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"La famiglia, dono e impegno, speranza dell'umanità"
La Famiglia nel Sentimento e nelle Parole di Giovanni P. II
 
"Il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola" (Mt 19, 4-5). "Così che - aggiunge Gesù - non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi" (Mt 19, 6).



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2. "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto" (Mt 2, 13).

Giuseppe udì queste parole nel sonno. L'angelo l'aveva avvertito di fuggire con il Bambino, perchè era minacciato da un pericolo mortale. Dal Vangelo appena letto veniamo a sapere di coloro che attentavano alla vita del Bambino. In primo luogo Erode, ma poi anche tutti i suoi seguaci. In questo modo la liturgia della parola guida il nostro pensiero verso il problema della vita e della sua difesa. Giuseppe di Nazaret, che salvò Gesù dalla crudeltà di Erode, ci si presenta in questo istante come un grande sostenitore della causa della difesa della vita umana, dal primo istante del concepimento sino alla morte naturale. Vogliamo, dunque, in questo luogo raccomandare alla divina Provvidenza e a san Giuseppe la vita umana, specialmente quella dei bambini non ancora nati, nella nostra Patria e nel mondo intero. La vita ha un valore intoccabile e una dignità irripetibile, specialmente perchè - come leggiamo oggi nella liturgia - ogni uomo è chiamato a partecipare alla vita di Dio. San Giovanni scrive: "Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!" (1 Gv 3, 1).

Con lo sguardo della fede possiamo rilevare con una particolare chiarezza l'infinito valore di ogni essere umano. Il Vangelo, annunziando la buona novella di Gesù, reca anche la buona novella dell'uomo, della sua grande dignità, insegna la sensibilità nei riguardi dell'uomo. Di ogni uomo che, in quanto dotato di un'anima spirituale, è "capace di Dio". La Chiesa difendendo il diritto alla vita si richiama ad un livello più ampio, ad un livello universale che obbliga tutti gli uomini. Il diritto alla vita non è una questione di ideologia, non è solo un diritto religioso; è un diritto dell'uomo. Il più fondamentale diritto dell'uomo! Dio dice: "Non uccidere"! (Es 20, 13). Questo comandamento è al contempo un fondamentale principio e una norma del codice morale, iscritto nella coscienza di ogni uomo.

La misura della civiltà, una misura universale, perenne, comprendente tutte le culture, è il suo rapporto con la vita. Una civiltà che rifiutasse gli indifesi, meriterebbe il nome di civiltà barbara, anche se riportasse grandi successi nel campo dell'economia, della tecnica, dell'arte e della scienza. La Chiesa, fedele alla missione ricevuta da Cristo, nonostante le debolezze e le infedeltà di molti suoi figli e di molte sue figlie, ha portato con coerenza nella storia dell'umanità la grande verità sull'amore del prossimo, ha attenuato le divisioni sociali, ha superato le differenze etniche e razziali, si è chinata sugli infermi e sugli orfani, sugli anziani, sugli handicappati e sui senza casa. Ha insegnato con le parole e con i fatti che nessuno può essere escluso dalla grande famiglia umana, che nessuno può essere spinto al margine della società. Se la Chiesa difende la vita non nata è perchè essa guarda anche con amore e sollecitudine ogni donna che deve partorire.

Qui, a Kalisz, dove san Giuseppe, questo grande difensore e premuroso protettore della vita di Gesù, è venerato in modo particolare, voglio ricordarvi le parole che Madre Teresa di Calcutta rivolse ai partecipanti alla Conferenza Internazionale su "Popolazione e Sviluppo", convocata dall'Organizzazione delle Nazioni Unite al Cairo nel 1994: "Vi parlo dal profondo del cuore, parlo ad ogni uomo in tutti i paesi del mondo . . . alle madri, ai padri e ai figli nelle città, nelle cittadine e nei villaggi. Ognuno di noi oggi è qui grazie all'amore di Dio che ci ha creati, e ai nostri genitori, che ci hanno accolti e hanno voluto darci la vita. La vita è il più grande dono di Dio. E' per questo che è penoso vedere cosa accade oggi in tante parti del mondo: la vita viene deliberatamente distrutta dalla guerra, dalla violenza, dall'aborto. E noi siamo stati creati da Dio per cose più grandi: amare ed essere amati. Ho spesso affermato, e io ne sono sicura, che il più grande distruttore di pace nel mondo di oggi è l'aborto. Se una madre può uccidere il suo proprio figlio, che cosa potrà fermare te e me dall'ucciderci reciprocamente? Il solo che ha il diritto di togliere la vita è Colui che l'ha creata. Nessun altro ha quel diritto; né la madre, né il padre, né il dottore, né un'agenzia, né una conferenza, né un governo . . . Mi terrorizza il pensiero di tutti coloro che uccidono la propria coscienza, per poter compiere l'aborto. Dopo la morte ci troveremo faccia a faccia con Dio, Datore della vita. Chi si assumerà la responsabilità davanti a Dio per milioni e milioni di bambini ai quali non è stata data la possibilità di vivere, di amare e di essere amati? . . . Un bambino è il dono più grande per la famiglia. Per la nazione. Non rifiutiamo mai questo dono di Dio". Questa lunga citazione appartiene a Madre Teresa di Calcutta. Sono contento che Madre Teresa abbia potuto parlare a Kalisz.

3. Cari Fratelli e Sorelle, siate solidali con la vita. Rivolgo questo appello a tutti i miei connazionali, indipendentemente dalle convinzioni religiose di ciascuno. Lo rivolgo a tutti gli uomini, senza escluderne alcuno. Da questo luogo, ripeto ancora una volta quanto ho detto nell'ottobre dello scorso anno: "Una nazione che uccide i propri figli è una nazione senza futuro". Dovete credere che non mi è stato facile dire queste cose pensando alla mia Nazione, ma io desidero per essa un futuro, un futuro meraviglioso. E' necessaria, dunque, una generale mobilitazione delle coscienze e un comune sforzo etico, per mettere in atto la grande strategia della difesa della vita. Oggi il mondo è diventato l'arena della lotta per la vita. Continua la lotta tra la civiltà della vita e la civiltà della morte. Perciò è così importante l'edificazione della "cultura della vita": la creazione di opere e di modelli culturali, che sottolineino la grandezza e la dignità della vita umana; la fondazione di istituzioni scientifiche ed educative che promuovano una giusta visione della persona umana, della vita coniugale e familiare: la creazione di ambienti che incarnino nella pratica della vita quotidiana l'amore misericordioso che Dio elargisce ad ogni uomo, specialmente all'uomo che soffre, che è debole e povero non nato.

So che in Polonia si fa molto per la questione della difesa della vita. Sono molto grato a tutti coloro che, in varie forme, si prodigano in quest'opera di edificazione della "cultura della vita". In modo particolare esprimo la mia gratitudine e il mio apprezzamento a quanti nella nostra Patria, con grande senso di responsabilità davanti a Dio, davanti alla propria coscienza e alla nazione, difendono la vita umana e sostengono la dignità del matrimonio e della famiglia. Ringrazio di tutto cuore la Federazione dei Movimenti per la Difesa della Vita, le Associazioni delle Famiglie Cattoliche e tutte le altre organizzazioni ed istituzioni, sorte molto numerose negli ultimi anni nel nostro Paese. Ringrazio i medici, le infermiere e le persone che difendono la vita dei non nati. E chiedo a tutti: vegliate sulla vita! Continuate a difendere la vita! Questo è il vostro grande contributo alla costruzione della civiltà dell'amore. Possano le schiere dei difensori della vita aumentare progressivamente! Non vi perdete d'animo! Questa è una grande missione affidatavi dalla Provvidenza.

Vi benedica Dio da cui prende origine ogni vita. Fin dai tempi in cui ero Pastore, Vescovo, Cardinale, in Polonia sono in debito nei confronti di alcune persone che hanno collaborato con me con generosità e con coraggio nella difesa della vita. Oggi desidero di nuovo ringraziarli di cuore per tutto ciò. Dio ve ne renda merito!

4. Il dovere del servizio grava su tutti e su ciascuno, ma tale responsabilità grava in modo particolare sulla famiglia che è una "comunità di vita e d'amore" (Gaudium et spes, 48).

Fratelli e Sorelle, non dimenticate neanche per un istante quale grande valore costituisca in se stessa la famiglia. Grazie alla presenza sacramentale di Cristo, grazie al patto liberamente stipulato, con cui i coniugi si donano reciprocamente, la famiglia è una comunità sacra. E' una comunione di persone unite dall'amore, di cui san Paolo scrive così: "L'amore si compiace della verità. Tutto copre tutto crede, tutto spera, tutto sopporta e non avrà mai fine" (cfr 1 Cor 13, 6-8). Ogni famiglia può costruire un tale amore. Ma esso è raggiungibile nel matrimonio soltanto ed esclusivamente se i coniugi diventano "un dono sincero di sé" (Gaudium et spes, 24), incondizionatamente e per sempre, senza porre alcun limite. Quest'amore coniugale e familiare viene costantemente nobilitato, perfezionato da comuni preoccupazioni e gioie, dal sostenersi nei momenti difficili. Ciascuno dimentica se stesso per il bene dell'amato. Un vero amore non si estingue mai. Diventa fonte di forza e di fedeltà coniugale. La famiglia cristiana, fedele alla sua alleanza sacramentale, diventa un autentico segno del gratuito e universale amore di Dio per gli uomini. Quest'amore di Dio costituisce il centro spirituale della famiglia e il suo fondamento. Attraverso questo amore la famiglia nasce, si sviluppa, matura ed è fonte di pace e di felicità per i genitori e per i figli. E' un vero nido di vita e di unità.

Cari Fratelli e Sorelle, coniugi e genitori, il sacramento che vi unisce tra voi, vi unisce in Cristo! Vi unisce con Cristo! "Questo mistero è grande"! (Ef 5, 32). Dio "vi ha donato il suo amore". Egli viene da voi ed è presente in mezzo a voi e dimora nelle vostre anime. Nelle vostre famiglie! Nelle vostre case! Lo sapeva bene san Giuseppe. Per questo non esitò ad affidare a Dio se stesso e la sua Famiglia. In virtù di tale abbandono compì fino in fondo la sua missione, affidatagli da Dio nei riguardi di Maria e del suo Figlio. Sostenuti dall'esempio e dalla protezione di san Giuseppe, offrite una costante testimonianza di dedizione e di generosità. Proteggete e circondate di premura la vita di ogni vostro figlio, di ogni persona, specialmente dei malati, dei deboli e degli handicappati. Date testimonianza dell'amore per la vita e condividetela con generosità.

Scrive san Giovanni: "Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente" (1 Gv 3, 1). L'uomo adottato in Cristo come figlio di Dio, è veramente partecipe della figliolanza del Figlio di Dio. E perciò san Giovanni, sviluppando il suo pensiero, continua così: "Carissimi, noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perchè lo vedremo così come egli è" (1 Gv 3, 2). Ecco l'uomo! Ecco la sua piena, indicibile dignità! L'uomo è chiamato ad essere partecipe della vita di Dio; a conoscere, illuminato dalla fede, e ad amare il suo Creatore e Padre, prima mediante tutte le sue creature qui sulla terra, e poi nella beatifica visione della sua divinità nei secoli.

Ecco l'uomo! Nell'itinerario del Congresso Eucaristico quest'uomo si rivela ad ogni passo.

L'uomo nella comunità della famiglia e della nazione!

L'uomo, partecipe della vita di Dio!


CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA DAVANTI
AL SANTUARIO DI SAN GIUSEPPE
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Kalisz - Mercoledì, 4 Giugno 1997



















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