21/04/2009 - Chi
è lautore del Vangelo di Giovanni?
Leggendo il libro del Santo Padre «Gesù di
Nazaret», il capitolo su Giovanni
lEvangelista mi ha confuso... ho sempre
creduto che lautore del quarto Vangelo
fosse Giovanni, il discepolo tanto amato...
perchè tanti interrogativi?
Anna
Risponde don Stefano Tarocchi, docente di Sacra
Scrittura
Il Vangelo di Giovanni, ultimo
fra i quattro Vangeli, ha sempre attratto
lattenzione dei suoi lettori come il
Vangelo spirituale, il Vangelo teologico. La data
della sua composizione (intorno agli anni 90,
nella città di Efeso) e la stessa struttura ne
fanno un elemento unico nel panorama del Nuovo
Testamento.
Almeno fino a qualche generazione fa, esso era
ritenuto pacificamente un Vangelo scritto da un
testimone diretto, un discepolo, a differenza
degli scritti di Marco e di Luca, che non erano
stati discepoli di Gesù. Le differenze con i
Sinottici erano spiegate con lintenzione
dellevangelista di completare le narrazioni
di questi ultimi, omettendo quelle parti su cui
essi si erano già dilungati.
Di conseguenza non fu sempre rispettato il
carattere peculiare del Quarto Vangelo, ad
esempio fino a negarne totalmente la storicità.
Fu affermato che Giovanni si sarebbe servito dei
Sinottici, ma ricostruendo alla sua maniera le
loro narrazioni, o viceversa che avrebbe usato
delle fonti totalmente non storiche.
Il suo autore presunto, «Giovanni, il figlio di
Zebedeo», già secondo la tradizione della
Chiesa antica (Papia di Gerapoli, Ireneo di Lione,
ecc.) è stato ritenuto così vicino alla persona
di Gesù da potersi fregiare del titolo di
«prediletto» e così rendere una testimonianza
unica sui gesti compiuti da Gesù.
È noto, infatti, che nel Quarto Vangelo spicca
la figura misteriosa di un discepolo, definito il
«discepolo prediletto». Nellultima cena
questi siede accanto a Gesù, cui chiede il nome
del traditore (13,23-25). Il «discepolo
prediletto» è accanto alla madre di Gesù
nellora della croce (19,26-27). Il
«discepolo prediletto» corre con Simon Pietro
al sepolcro (20,1-8) e partecipa alla pesca sul
mare di Tiberiade, quando riconosce il Signore (21,6-7).
Il «discepolo prediletto», infine, segue Gesù
e Simon Pietro, quando riceve il mandato
pastorale: di lui Gesù afferma a Pietro che egli
rimarrà in vita fino alla sua venuta (21,20-23).
Per la verità, un altro «discepolo», anonimo,
compare nella scena della vocazione dei discepoli
di Giovanni (1,35-38.40). E, ancora, nel momento
della passione, Simon Pietro segue Gesù con un
«altro discepolo», di nuovo anonimo, che lo
introduce al sommo sacerdote (18,15-16), con il
cui ambiente sembra avere dimestichezza. Ma non
pare si tratti del «discepolo prediletto», da
cui lo dividono non pochi dettagli. Per di più
si afferma che questo «discepolo prediletto» ha
«scritto» lo stesso Vangelo: «Questo è il
discepolo che rende testimonianza su questi fatti
e li ha scritti; e noi sappiamo che la sua
testimonianza è vera» (21,24).
Non ci si è fermati a pensare al solo Giovanni
di Zebedeo nello sforzo di dare un volto a questa
misteriosa figura, di cui non cè traccia
nella tradizione evangelica extra-giovannea:
alcuni hanno pensato ad altri personaggi del
Nuovo Testamento: Lazzaro, o Giovanni Marco (ovvero
Marco, autore del Vangelo omonimo), per esempio.
Altri hanno sostenuto che il «discepolo
prediletto» non sia una persona in carne ed ossa
ma un simbolo ed un modello del discepolo
perfetto. Si può tuttavia osservare come la
stessa Madre di Gesù, senza essere chiamata per
nome, è presente in alcune scene che si trovano
solo in questo Vangelo (lepisodio di Cana e
la scena della crocifissione: 2,3-12; 19,25-27),
ma a nessuno verrebbe in mente di negarne
lesistenza reale.
Altri, infine, hanno concepito una teoria più
complessa: il «discepolo prediletto», che
durante il ministero di Gesù si trovava in
secondo piano tra tutti gli altri, tanto che i
Sinottici lo ignorano, avrebbe assunto un ruolo
molto importante nella «comunità giovannea» (=
il gruppo da cui ha avuto origine il Vangelo), di
cui è probabilmente allorigine, tanto da
poter competere con lo stesso Pietro
nellessere discepolo (cap. 21).
Non tutti concordano con questa interpretazione,
anche se suggestiva. Personalmente ritengo che la
tradizione antica, che pensa al «discepolo
prediletto» come Giovanni di Zebedeo, anche se
non senza problemi, sia da considerarsi la più
probabile. Questo non significa che le due figure
del «discepolo prediletto» e
dell«evangelista» (= colui che
materialmente ha scritto il Vangelo) coincidano.
Se, infatti, il Quarto Vangelo dice con chiarezza
che il «prediletto» è «il discepolo che rende
testimonianza su questi fatti e li ha scritti» (21,24),
è pur vero che nella «prima finale» del
Vangelo (20,30-31) si parla dello scrivere in
maniera più generica, come pure nella scena
della crocifissione si accenna in maniera diversa
alla stessa testimonianza: «Chi ha visto ne dà
testimonianza e la sua testimonianza è vera ed
egli sa che dice il vero, perché anche voi
crediate» (19,35).
Chi scrive il Vangelo ha un legame profondo con
il «discepolo prediletto», senza essere stato
un testimone oculare; è forse un suo discepolo,
ed appartiene alla «comunità giovannea».
Costui ha profondi legami con la geografia, anche
minuta della Palestina, e delle istituzioni del
giudaismo. Allinterno della comunità
giovannea egli vive tutto il travaglio del
progressivo distacco dal mondo giudaico, mentre
si va affinando la comprensione della figura di
Gesù, accentuandone la dimensione divina.
Dobbiamo, in ultimo, pensare ad una composizione
finale - o persino ad un diverso altro autore -
che completa il Vangelo, senza alterare nulla, e
vi aggiunge il capitolo 21, dopo la morte del
«discepolo prediletto». Secondo altri studiosi,
sarebbe stato proprio l«evangelista» a
far trovare un posto nel Quarto Vangelo al
«discepolo prediletto», oscurando la figura di
Giovanni di Zebedeo, per sostituirla con la
figura misteriosa che si incontra nelle sue
pagine. Se così fosse, la successiva
identificazione tradizionale del «prediletto»
con il figlio di Zebedeo avrebbe
unulteriore giustificazione. Infatti, «con
unironia degna del vangelo stesso» - come
ha scritto uno studioso -, alla fine del II
secolo Giovanni di Zebedeo avrebbe assunto di
nuovo il ruolo dal quale era stato estromesso.
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