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In Dialogo il Teologo Risponde
a cura della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale


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Si può affermare che musulmani e cristiani pregano lo stesso Dio?




Ho sentito dire da persona autorevole che «cristiani e musulmani pregano lo stesso Dio». La cosa mi è suonata strana, poi riflettendo mi sono venuti dei dubbi. È giusta questa affermazione?



Paolo Guarnieri



Risponde don Alfredo Jacopozzi, docente di storia delle religioni





Le semplificazioni registrate da questa lettera non pagano. Senza dubbio possiamo dire che c’è una certa «aria di famiglia» per quanto riguarda il discorso su Dio tra ebrei, cristiani e musulmani. Quest’aria che si respira è stata diversamente sintetizzata a partire da determinati aspetti, come «il grande albero dei monoteismi», l’unica fede dei «figli di Abramo», oppure come espressione delle «religioni profetiche». Ora, è altrettanto fuori dubbio che, al di là di quest’aria comune, ci siano profonde differenze che trasformano queste somiglianze in un potenziale conflitto.




L’unico vero Dio a cui rimandano le tre religioni monoteiste non è semplicemente e immediatamente lo stesso Dio. Non lo può essere, perché la relazione in cui si dà il riconoscimento dell’unico Dio non funziona allo stesso modo. Riguardo all’islam, è facile far notare come Allah creatore doni l’esistenza e la sussistenza a tutte le cose, ma non si doni mai nella creazione alle sue creature. I simboli religiosi che lo rappresentano rimangono in un regime di profonda esteriorità, per tutelare la sua signoria e assoluta trascendenza. Un esempio di questa differenza è il fatto che il Dio creatore non conosce nel Corano un sabato in cui si riposa. Si tratta di un antropomorfismo irriverente e blasfemo. Allah non ha bisogno di riposare, perché lui è pura attività che fa essere le cose. Ciò significa che Dio creatore non ha una dimensione in cui sta con sé, in un riposo nel quale introdurre le sue creature. In Allah non vi è traccia di comunione con le creature.



L’ebraismo, invece, ritiene che il Dio unico che crea e riempie della sua gloria l’universo intero, può essere contemplato nel suo riposo in cui ospita l’uomo giusto. Si apre così un codice di intimità e condivisione che l’islam non conosce affatto. Mentre nel cristianesimo si accentua ancora di più. Infatti, nell’agire del Figlio Gesù che compie «di sabato» le opere del Padre suo, la creazione è portata a compimento e Dio introduce l’uomo amato nel suo riposo, che è quello dei figli nel Figlio, un riposo che è dono dello Spirito Santo nella comunione dinamica e pacificante dell’amore trinitario.



Si tratta nel cristianesimo di una diversa presenza di Dio nell’intimo della sua creazione e dunque di una relazione molto diversa. Pertanto anche la preghiera che scaturisce da questa concezione di Dio presenta una diversa articolazione. La salat, la preghiera rituale che il devoto musulmano pratica cinque volte al giorno, è una preghiera che vuole esprimere l’essenza stessa dell’Islam, ossia la sottomissione individuale al Dio clemente e compassionevole, nel quale ogni uomo invoca rifugio. La preghiera liturgica cristiana è partecipazione sacramentale alla preghiera personale del Figlio Gesù Cristo, che continua incessantemente a pregare e lodare il Padre e, insieme a lui, a effondere il dono dello Spirito, nella preghiera della Chiesa.







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