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TEOFANE IL RECLUSO


Nascita 1815 - Morte 1894 - Venerato da Chiesa ortodossa russa - Canonizzazione 1988 - Ricorrenza 10 gennaio



DIARIO DELLA PREGHIERA


Terza Parte


Il Santo del Calendario:
Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre











91) Dio misericordioso vuole che le sue creature ragionevoli vivano nella gioia. Alcuni godono del loro benessere, altri, che hanno perduto il benessere, si consolano con la convinzione che questo stato è, in relazione ad essi, insostituibile mezzo per la riconquista del benessere qui o, cosa migliore, nell'al di là. Non sottomettersi benevolmente a ciò che Dio ha destinato potrebbe significare privarsi degli effetti salutari delle circostanze avvenute; può, irreparabilmente, nuocere a se stesso.

92) Come precursori delle tentazioni e dei movimenti passionali vi sono i pensieri frequenti su queste cose, e il permettersi concessioni e consolazioni della carne. Bisogna essere vigilanti.

93) Una cosa è riflettere sui temi della fede e altra è credere. Nel credere non si aggiunge nulla di nuovo, ma vi è un altro atteggiamento del cuore e un altro gusto delle cose conosciute.

94) Accade che, anche se non facciamo nulla di cattivo, il cuore non sta bene. Dio rigetta un tale, anche se egli apparentemente non è cattivo. Guarda se non appartieni a questa specie di uomini anche tu!

95) Dio organizza la salvezza di ognuno in questo modo: chi è degno viene attratto da Dio al Figlio; il Figlio riceve colui che gli si avvicina; quando lo accetta la grazia dello Spirito santo, essa lo trasforma. Questa è la prima fase preparatoria. Perdura sino al momento in cui il cuore risponde; allora l'uomo si offre pienamente alla onnipotenza divina, perché Dio agisce in tutti.
Da quel momento comincia l'azione divina per mezzo delle forze umane, lo stato, cioè, della divino-umanità. questa è la seconda fase.
Il terzo periodo porta lo stato di pace con Dio, il cui vero luogo è là, ma il cui inizio viene posto qui.
La gran parte degli uomini si trova nella prima fase, alcuni nella seconda; la terza è raggiunta da pochi in questa vita, ma nell'al di là arriveranno tutti ugualmente alla beatitudine eterna.

96) Nessuno conosce Dio-Padre se non Dio-Figlio e Dio-Spirito santo; e nessuno il Figlio se non il Padre e lo Spirito santo; e nessuno conosce lo Spirito santo se non il Padre e il Figlio. Da questa reciproca conoscenza e da questo mutuo volere e comune esistenza, questi tre, che convergono in uno, possiedono un'unica conoscenza, un'unica volontà e un unica azione.
Dato che le tre persone sono in uno, tutte sono in tutto. Mai una persona è sola in qualche cosa, tranne nel nascere e nel procedere. Ma, in proposito a quest'ultimo, bisogna dire che il Padre, generando il Figlio, in nessun modo separa la sua persona da lui e dallo Spirito; e quando fa procedere lo Spirito, non separa la sua persona da sé e dallo Spirito. Il Figlio nascendo, non si separa dal Padre e dallo Spirito; e lo Spirito, procedendo, non si separa dal Padre né dal Figlio. Il Padre genera il Figlio e lo Spirito santo senza farsi superiore e maggiore di essi. Ugualmente il Figlio che nasce dal Padre e lo Spirito santo che procede dal Padre non diventano per questo inferiori, ma rimangono coesistenti con lui, non diventano minori di lui, ma sono uguali a lui in tutto.

97) Le persone della SS. Trinità si conoscono a vicenda e in questa conoscenza si uniscono; conoscono ciò che ognuna di esse ha come proprio, ciò che hanno le altre e anche la sostanza che è comune. il Padre, generando il Figlio e facendo procedere lo Spirito, conosce sia la sostanza sia ciò che è proprio a ognuno. il Figlio generato conosce la sua sostanza e ciò che è proprio al Padre e allo Spirito. Anche lo Spirito che procede conosce la sostanza e ciò che è proprio del Padre e del Figlio. In questo modo in essi rimane l'unica conoscenza dell'unica sostanza, cioè la conoscenza che, nella Trinità delle persone, esiste un solo Dio.

98) Nella nostra situazione presente le tentazioni sono necessarie. Ci troviamo in una situazione di cattività. Siamo come uno che riesce a fuggire dal castello nemico, ma, finché non raggiunge le frontiere della propria patria, deve soffrire ancora molto; così è anche per noi.

99) La conoscenza degli oggetti di fede è di tre tipi:
- riflessiva, ossia dotta;
- scaturente dall'esperienza, raggiunta con le fatiche della purificazione del cuore;
- infine, la conoscenza viva, data per mezzo dell'entrata nella sfera della luce.
Quest'ultima è la vera contemplazione, i cui inizi si trovano già nel secondo grado di conoscenza.

100) Raggiungere la visione delle cose spirituali è opera della preghiera. Ma la preghiera orale da sola non basta, bensì quella di poche parole unita al pensiero di Dio.

101) Quando mettono in azione un organetto, esso, in seguito, suona da solo. Così anche il nemico introduce nell'anima un falso desiderio, si allontana e osserva. Il desiderio si protrae e vive da solo. E quando finisce il primo desiderio, il nemico accorre e, con furbizia, insinua un altro desiderio, di nuovo si allontana e guarda. Quando finisce questo, accorre e introduce il terzo, e così di seguito. Quando lo scacciano con una risoluta rinuncia a ogni falso desiderio, egli si allontana, ma non troppo; guarda come potrebbe introdurre nuovamente, da un'altra parte, il suo falso desiderio. Non se ne va finché non ottiene il successo del suo agire. Tale è la sua continua opera.
Quando insieme con il desiderio appare il movimento della passione, egli accorre per attrarre e raggiungere il consenso, sia pieno che imperfetto. Riuscito in questo, insegna, in seguito, come condurre ciò che si è pensato all'opera. Non vi è un momento in cui egli perda di vista l'anima e smetta le sue cattive intenzioni contro di essa.

102) Quelli che vogliono impossessarsi di una fortezza, prima sparano contro di essa e poi conducono l'attacco. Lo stesso accade nel combattimento spirituale. Il nemico, all'inizio, spara con le pallottole dei cattivi pensieri; dopo, quando vede che la resistenza si è indebolita, realizza un forte attacco risvegliando le passioni. Se nel primo periodo l'anima riesce a tenere fortemente, come si deve, resisterà virilmente anche nel secondo.

103) Il nemico seduce con il piacere del peccato. Anche il Signore, distraendoci dal peccato, dà ai penitenti, convertiti sulla giusta strada, la possibilità di sentire la dolcezza della vita nella pace con lui e con la coscienza. Tale dolcezza è più pura, più luminosa e pacifica della dolcezza del peccato, sempre offuscata e insoddisfatta. Per questo colui che ha esperienza della dolcezza del Signore possiede un'arma più forte per resistere all'attrazione della dolcezza peccaminosa del nemico.

104) Quando avverti l'impulso di fare qualche cosa in modo sempre più rapido, sappi che ciò viene dal nemico per tuo danno o beffa, anche se ciò potrebbe apparire come luminoso.

105) Lo spirito di Cristo consiste nel disprezzo di se stesso e nella prontezza al sacrificio per la gloria di Dio e per le sofferenze del prossimo. Esso si ripercuote su tutta l'essenza dell'uomo. I demoni, appena lo sentono, scappano il più lontano possibile.

106) Il nemico cerca senza posa di macchiarci con le sue impurità, e riesce a gettare in noi la polvere dei pensieri cattivi e, spesso, anche sentimenti peccaminosi. Questo accade quando l'uomo dorme, quando non vi presta attenzione. Quando si sveglia e lo nota, deve subito purificarsi, affinché non ne rimanga alcuna traccia. Con che cosa? Con il nome del Signore Gesù, il quale tiene il badile nelle sue mani. Il manico di questo badile è la penitenza, la contrizione e la risoluzione che in seguito non verranno ammesse le piante nemiche per disattenzione. La mano con la quale si prende quel badile è la fede e la speranza che il Signore non ci abbandonerà.
Il motivo del lavoro è lo zelo. Il suo sostegno e fondamento è il non aver compassione con se stessi. Scendi nel tuo cuore armato con tutto ciò e non smettere di lavorare finché non sparisca anche la più piccola macchia del nemico.

107) Il nemico scandalizza l'uomo fino al suo consenso, affinché poi l'uomo conduca tutto verso la fine da solo, in modo tale che l’opera viene fatta soltanto da lui e lui rimane del tutto responsabile. Il nemico si tiene in disparte. E' forse da stupirsi?

108) Quando il nemico vede che qualcuno decide di liberarsi dalla sua schiavitù e vuol mettersi sul cammino del bene, non lo contraddice apertamente, ma si affretta a indebolire la fermezza della risoluzione con tentativi di deviazione; in particolare, insinua nell'uomo la necessità di fare qualche opera che appartiene alla sua normale occupazione, presentandola come assolutamente necessaria in modo da prestarle tutta l'attenzione. Quando l'attenzione viene attratta da quest'opera e da tutta la sua realizzazione, in quel momento il nemico riesce a insinuare quei pensieri con i quali terrà l'uomo in schiavitù.
Qualche volta accade che non riesca a finire l'opera. Ma la buona intenzione si disperde. Allora, di nuovo, c'è bisogno di ripetere tutto come prima.

109) Ogni uomo di per sé può agire da solo, pensare, riflettere e operare con l'aiuto di Dio. Ma in ogni tempo ognuno diventa strumento di forze superiori e il bene necessario avviene o si comunica al suo ambiente per mezzo di lui. Lo si testimonia e lo si realizza con la disposizione nel dire o nel fare qualche cosa nei momenti in cui l'uomo parla o agisce non secondo le proprie idee, ma secondo un irresistibile sentimento o attrazione. Egli non può tenere dentro di sé ciò che gli viene suggerito. In tali casi egli è solo uno strumento attraverso il quale il bene passa, è come un canale per mezzo del quale passa l'acqua. Ma può anche appropriarsene. In tal caso si realizza, per mezzo di lui, un doppio bene.

110) Sia nella fede che nella vita bisogna appropriarsi di una convinzione fondamentale: nella fede - che Dio discese sulla terra e ci procurò la salvezza; nella vita - che tu sei redento e che, perciò devi lavorare senza posa, nella speranza di raggiungere la pace già qui e non solo nell’al di là.
La radice della vita è nello zelo per Dio, nella sottomissione al suo aiuto, alla sua direzione e alla sua opera universale.

111) Ogni uomo è bivalente, buono e non buono. Da una parte prevale il bene, nell'altra ciò che non è bene. Ma nel primo il male non tace e, all'inizio di qualche opera buona cerca di attirare l'attenzione su di sé, direttamente o indirettamente. E nel secondo non tace il bene, ma ci fa sempre ricordare di lui all'inizio di ogni azione non buona. Si pensa talvolta che il male sia dentro di noi, come una persona che si è associata alla nostra esistenza, al nostro operare nel bene, una persona che ci osserva attentamente e di continuo suggerisce i suoi propositi.

112) La vigilanza è una tensione incessante dell'energia interiore che tiene in allerta sia l'anima sia il corpo; essa si indebolisce con il desiderio di quiete o con l'attrazione per qualche cosa creata, con la consolazione in qualche cosa al di fuori di Dio e delle cose divine. Tali oggetti che sono al di fuori di Dio e delle cose divine sono innumerevoli. La nostra attenzione deve rendersene conto e rigettarle.

113) Nella preghiera, sin dal primo momento, la parte cattiva di noi propone sempre qualche opera, forse necessaria, per farci dedicare a lei. Se colui che comincia a pregare non fa attenzione, la sua mente si dirige verso quell'opera, allora Dio e la preghiera vengono dimenticati; e se vengono fatti inchini li facciamo come pupazzi. Per evitarlo bisogna, prima di pregare, con una ferma decisione rigettare tutto e accedere alla preghiera con una mente spoglia, affinché, eseguendo la preghiera, si abbia questa sola preoccupazione.

114) Non possiamo esistere senza le opere e le occupazioni. Dio ci ha dato delle forze operative che esigono esercizi. Perciò ognuno ha opere e occupazioni proprie.
Esse esigono anche attenzione. D'altra parte, però, il progresso morale è più importante del resto ed esige, quindi, che la nostra attenzione sia rivolta sempre a Dio.
Come conciliare l'uno e l'altro? Bisogna fare ogni opera come opera di Dio, come cosa impostaci da Dio e consacrarla a lui. In tal caso, eseguendola, non si perde l'attenzione a Dio, perché l'inevitabile occupazione e tutto ciò che facciamo deve essere fatto in modo tale da essere secondo il divino piacere.

115) Affinché le opere e le occupazioni non assorbano tutta l'attenzione, bisogna farle senza esserne attratti, senza attaccamento passionale. Bisogna acquisire la seguente attitudine: dirigersi e disporsi continuamente a fare le proprie opere non perché l'anima si senta attratta per l'una o l'altra, ma secondo la consapevolezza del dovere. Bisogna giudicare il riconoscimento del dovere e del relativo sforzo secondo i criteri della sfera divina. In tal caso l'esecuzione delle opere sarà diligente e decisa, non con propensione per la vanità, ma direttamente per Dio. Allora quelli che cominciano a pregare non troveranno nulla che possa distrarre la loro attenzione, ma essi stessi perderanno attenzione per le opere nel momento in cui le mani smetteranno di lavorare. Tutto ciò dipende dall'abitudine di stare senza posa alla presenza di Dio con sentimento devoto.

116) Ha detto il Sapiente: L'inizio della sapienza è il timore di Dio. E qualcuno degli startsi aggiunse: procurati di pensare devotamente a Dio e tutto sarà in te ben ordinato internamente ed esternamente. I discepoli discoli fanno, di solito, rumore e brusio, fino a quando viene il maestro; ma appena egli appare, essi corrono ai loro posti e sono silenziosi. Lo stesso accade dentro di noi come effetto di un pensiero devoto.

117) Un pensiero devoto è dato e suggerito da Dio, ma non all'improvviso, solo a quelli che lo cercano e lo mettono in pratica. Il miglior modo di cercarlo è lo sforzo di restare nella preghiera sia in chiesa che a casa. Non risparmiare fatica in questa cosa, senza aver compassione con se stessi, ma, piuttosto, con il desiderio di punirsi per le proprie soddisfazioni. Tieni l'intelletto occupato con la memoria di Dio o cammina nella presenza divina. Tutti questi sforzi sono solo preparazione. Il vero pensiero devoto ci viene suggerito dalla grazia di Dio, liberandoci dai vincoli. Esso, infatti, è naturale allo spirito, ma occasionalmente si corrompe.

118) Quando lo zelo è attivo, il nemico siede tranquillamente nel suo nascondiglio, nell'organo della passione carnale, osserva e aspetta il tempo idoneo per attaccare. Appena appare qualche negligenza e il desiderio di comodità, egli subito esce fuori e comincia a suggerire un pensiero cattivo o a suscitare un movimento carnale. Se questo non viene rigettato con avversione e se, al contrario, incontra qualche consenso, egli, in seguito, rende i suoi attacchi più forti, affrettandosi a riscaldare la passione e a condurre al pieno consenso, che è preannuncio della realizzazione della sua opera, se non verrà ostacolata.
E' quindi importante vincere il nemico sin dall'inizio, cioè al suo primo suggerimento cattivo o nel movimento passionale. Per non spaventarci il nemico, talvolta, si ritira dopo il primo o secondo segno di consenso; lo fa per creare il sentimento di falsa sicurezza, ma, all'improvviso, attacca di nuovo con una più forte insistenza. Ciò non è terribile per chi resta diligente e, con attenzione, è preparato a contraddire gli attacchi.

119) Quando finisci di pregare, non pensare di essere del tutto libero, ma rimani come se fossi sempre nella liturgia, affinché la tua mente sia sempre vigilante e il pensiero casto.

120) Non dividere il Signore Salvatore tra Dio e l'uomo, ma consideralo indiviso come Dio incarnato, adoralo come Dio e spera in lui.

121) Il soffermarsi su qualche cosa al di fuori di Dio - il sentimento di negligenza, la soddisfazione con la carne, la dissolutezza dei membri - porta al fatto che questi vengono seguiti da pensieri e anche da opere pericolosi, la cui miseria raramente si riconosce.

122) Bisogna credere che Dio è dentro di noi, perché nel battesimo lo "vestiamo", nella comunione lo riceviamo. Se manchi a questa fede, prega: Signore aumenta la mia fede! - e lui l'aumenterà. E anche per altri punti della nostra confessione nei quali senti la mancanza di fede, prega: Signore, aumenta la mia fede! E non smettere finché non sarà aumentata.

123) La contemplazione di Dio è misteriosa, come dice sant'Efrem Siro, nel senso che egli è nascosto per tutte le creature, anche agli angeli e ai santi, anche se questi hanno una contemplazione superiore e più pura. Tale stato conduce direttamente al grado nel quale, pensando a Dio, non abbiamo alcuna immaginazione e crediamo solo che egli è dentro di noi e ovunque.

124) Desiderando Dio, troviamo il cammino verso la pratica mentale; quando è veramente operante, da essa nascono i sentimenti spirituali che vengono seguiti dalla contemplazione spirituale. Tutto ciò non accade secondo qualche sistema, ma è Dio che conduce, secondo la sua volontà, colui che gli si è offerto.
Tu devi fare soltanto la tua parte: compi i tuoi doveri familiari, sociali, ecclesiali, opere di beneficenza, dell'ascesi, dell'orazione; tutto come ciò che viene da Dio e che si fa per Dio. E Dio, che è ovunque e tutto riempie, ti condurrà a sé attraverso quella via che ti sarà indicata.

125) I cristiani offrono a Dio un sacrificio divino, secondo la volontà divina. Nessuno potrebbe escogitare un tale sacrificio e anche se in qualche modo miracoloso riuscisse a escogitarlo, non avrebbe il coraggio di accedere alla sua esecuzione. Ma il Signore stesso lo stabili e diede il comandamento: Fate questo! Ed egli stesso, per mezzo delle persone consacrate, esegue questa offerta. Quale è il nostro compito? Avere uno spirito contrito, il cuore puro e pacifico, con la ferma decisione di non offendere il grande Benefattore, e di fare ogni altra cosa per la sua gloria.

126) Come si può raggiungere lo stato di rimanere senza posa davanti al Signore? Comincia a camminare davanti a lui con i sentimenti corrispondenti. Da ciò nasce il timore di Dio, il quale ti condurrà al fine ricercato. Questo è il metodo giusto e spirituale per la disposizione spirituale. Ma il metodo meccanico, che viene mostrato da Gregorio Sinaita, è un aiuto che da solo non conduce al fine. Ma agli sforzi mentali dobbiamo unire anche quelli pratici: custodire la coscienza pura, soggiogare la carne, perseverare nelle preghiere, facendo tutto ciò con spirito contrito e pacifico, con devozione.

127) Sii attento! Il nemico continuamente si sforza di impedirci questo bene, tutti i suoi sforzi sono diretti a questo. Il suo primo sforzo è quello di suggerirci alcune opere e di convincerci a eseguirle. Possono anche non essere cattive, ma il male consiste nel fatto che occupano la mente e il sentimento, distraggono dall'obiettivo principale, spingono a collocarlo in secondo piano, ossia a dimenticarlo per qualche tempo. Questo è molto pericoloso, specialmente la dimenticanza.
Il suo secondo sforzo è quello di dare soddisfazione alla carne, permettere la negligenza nel cibo, nel dormire, nel riposare, permettersi un cammino non controllato e la libertà nell'evoluzione dei sentimenti. Tutto questo può sembrare poco importante, ma è molto distruttivo. Fà attenzione a entrambe le tentazioni.

128) Sforzati, con tutta la tensione, di arrivare al punto in cui tutta l'opera della tua salvezza sia diretta consapevolmente a Dio, adorato nella Trinità. Inseparabilmente, in un solo atto, venera la benevolenza di Dio Padre, la partecipazione al sangue del Figlio e la santificazione dello Spirito santo. Per la benevolenza del Padre la grazia dello Spirito insieme con il Signore opera l'unificazione dello spirito, dell'anima e del corpo. In ciò è la salvezza.

129) Il genere umano viene unito al Dio trino per mezzo della seconda Persona della SS. Trinità, perché il Figlio di Dio, incarnandosi, non diviene estraneo all'unità trinitaria, in quanto rimane dentro di essa. Egli si è incarnato non abbandonando il seno del Padre, come canta la Chiesa. Dato che egli ha racchiuso nella sua Persona tutta l'umanità, essa insieme con lui si è unita con l'unità trinitaria, dentro la quale egli abita. Per questo motivo ogni credente che vive secondo i misteri cristiani è in unità con il Signore e insieme compreso nell'unità trinitaria.

130) Che Dio misericordioso ci conceda di arrivare alla conoscenza del senso profondo della passione del Signore Salvatore. Venne predeterminata dai secoli. Di conseguenza essa e entrata nel piano della creazione del mondo e nella provvidenza che lo conduce verso il fine ultimo. Non è comprensibile, ma e cosi.


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