25/11/2009 -
Lora di religione: catechismo o cultura?
Di fronte alla richiesta di inserire unora
di religione islamica nelle scuole, credo che
sarebbe importante far capire che lora di
religione cattolica non è unora di
catechismo, ma unora di formazione
culturale indispensabile per cogliere aspetti
fondamentali della vita, dellarte, delle
tradizioni del nostro Paese e anche per poter
meglio confrontarsi con altre religioni e altre
tradizioni. Non tutti hanno chiaro questo aspetto:
e forse è anche per questo che molti ragazzi,
soprattutto in Toscana, non la frequentano.
Marzia Verdini
Risponde don Gilberto Aranci, docente di teologia
pastorale
La
constatazione della scrivente secondo la quale
«sarebbe importante far capire che lora di
religione cattolica non è unora di
catechismo ma unora di formazione
culturale» mi permette di chiarire questa
distinzione che i Vescovi italiani fecero al
momento dellintesa concordataria con lo
Stato italiano avvenuta ormai molti anni fa. Una
distinzione che purtroppo non è stata recepita
in tutto il suo valore e significato religioso,
culturale ed umano, per motivi che sarebbe
interessante indagare.
Ad esempio studiosi ed esperti autorevoli insieme
a responsabili degli uffici scolastici delle
curie diocesane hanno rilevato che
linsegnamento della religione cattolica a
scuola viene spesso confuso con la catechesi
parrocchiale non solo da alunni e genitori ma
anche dagli stessi insegnanti che si propongono
come specialisti di questa disciplina scolastica.
Non sono certamente quegli insegnanti che in
quasi venti anni ho preparato in qualità di
docente di didattica dellInsegnamento della
religione cattolica (IRC).
Per un chiarimento di questa basilare distinzione
tra catechesi parrocchiale e insegnamento della
religione cattolica nella scuola richiamo qui due
punti chiave che furono alla base
dellIntesa del 1985, seguita
allAccordo concordatario dellanno
precedente.
Il primo punto riguarda la precisazione che
lIRC è configurato «nel quadro delle
finalità della scuola» (art. 9.2
dellAccordo 1984). Il che vuol dire una
presenza nella scuola, come disciplina scolastica
a tutti gli effetti, con tutti i limiti della
scuola pubblica di uno stato laico. Inoltre, dato
che ogni fatto di rilevanza culturale ha nella
scuola la sede propria di analisi e di studio non
si poteva non arrivare alla logica conclusione
che la religione cattolica, proprio perché
rappresenta una evidenza storico-culturale
significativa per la storia secolare del nostro
paese, può e deve essere studiata
nellambito delle finalità istituzionali
della scuola. Uno studio fatto con un
accostamento critico al patrimonio di segni e
valori della religione cattolica e più
ampiamente a quello della altre tradizioni
religiose di ieri e di oggi.
In sintesi si può dunque affermare che la
religione cattolica è trattata a scuola come
«oggetto culturale», di cui lalunno non
fa necessariamente esperienza diretta. Viene
perciò studiata in unottica e con gli
strumenti propri della ricerca culturale; è
quindi unelaborazione di un sapere e di
conoscenze sulla religione cattolica, ivi
compreso le sue radici e i suoi effetti storici e
culturali. Entrando poi nellarea della
formazione scolastica comune lIRC offre un
contributo specifico allo sviluppo della persona,
anche a prescindere dalla sua eventuale
appartenenza confessionale e della pratica
religiosa, per cui la disciplina scolastica
dellIRC è per sé stessa aperta a tutti
gli alunni che possono trovare orientamenti
opportuni, se non proprio soddisfacenti, alle
proprie domande esistenziali e acquisire
strumenti concettuali idonei a operare scelte
personali.
Un secondo punto riguarda la natura atipica di
questa disciplina scolastica così come emerge
contestualmente dallAccordo 1984, dalle
Intese successive e dai programmi didattici via
via elaborati. LIRC in quanto rientra nel
quadro orario settimanale delle lezioni è una
disciplina istituzionalmente curricolare ma al
tempo stesso è soggettivamente facoltativa, sia
perché è fruibile per libera scelta annuale sia
perché pone lalunno che non la sceglie
nello «stato di non obbligo» a seguire
attività scolastiche alternative (cfr. Corte
costituzionale, sentenza n. 13/1991).
È disciplina confessionale in quanto i contenuti,
relativi ai testi e alla storia della confessione
cristiano-cattolica, vengono insegnati da un
docente riconosciuto idoneo e proposto
dallautorità ecclesiastica, secondo
programmi e libri di testo controllati dalla
stessa autorità. Tale carattere confessionale ha
però delle precise limitazioni: lIRC deve
subordinarsi quanto a obiettivi e metodi al
quadro delle finalità laiche e dei procedimenti
critici della scuola (per cui si parla di
disciplina formalmente non confessionale negli
obiettivi e nei metodi, mentre è confessionale
nei contenuti materiali). Inoltre, poiché aperto
a tutti gli alunni e non ai soli credenti,
linsegnamento deve essere impartito «nel
rispetto della libertà di coscienza», con il
dovere etico-professionale di evitare ogni tipo
di indottrinamento, pressione ideologica o
tattiche proselitistiche; sono poi esclusi
durante lorario scolastico gli atti culto
ed è raccomandato, come previsto nei programmi
didattici, il confronto critico della posizione
della religione cattolica con quelle di altre
confessioni e religioni.
Dovrebbe allora risultare evidente la diversità
dellIRC dalla catechesi parrocchiale che ha
come finalità ultima leducazione della
fede del cristiano, liniziazione ai
sacramenti e laccompagnamento nella vita
cristiana e che si realizza allinterno
della comunità cristiana con metodi e strumenti
appropriati. Purtroppo anche per molte famiglie
cristiane, che chiedono per i loro figli la
preparazione ai sacramenti, rimane ignota e
sconosciuta questa distinzione credendo, senza
voler generalizzare, che linsegnamento
della religione a scuola sia un doppione del
catechismo e quindi un qualcosa di cui si può
fare anche a meno.
Credo che questa sia una delle ragioni,
evidentemente da verificare, per cui molte
famiglie, anche cattoliche, non scelgono per i
propri figli di avvalersi di questa importante
opportunità formativa costituita dallIRC
nella scuola. Sarebbe quindi non solo opportuno
ma necessario che nellambito delle
iniziative della pastorale familiare e non solo
di quella scolastica si facesse di tutto per far
conoscere e far apprezzare alle famiglie
limportanza di questa offerta educativa
religiosa.
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