

Crocefisso di
San Damiano in Argento

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Anche
Gesù può definirsi «salvato»? |
Durante una «lectio» sul brano
dellingresso di Gesù a Gerusalemme, il
relatore (un seminarista) propone una lettura del
passo di Zaccaria secondo il testo masoretico (la
versione ebraica della Bibbia ufficialmente in
uso fra gli ebrei) e in particolare invece di
tradurre: «Egli è giusto e vittorioso» traduce
«Egli è giusto e salvato» scatenando le
reazioni dei presenti , molti anchessi
seminaristi, per i quali il termine salvato mal
si adatta a Gesù, Salvatore e non salvato.
Consultando poi il libro «I profeti» del
cardinale Gianfranco Ravasi si legge,
relativamente allo stesso passo, «Egli (il Re
Messia)... sarà salvato da Dio - come dice
loriginale ebraico - cioè vittorioso».
Potrebbe, per favore, spiegarmi come si concilia
il termine originale salvato con Gesù Salvatore
che certamente non ha bisogno di essere
«salvato» da Dio?
Baldo Pipitone
Risponde
padre Filippo Belli, docente di Teologia Biblica
Il Nuovo Testamento in nessuna
occasione applica a Gesù lespressione
«salvato». È vero che Matteo (21,5) e Giovanni
(12,5) citano il testo di Zaccaria (9,9) dove
lespressione è contenuta, tuttavia proprio
la parte del versetto in cui il profeta parla del
re giusto e «vittorioso» (o «salvato») non è
citata dagli evangelisti in questione. Matteo e
Giovanni sembrano proprio aver evitato tale
dicitura del testo del profeta così che non è
possibile unambiguità in questo senso.
Inoltre è chiaro dai due racconti evangelici e i
loro paralleli in Marco e Luca che quello che
interessa gli evangelisti delloracolo di
Zaccaria è limmagine del re umile che
cavalca un asino e non il fatto che sia giusto e
vittorioso.
Una seconda annotazione però è da fare. Il
testo di Zaccaria 9,9-10 parla di un re ideale a
venire, per il quale il popolo deve gioire, un re
che assicurerà la pace tanto che non ci sarà
più bisogno di armi e guerre. Le caratteristiche
di tale re sono in qualche modo «divine», per
questo la sua figura è in qualche modo
messianica. Lindicazione di questa
caratterizzazione «divina» è data dal classico
binomio «giustizia e salvezza» che in altri
testi profetici e nei salmi è attribuito a Dio
stesso. Il re di cui parla Zaccaria è quindi
espressione della giustizia e della salvezza di
Dio che si riversano sulla sua missione. Per
questo motivo sia le traduzioni antiche (quella
greca «dei Settanta» e quella latina della
«Volgata») che quelle moderne non hanno mai
tradotto il verbo ebraico in questione (è un
niphal del verbo salvare) con «salvato», ma con
altre espressioni che indicano in lui il tramite
della salvezza. La versione greca traduce con
«che salva», la Volgata latina con
«salvatore» e le traduzioni moderne con
«vittorioso» oppure «che porta salvezza». Del
resto tradurre «giusto e salvato» può essere
letteralmente fedele al testo ebraico, ma poi
occorre capire cosa significa «salvato», una
espressione che può avere vari significati. È
quello che hanno cercato di capire i vari
traduttori nel corso della storia giungendo alla
conclusione che significa in qualche modo
«rivestito della salvezza di Dio».
Tuttavia il nostro lettore, al di là del brano
in questione, pone una domanda estremamente
interessante: Gesù è salvatore, ma si può dire
anche salvato?
Quando noi parliamo di salvezza, intendiamo
leffetto e lefficacia che ha su di
noi la Pasqua di Cristo, cioè il suo atto di
salvezza attraverso la sua morte e risurrezione.
In effetti siamo «salvati» in Lui, tramite Lui,
partecipando nel Battesimo e in tutti i
sacramenti della sua morte e risurrezione e della
vita nuova che ne è scaturita. Ma questa
salvezza Gesù ce lha «guadagnata»
vivendola personalmente, nel suo corpo, realmente
morendo e risorgendo. In questo senso Gesù
stesso è un «salvato», cioè è il primo che
ha sperimentato la potenza di risurrezione dentro
la morte. Non aveva bisogno di essere salvato dal
peccato, ma dai suoi effetti invece sì, in
particolare dalla corruzione della morte.
In questo senso si possono evocare alcuni testi
del Nuovo Testamento. In At 2,24 Pietro afferma
di Gesù: Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai
dolori della morte, perché non era possibile che
questa lo tenesse in suo potere. In Eb 5,7
lautore ci dice che Gesù nei giorni della
sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con
forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo
da morte, e fu esaudito per il suo pieno
abbandono. Fu esaudito non scampando la morte, ma
con la risurrezione. Con tale significato e solo
in questo, si può dire - a mio parere - che
anche Gesù è un «salvato», anzi il primo dei
«salvati», come dice San Paolo: il primogenito
dei risorti dai morti (Col 1,18).
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