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"La famiglia, dono e impegno, speranza dell'umanità"
La Famiglia nel Sentimento e nelle Parole di Giovanni P. II
 
"Il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola" (Mt 19, 4-5). "Così che - aggiunge Gesù - non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi" (Mt 19, 6).



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L'anziano valore nel tessuto familiare e sociale





1. Domani la liturgia farà memoria dei santi Gioacchino e Anna, che la tradizione, risalente al Vangelo apocrifo di Giacomo, venera come genitori della Beata Vergine Maria. La circostanza mi induce a spendere una parola sull'età anziana e sul suo valore, tenendo conto anche del fatto che il 1999 è l'anno internazionale dell'anziano.

La cosiddetta "terza età" è anzitutto un valore in sé, per il fatto stesso della vita che si prolunga, e la vita è dono di Dio. Essa è poi portatrice di peculiari "talenti", grazie al patrimonio di esperienze, conoscenze, insegnamenti di cui l'anziano è custode. Per questo, in tutte le culture l'anzianità è sinonimo di saggezza e di equilibrio. Con la sua stessa presenza, la persona anziana ricorda a tutti, e specialmente ai giovani, che la vita sulla terra è una "parabola" con un suo inizio ed una sua fine: per trovare la sua pienezza essa chiede di riferirsi a valori non effimeri e superficiali, ma solidi e profondi.

2. Nelle società ad avanzato sviluppo industriale e tecnologico, la condizione degli anziani è ambivalente: da una parte, essi sono sempre meno integrati nel tessuto familiare e sociale; dall'altra, invece, il loro ruolo diventa sempre più importante, soprattutto per la cura e l'educazione dei nipoti. Le giovani coppie, infatti, trovano nei "nonni" un aiuto spesso indispensabile.

Per un verso, dunque, l'anziano è emarginato e per l'altro è ricercato. Tutto ciò denuncia lo squilibrio tipico di un modello sociale dominato dall'economia e dal profitto, che tende a penalizzare le fasce "non produttive", considerando le persone più per la loro utilità che per se stesse.

3. In tale contesto, è quanto mai necessario attingere alle fresche sorgenti della divina Rivelazione la verità sull'uomo e, in particolare, sull'anziano. Nella Sacra Scrittura la vecchiaia è circondata di venerazione (cfr 2 Mac 6, 23). Il giusto non chiede di essere privato della vecchiaia e del suo peso; al contrario, così egli prega: «Sei tu, Signore, la mia speranza, la mia fiducia fin dalla mia giovinezza... E ora, nella vecchiaia e nella canizie, Dio, non abbandonarmi, finché io annunzi la tua potenza, a tutte le generazioni le tue meraviglie» (Sal 71[70], 5.18).

Alle soglie del Nuovo Testamento, sono proprio Gioacchino e Anna che preparano la venuta del Messia accogliendo Maria come dono di Dio ed offrendola al mondo quale immacolata "arca della salvezza". A loro volta, poi, secondo l'apocrifo Vangelo di Giacomo, essi sono accolti e venerati dalla santa Famiglia di Nazaret, la quale diventa così modello di premurosa assistenza nei loro confronti.

Invoco dai santi Gioacchino e Anna e, soprattutto, dalla loro eccelsa Figlia, la Madre del Salvatore, intelligenza d'amore per gli anziani, perché nella nostra società "ogni famiglia, in tutte le sue componenti, sappia custodire, rivelare e comunicare l'amore" (Familiaris consortio, 17).


GIOVANNI PAOLO II ANGELUS
Domenica, 25 luglio 1999


















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