondo il detto «il bene è ciò che tutti desiderano - bonum est quod omnia appetunt». Un amore non (ri)amato che amore è? Dio è un essere da amare, ma se non c’è nessuno che possa amarlo che senso avrebbe tale affermazione? Da qui, mi pare, proceda la creazione: che vi siano uomini, angeli e quant’altro, che possano usufruire di questo amore! Allora Dio è «completo». San Paolo afferma: «Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo» (Col 1,24). La croce di Cristo, in altri termini, è strumento perfetto di salvezza, ma se nessuno ne usufruisse sarebbe «incompleta», così Dio è amore, ma se nessuno ci fosse ad amarlo sarebbe un… «incompiuto» - mi si permetta tale linguaggio.

Io la creazione la proporrei da questa angolazione, dal fatto che l’Amore divino ammette tali adoratori, e Dio non li vuole escludere dalla partecipazione alla sua vita e alla vita eterna, e crea un mondo che, pur essendo diverso da Dio, quando risponde all’amore divino in qualche modo si divinizza. Gesù d’altronde propone questa lettura della sua opera: la salvezza è il ritornare alle fonti e alle radici dell’amore divino, luogo che l’uomo dovrebbe occupare abitualmente, perché ri-amare Dio in qualche modo è intrinseco all’essere stesso di Dio.

Cosa dire alla nipote? Che Dio crea per lo stesso motivo per cui la nipotina esiste, perché l’amore dei suoi genitori è completo solo quando vi partecipa e ad esso risponde l’amore di quella «novità/creazione» che si chiama figlio.





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