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In Dialogo il Teologo Risponde
a cura della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale


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Che significato ha il numero 12 nell’Antico e nel Nuovo Testamento?



Il numero dodici ed i suoi multipli si ripetono molte volte nella Bibbia, nell’Apocalisse di San Giovanni ed anche nel Vangelo. Nell’Apocalisse San Giovanni parla di una moltitudine di centoquarantaquattromila segnati delle tribù dei figli di Israele. Le stesse tribù sono dodici. Ventiquattro, su ventiquattro scanni, sono i Vegliardi descritti sempre da San Giovanni. La Donna vestita di sole ha in capo una corona di dodici stelle.

Nel Vangelo, dodici sono gli Apostoli, tanto è vero che per mantenere lo stesso numero, viene chiamato Mattia, non appena morto Giuda. Quale significato hanno il numero dodici ed i suoi multipli nelle Sacre Scritture e per Isralele?

Gian Gabriele Benedetti


Risponde Giovanni Ibba, docente di Ebraico.


Questo numero ha senza dubbio una grande importanza nei testi delle Sacre Scritture e anche per Israele. Il dodici contiene un grande valore simbolico, non solo perché sottende una sua origine spazio-temporale, probabilmente derivata da altre culture come quella babilonese (in cui, per esempio, il numero rappresentava l’universo nella sua complessità interna: il duodenario che caratterizza l’anno, e lo zodiaco; il dodici indica la pienezza dell’anno, composto di dodici mesi), ma anche e soprattutto perché rappresenta il numero dell’elezione, quello del popolo di Dio.

I dodici figli d’Israele-Giacobbe sono gli antenati eponimi delle dodici tribù d’Israele (Gen 35,23s.; si veda anche la benedizione di Giacobbe al capitolo 49 del libro della Genesi): Ruben, Simeone, Levi, Giuda, Issacar, Zabulon, Giuseppe, Beniamino, Dan, Nèftali, Gad e Aser (cfr. anche Nm 26-5-51). Inoltre, nel libro dei Numeri (7,10s.), si legge che furono presentate le offerte per la dedicazione all’altare, a partire dal giorno in cui esso fu unto (cioè consacrato): ogni giorno che seguì, fino al dodicesimo, fu presentata un’offerta da parte di un rappresentante di ciascuna delle tribù d’Israele. Nel libro primo libro delle Cronache (24,7-19) vengono presentate le classi sacerdotali, dove si elencano 24 sacerdoti che devono prestare il loro servizio. Tale numero che si spiega in riferimento a un calendario di tipo lunare, poi non sarà lo stesso in altre epoche. In effetti, i multipli del dodici non avranno grande rilevanza come invece nel Nuovo Testamento. Piuttosto rivestirà maggiore attenzione il numero sette (la settimana) con i suoi multipli.

Il dodici, e non i suoi multipli, rimane fondamentale anche in senso escatologico: in modo prospettico, Ezechiele immagina nella nuova Gerusalemme una grande cinta muraria con dodici porte (Ez 48,31-35), lo stesso numero quindi delle tribù d’Israele, adesso disperse a causa dell’esilio e della distruzione del tempio per mano dei babilonesi. Ogni porta avrà infatti il nome di ognuna delle tribù d’Israele.

Non è un caso che Ezechiele dica che la città di Gerusalemme così come l’ha vista in visione, che sarà dunque destinata a tutte le tribù disperse, si chiamerà “Là è il Signore”, cioè, è là, all’interno di quelle mura e attraverso quelle dodici porte, che i figli d’Israele dovranno riunirsi. Proprio perché il numero dodici è quello dell’elezione d’Israele, che appunto si compone di dodici tribù, le prime comunità cristiane hanno preso lo stesso numero per indicare l’elezione degli apostoli da parte di Gesù, e i suoi multipli per mostrarne la sua dinamicità in rapporto all’umanità intera. Si tratta di una sorta di «moltiplicazione» dell’elezione mediante Gesù.









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