Il corpo della
resurrezione
Dunque
risorgeremo tutti avendo corpi eterni ma non
simili. Ma se uno è giusto riceve un corpo
celeste perché possa degnamente muoversi tra gli
angeli. Se qualcuno è peccatore riceve un corpo
eterno capace di sopportare la pena dei peccati,
perché bruciando nel fuoco eterno non si consuma
mai. E giustamente Dio si comporta in questo modo
con l'una e l'altra categoria. Nulla da noi viene
fatto senza il corpo. Bestemmiamo con la bocca e
preghiamo con la bocca. Fornichiamo con il corpo,
col corpo siamo puri. Rubiamo con la mano, diamo
l'elemosina con la mano ed altre cose simili.
Poiché ad ogni cosa serve il corpo, anche nel
futuro esso partecipa di quello che ha fatto.
Risparmiamo, dunque, il corpo e non abusiamone
come di cose altrui. Non diciamo come gli eretici
che la veste del corpo è estranea, ma
rispettiamola come propria. Dovremo rendere conto
al Signore di tutte le cose fatte mediante il
corpo. Non dire nessuno mi vede, non credere che
non vi sia testimone per le cose fatte. Spesso
non è presente l'uomo, ma il Creatore è un
testimone leale, rimane fedele nel cielo e
osserva quanto avviene. Le macchie del peccato
rimangono nel corpo. Come per una piaga estesa
nel corpo, anche se c'è stata una cura, rimane
la cicatrice, così anche il peccato ferisce l'anima
e il corpo, e i segni delle cicatrici rimangono
in tutti. Si cancellano solo in quelli che
ricevono il lavacro. Dio sana le antiche ferite
dell'anima e del corpo mediante in battesimo.
Contro le future premuniamoci noi stessi, tutti
in comune, per custodire pura la veste del corpo
e non perdere la realtà, la salvezza celeste,
per una vile fornicazione o lascivia o qualche
altro peccato, ma per ereditare il regno eterno
di Dio, di cui con la sua grazia renda degni
tutti voi.
Cirillo di Gerusalemme, catechesi prebattesimali
18, 19-20
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