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In Dialogo il Teologo Risponde
a cura della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale


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Il sangue di Cristo è stato versato «per molti» o «per tutti»?



Il Sangue di Cristo è stato versato per «molti» o per «tutti»? Il 14 aprile 2012 papa Benedetto ha inviato una lunga lettera ai vescovi tedeschi per fare chiarezza sulla formula di consacrazione del vino: il «pro multis» va tradotto «per molti» e non «per tutti». È una annosa diatriba linguistica nata con la riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II. Il Papa nella lettera alla conferenza episcopale della Germania richiama alla «corretta interpretazione» delle parole di Gesù. Ora mi chiedo: perché un richiamo ai vescovi tedeschi e non anche ai vescovi italiani? Infatti nella formula consacratoria del vino in italiano viene detto «per tutti».

Pier Paolo Allegri

Risponde don Gianni Cioli, docente di Teologia morale


Nell’intervento del lettore sono presenti tre interrogativi. Il primo è esplicito: «Il Sangue di Cristo è stato versato per “molti” o per “tutti”?». Il secondo è implicito: «Qual è il senso della lettera di Benedetto XVI a cui si fa riferimento?». Il terzo è nuovamente esplicito: «Perché non è stata indirizzata una lettera analoga anche ai vescovi italiani?».

Al primo interrogativo si deve rispondere senza ombra di dubbio che Cristo ha versato il suo sangue, cioè ha dato la sua vita, per tutti.

È lo stesso Benedetto XVI a sottolineare questa indiscutibile verità di fede nella lettera in questione: «Il fatto che Gesù Cristo, in quanto Figlio di Dio fatto uomo, sia l’uomo per tutti gli uomini, sia il nuovo Adamo, fa parte delle certezze fondamentali della nostra fede. Su questo punto vorrei solamente ricordare tre testi della Scrittura: Dio ha consegnato suo Figlio “per tutti”, afferma Paolo nella Lettera ai Romani (Rm 8,32). “Uno è morto per tutti”, dice nella Seconda Lettera ai Corinzi, parlando della morte di Gesù (2Cor 5,14). Gesù “ha dato se stesso in riscatto per tutti”, è scritto nella Prima Lettera a Timoteo (1Tm 2,6)» (Lettera di sua santità Benedetto XVI al presidente della conferenza episcopale tedesca).

Dal momento che però sia il Vangelo di Marco che quello di Matteo attribuiscono allo stesso Gesù l’espressione «sangue dell’alleanza versato per molti» (Mt 26,28; Mc 14,24), in relazione all’istituzione dell’eucaristia, si deve prendere atto che l’affermazione che Cristo ha versato il suo sangue per «per molti» corrisponde anch’essa a verità. Quello che è sbagliato è porre l’alternativa: «o per molti o per tutti». Non si deve cioè affatto pensare che dire che Cristo ha versato il suo sangue per «per molti» escluda l’universalità della salvezza. Sarebbe una riduzione di carattere giansenista.

Ma in che senso entrambe le affermazioni «per molti» e «per tutti» sono vere? Il papa, ricollegandosi anche al racconto del Vangelo di Luca dove Gesù dice «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi» (Lc 22,20), suggerisce di intendere il «per molti» in senso ecclesiale: «“Tutti” si muove sul piano ontologico - l’essere ed operare di Gesù comprende tutta l’umanità, il passato, il presente e il futuro. Ma di fatto, storicamente, nella comunità concreta di coloro che celebrano l’Eucaristia, Egli giunge solo a "molti" (…). I molti portano responsabilità per tutti. La comunità dei molti deve essere luce sul candelabro, città sul monte, lievito per tutti. Questa è una vocazione che riguarda ciascuno, in modo del tutto personale. I molti, che siamo noi, devono sostenere la responsabilità per il tutto, consapevoli della propria missione» (Lettera di sua santità Benedetto XVI…).

Riguardo al senso dell’intervento papale direi che non è un discorso semplice da affrontare in poco spazio senza rischiare di risultare riduttivi. Importanti questioni che emergono dalla lettera sono state recentemente oggetto di un interessante articolo di Francesco Pieri, Per una moltitudine. Sulla traduzione delle parole eucaristiche, apparso su Il Regno. Attualità 2012/10 (pp. 297-301) a cui mi premetto di rimandare.

Mi limito quindi a poche puntualizzazioni.

La lettera è indirizzata al presidente della Conferenza episcopale tedesca. In essa Benedetto XVI, richiamandosi alla Istruzione sulle traduzioni della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti Liturgiam authenticam (28 marzo 2001), afferma che nella traduzione dei testi liturgici dal latino alle diverse lingue nazionali ci si deve attenere al principio della corrispondenza letterale piuttosto che a quello dell’interpretazione. L’opzione di rendere il latino pro multis con «per tutti» andrebbe dunque ripensata perché risulta in definitiva un’interpretazione - indubbiamente corretta - ma non un’esatta traduzione.

La scelta del papa di scrivere direttamente al presidente della Conferenza episcopale tedesca nasce però da una precisa preoccupazione: scongiurare possibili divisioni proprio sul centro della preghiera eucaristica. Benedetto XVI riporta in effetti l’impressione che, in occasione della nuova edizione del Gotteslob, il repertorio tedesco dei canti e delle orazioni comprensivo delle preghiere eucaristiche, in «alcune parti dell’area di lingua tedesca» si interebbe «mantenere la traduzione "per tutti", anche qualora la Conferenza Episcopale tedesca convenisse a scrivere "per molti"». Il papa vuole dunque «prevenire una tale divisione nel luogo più intimo della (…) preghiera» (Lettera di sua santità Benedetto XVI…).

La puntualizzazione permette di rispondere anche all’ultimo quesito posto dal lettore: «perché un richiamo ai vescovi tedeschi e non (…) ai vescovi italiani?». Anche i nostri vescovi hanno in cantiere una nuova versione del Messale italiano (la terza) già approvata dalla CEI e attualmente all’esame della Congregazione per il culto. Si sa che «nel novembre 2010, nel corso di una riunione plenaria dell’episcopato italiano, soltanto 11 dei 187 vescovi presenti votarono in favore della formula "per molti"» (Pieri, Per una moltitudine, 298); tuttavia, se anche, su indicazione della Congregazione, la formula stabilita dovesse alla fine essere quella, non appaiono probabili in Italia resistenze a favore della vecchia versione, analoghe a quelle di area germanofona, tali da far prevedere un altro interevento del papa.

Certo, la perplessità dei vescovi può essere ragionevolmente motivata dal timore che un cambiamento della formula attualmente in uso possa essere equivocato come una riduzione in senso giansenista della fede cristiana o come una volontà di gettare discredito sulla riforma liturgica promossa dal Concilio. Anche per questo l’eventuale modifica della formula andrà accompagnata da un’accurata catechesi che sgombri il terreno da ogni equivoco, come il papa stesso ha caldamente auspicato.



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