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In Dialogo il Teologo Risponde
a cura della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale


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Cremazione: cosa dice la Chiesa sulla conservazione delle ceneri?




La Chiesa Cattolica per decenni è stata contraria al rito della cremazione per i praticanti cattolici. Ora, invece, si mostra d’accordo. Però non capisco come mai non si esprima sul fatto che ora le ceneri dei defunti si possano conservare in casa, oppure disperdere in un qualsiasi luogo, come oggi è pratica diffusa.


Monica Barbieri



Risponde don Gianni Cioli, docente di Teologia morale


E' noto che la Chiesa cattolica, a partire dal 1963, è passata dalla netta condanna all’accettazione della cremazione, almeno che questa non sia richiesta per ragioni che contrastano con le verità della fede, mantenendo comunque una preferenza per la sepoltura tradizionale.

In realtà la condanna non era stata sempre assoluta: nel periodo che va dal IV al XIX secolo, infatti, l’incenerizione dei cadaveri era prevista nei paesi cristiani in situazioni di emergenza, come nei casi di epidemia, senza che si ponessero particolari problemi teologici. Verso la fine del XIX secolo, essendo divenuta una scelta simbolica anticattolica favorita dalla massoneria, fu invece pesantemente censurata dalla Chiesa.

In contesti culturali non cattolici il costume della cremazione è stato spesso associato alla prassi di disperdere le ceneri dei defunti in spazi aperti, in mare, nei laghi e nei corsi d’acqua o di conservarle in casa. A partire dal 2001 le disposizione della legge italiana gradualmente recepite a livello regionale permettono anche nel nostro paese tale prassi.

La lettrice si chiede dunque quale sia la posizione della Chiesa cattolica in proposito e desidera un pronunciamento chiaro.

In effetti la Chiesa si è già espressa a vari livelli.

Per quanto riguarda la conservazione privata abbiamo una chiara indicazione in senso contrario della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti che, nel Direttorio su pietà popolare e liturgia del 2002, afferma al n. 254: «si esortino i fedeli a non conservare in casa le ceneri di familiari, ma a dare ad esse consueta sepoltura».

Il motivo per sconsigliare la conservazione privata delle ceneri è legato al valore simbolico dell’inumazione o della tumulazione in rapporto alla fede nella risurrezione finale. A questo si potrebbero aggiungere i rischi di un’elaborazione del lutto poco sana, per non dire feticistica: il tenere i resti del defunto in casa rischia di non facilitare il processo di distacco. Non è neppure da sottovalutare il rischio della mancanza di rispetto per il defunto, le cui spoglie finiscono, con l’affidamento a una persona privata, per risultare oggetto di proprietà di qualcuno che potrebbe disporne in maniera impropria.

Per quanto riguarda la dispersione delle ceneri abbiamo i pareri contrari di diversi episcopati nazionali. I vescovi francesi e quelli statunitensi si sono espressi negativamente già dal 1997 in due rispettivi documenti, Points de repère en pastorale des funérailles e Reflections on the body, Cremation and Catholich Funeral Rites. (Una traduzione italiana dei testi è reperibile in G. Cioli, «Conservazione e dispersione delle ceneri dei defunti: riflessioni teologico pastorali alla luce di alcuni interventi magisteriali», in Vivens homo 16[2005], 341-360).

L’episcopato italiano è sua volta intervenuto in maniera molto netta nel sussidio pastorale Proclamiamo la tua risurrezione dell’agosto 2007 a cura della Commissione per la liturgia della CEI. Le valutazioni negative espresse nel sussidio sono state riprese quasi alla lettera dalla Conferenza episcopale italiana nella recentissima nuova edizione del Rito delle esequie (2011) evitando però di concludere che la dispersione o la conservazione in casa delle ceneri debbano considerarsi necessariamente segno di una scelta compiuta per ragioni contrarie alla fede cristiana e che pertanto comportino la privazione delle esequie ecclesiastiche. Una simile conclusione finirebbe in effetti per risultare un processo alle intenzioni del defunto (cf. G. Cioli - C. Nardi, «La dispersione delle ceneri dei defunti. Problemi teologici, giuridici e pastorali», in Vivens homo 20[2009], 393-404).

Riporto il passaggio in merito del Rito delle esequie che, trattandosi di un libro liturgico, costituisce un testo di particolare autorevolezza: «La prassi di spargere le ceneri in natura oppure di conservarle in altri luoghi diversi dal cimitero, come, ad esempio, nelle abitazioni private, solleva molte domande e perplessità. La Chiesa ha molti motivi per essere contraria a simili scelte che possono sottintendere concezioni panteistiche o naturalistiche. Soprattutto nel caso di spargimento delle ceneri o di sepolture anonime si impedisce la possibilità di esprimere con riferimento a un luogo preciso il dolore personale e comunitario. Inoltre si rende più difficile il ricordo dei morti, estinguendolo anzitempo. Per le generazioni successive la vita di coloro che le hanno precedute scompare senza lasciare traccie» (Conferenza episcopale italiana, Rito delle esequie, Città del Vaticano 2011, 206).







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