Adorazione
eucaristica: come è nata e quale significato ha?
La Chiesa, ad ogni livello, raccomanda la pratica
dellAdorazione Eucaristica. Questa liturgia
avviene con la presenza dellOstensorio che
contiene il Santissimo, rappresentato da
unostia consacrata in precedenza. Le chiedo:
da dove origina questa liturgia? Le prime
comunità cristiane celebravano lEucaristia,
facendo quello che facciamo noi adesso: il pane e
il vino consacrati venivano distribuiti poi tra i
presenti e una parte del pane veniva consegnata
ad un incaricato perchè lo portasse ai malati
che non avevavo potuto assistere alla
celebrazione. Le chiedo ancora: perchè noi
conserviamo questa specie divina, in cui
attribuiamo la presenza reale del Signore, a
tempo indeterminato, quasi fosse un bene di
consumo? Non sarebbe più comprensibile
considerare la presenza reale del Signore solo al
momento della transustanziazione, come facevano i
primi cristiani? Perchè poi racchiudere il
Signore in uno spazio limitato per poi esporlo,
come si fa con le reliquie, quando già mi sembra
un limite lo stesso edificio della chiesa?
Mario Falziroli
Risponde padre Giovanni Roncari docente di storia
della Chiesa
E' sicuramente vero, come nota il
signor Falziroli, che la Chiesa raccomanda, anche
in documenti recenti, ladorazione
eucaristica. Tra i libri liturgici ne esiste uno
intitolato «Rito della Comunione fuori della
Messa e culto eucaristico» dove vengono spiegate
le ragioni e le modalità della adorazione
eucaristica. Per capire bene tali ragioni e
modalità e rispondere alle domande del lettore
è opportuno interrogare la storia della chiesa e
in particolare la storia della eucarestia. Una
storia certamente complessa e articolata, ma che
ci permette di seguire lo sviluppo del pensiero
teologico e della prassi liturgica, di capirne
limportanza.
Nel Nuovo Testamento (vangeli sinottici, San
Paolo, San Giovanni) e nella tradizione dei primi
cristiani, leucarestia è il cibo da
mangiare e il sangue da bere: «prendete e
mangiate....prendete e bevete...» Questo è e
rimane lo scopo primo e fondamentale delleucarestia.
Non si può dire, invece, come sembra ritenere il
nostro lettore, che quel mangiate e bevete abbia
valore solo durante la celebrazione, terminata la
quale quel pane e quel vino non hanno più nessun
valore particolare. Interroghiamo la storia della
chiesa.
Un celebre passo di San Giustino, nella sua prima
apologia (siamo nel secondo secolo d.C) ci dice
come veniva celebrata la Messa da questi primi
cristiani. Dal testo emerge chiaramente la fede
nella reale presenza, come dirà in seguito la
teologia scolastica medievale, del Signore Gesù
nel pane e nel vino eucaristicizzati e che tale
presenza-significato non è limitata al momento
della celebrazione, poichè viene portata agli
assenti, senza limiti di tempo. Le testimonianze
al riguardo sono innumerevoli: chi non ricorda la
figura di san Tarcisio, esaltata dai distici di
papa Damaso (366-384), che difese con la vita
dalla profanazione dei pagani leucaristia
che portava ai malati?
Larcheologia e la pittura ci testimoniano
le prime custodie eucaristiche: scatolette di
avorio, di metallo da portare al collo per
portarla ai malati, in viaggio. Nelle
Costituzioni Apostoliche, una raccolta di leggi,
di preghiere, di usanze liturgiche nata
nellambiente antiocheno nel quarto secolo,
si legge alla fine della descrizione della Messa:
«Dopo che tutti e tutte abbiano comunicato, i
diaconi, raccolti i resti, li portino nel
pastoforio» (Libro VIII, 13) un luogo
particolare per conservarla che possiamo
considerare lantenato del nostro
tabernacolo.
Non finiremmo più di citare Padri della chiesa,
testi liturgici, usanze particolari al riguardo.
Lungi dallessere confinata sullaltare,
leucaristia parte da lì, va nelle case dei
fedeli, li segue nella loro vita quotidiana, nei
loro viaggi, soprattutto nellultimo viaggio,
il viatico. Questa presenza della eucaristia nei
luoghi più disparati, è per noi impensabile:
Novaziano (morto intorno al 258) si lamenta che
ci siano cristiani che dopo la celebrazione
vadano tranquillamente con leucarestia allo
stadio!, invece di portarla a casa secondo
luso. (De spectaculis III)
Mi sono dilungato, anche troppo, su questi
aspetti della antichità cristiana perchè sia
chiaro che la fede cristiana non ha mai ritenuto
leucaristia un mero simbolo valido soltanto
durante la celebrazione. Il passo dalla custodia
alla venerazione, anche pubblica, è breve e
anche comprensibile. Tuttavia è complicato e non
privo di ambiguità teologiche. Sono le
controversie teologiche medievali sul modo della
reale presenza del Signore nelleucaristia,
sul senso e significato dei segni eucaristici (transustanziazione)
che portano un rinnovamento della dottrina e
della prassi ecclesiale.
Si accentua con riti e preghiere la fede nella
reale presenza del Signore nel pane e nel vino
consacrati: processioni, benedizioni eucaristiche,
la stessa festa del Corpus Domini (istituita nel
1264) celebrano questa Presenza. Nascono in
questo periodo celebri preghiere che fanno parte
anche oggi del patrimonio eucologico della chiesa:
«adoro te devote» e «ave verum corpus» e
«pange lingua»... Il concilio di Trento (1545-1563)
respinge la dottrina protestante sulla Messa e
sul suo significato, ribadendo il valore
sacrificale della stessa e la reale presenza di
Cristo negli elementi consacrati. Nell800
si assiste ad un ulteriore sviluppo
delladorazione con la fondazione di
congregazioni eucaristiche, di congressi, unioni
per ladorazione notturna ecc... che si
muovono nella prospettiva della riparazione delle
offese al Signore presente, della consolazione al
Signore nascosto nel tabernacolo (il divin
prigioniero...). Agli inizi del secolo scorso san
Pio X inizia un cammino di riunione tra la
celebrazione e ladorazione con i decreti
sulla comunione frequente, sulla comunione ai
bambini ecc.
Questo cammino ha, a mio parere, il suo punto
più significativo nelle riforme liturgiche del
Concilio e post-concilio. Citiamo soltanto un
documento molto importante per quanto riguarda il
nostro problema: «Non sarà fuor di luogo
ricordare che lo scopo primario e originario
della conservazione nella chiesa delle sante
specie al di fuori della messa è lamministrazione
del viatico; scopi secondari sono la
distribuzione della comunione al di fuori della
messa e ladorazione di nostro signore Gesù
Cristo presente sotto quelle specie. Infatti la
conservazione delle sacre specie per gli infermi
fece sorgere la lodevole abitudine di adorare
questo cibo eucaristico, che è riposto nel
tempio. E invero questo culto di adorazione
poggia su valida e solida base, soprattutto
perchè la fede nella presenza reale del Signore
conduce naturlmente alla manifestazione esterna e
pubblica di quella fede medesima». (Eucharisticum
mysterium, n.49; 25-5-1976)
Appaiono allora chiare le ragioni della
adorazione eucaristica come prolungamento della
celebrazone-comunione eucaristica e che ad essa
rimanda. Di conseguenza anche le modalità
concrete della adorazione devono servire a
mettere bene in luce questa unità fra
celebrazione e adorazione: «Nelle esposizioni si
deve porre attenzione che il culto del santissimo
Sacramento appaia con chiarezza nel suo rapporto
con la messa: nellapparato
dellesposizione si eviti con cura tutto
ciò che potrebbe in qualche modo oscurare il
desiderio di Cristo, che istituì la santissima
eucaristia principalmente perchè fosse a nostra
disposizionecome cibo, rimedio e sollievo». (Rito
della comunione fuori della messa e culto
eucaristico, n.98)
Di tuttaltra natura è la venerazione (mai
ladorazione!) delle reliquie. E lo stesso
per lo spazio della chiesa che non intende essere
labitazione-limitazione del Signore (v.
Rito della dedicazione delle chiese). Ma, come si
dice, questo è un altro discorso e diverrebbe
troppo lungo.
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