Preghiera del Cuore; il Metodo del Pellegrino Russo



Il Santo del Calendario:
Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre








Home Page

Preghiera del Cuore; il Metodo del Pellegrino Russo





Il metodo del pellegrino russo, che si può seguire tappa dopo tappa nei Racconti, sebbene faccia spesso riferimento alla Filocalia non è del tutto uguale a quello insegnato da essa. La narrazione comincia col porre la questione fondamentale, che da secoli occupava i monaci: quella della preghiera perpetua. «Per grazia di Dio sono uomo e cristiano, per opere grande peccatore, per vocazione pellegrino senza dimora, del ceto più basso, errante di luogo in luogo. Il mio patrimonio è: sulle spalle una bisaccia col pane secco, sotto la camicia una Bibbia. Tutto qui.


Una volta, era la ventiquattresima domenica dopo la festa della Trinità, entrai in una chiesa a pregare durante la liturgia. Stavano facendo la lettura, tratta dalla lettera ai Tessalonicesi, al passo in cui è detto: pregate incessantemente. Queste parole mi si radicarono nella mente e cominciai a pensare: come è possibile pregare incessantemente, se ciascuno deve per forza preoccuparsi anche di tante altre cose per il proprio sostentamento? Cercai nella mia Bibbia e anche lì trovai scritto che occorre pregare incessantemente, pregare in ogni istante con lo spirito e levare le mani in preghiera in ogni luogo…Pensai a lungo, senza trovare soluzione. Che fare, pensai, dove trovare una persona che possa spiegarmi queste cose? Andrò in giro per le chiese più famose per i loro predicatori: chissà che non senta una buona spiegazione».


Ma la ricerca di spiegazioni si rivela più difficile del previsto. Più tardi il pellegrino lo confiderà al suo starec: «Iniziai quindi a girare per le chiese per ascoltare prediche sulla preghiera, ma per quante ne ascoltassi non trovavo mai indicazioni su come pregare incessantemente. Parlavano soltanto della preparazione alla preghiera attraverso opere di fede, imprese ascetiche o virtù, per la cui attuazione le forze di un povero peccatore non sono sufficienti. Tutto questo non faceva che destare in me timore e sconforto, senza insegnarmi affatto che cosa significhi pregare incessantemente e come ciò sia possibile. Leggevo spesso la Bibbia per confrontarla con quel che ascoltavo, ma senza raggiungere la sospirata conoscenza; compresi soltanto che quelle prediche non dicevano le stesse cose della Bibbia, anzi, a volte mi sembrava che affermassero proprio il contrario».


Il pellegrino giunge quindi a una conclusione: «Così dunque, dopo aver ascoltato tutte queste prediche senza ricevere alcuna spiegazione su come si possa pregare incessantemente, io smisi finalmente di ascoltare i sermoni pubblici e decisi di cercare, con l’aiuto di Dio, un interlocutore esperto e sapiente che fosse in grado di illuminarmi sulla preghiera incessante, poiché sentivo per questa un’attrazione irresistibile».


Fatta, in questo modo, la critica degli insegnamenti ordinari che si danno sulla preghiera, il pellegrino incontra uno starec esperto nella «Preghiera di Gesù», secondo la Filocalia. Si rivolge, quindi, a lui. «“Reverendo padre, fatemi la grazia di spiegarmi che cosa sia l’incessante preghiera interiore e come si possa apprenderla. Vedo che voi ne avete una profonda conoscenza”. Lo starec accolse amorevolmente questa mia richiesta e mi invitò a seguirlo: “Vieni con me. Ti darò un libro dei santi Padri che ti farà comprendere ogni cosa con chiarezza e precisione, e con l’aiuto di Dio ti insegnerà a pregare”».


Leggono insieme i brani più caratteristici che si trovano nella Filocalia e che parlano della necessità di una preghiera continua. L’ideale è dunque tracciato, ma bisogna raggiungerlo pian piano. Il primo grado è, come in tutte le preghiere, l’abitudine a recitare la formula con la bocca, oralmente. Il pellegrino russo riceve dallo starec l’ordine di recitare tremila preghiere al giorno.


«Accolsi con gioia il suo precetto e tornai alla mia capanna. Mi misi ad eseguire fedelmente e scrupolosamente questa regola, così come mi era stata insegnata dallo starec. I primi due giorni mi sembrò piuttosto difficile, ma poi tutto divenne più agevole; quando non pronunciavo queste parole, sentivo dentro di me la necessità di ripetere ancora la Preghiera di Gesù, che sgorgava dalle mie labbra spontanea e lieve, senza la costrizione delle prime volte». Lo scopo di questa prima impresa fu, quindi, quello di acquistare un’abitudine, anche se ancora puramente esterna: il movimento delle labbra. «Raccontai tutto ciò allo starec; egli mi ordinò allora di recitare seimila volte al giorno la preghiera, e aggiunse: “Stai tranquillo e cerca soltanto di recitare il numero esatto di preghiere che ti ho prescritto. Dio non ti priverà della Sua grazia”. Nella mia capanna solitaria trascorsi un’intera settimana ripetendo seimila volte al giorno la Preghiera di Gesù, senza preoccuparmi di nulla e senza prestar attenzione ai miei pensieri, quasi non esistessero, sforzandomi solo di obbedire fedelmente al precetto dello starec. In questo modo mi abituai alla preghiera, al punto che se la interrompevo anche per poco tempo, subito sentivo che mi mancava qualcosa, come se avessi perduto qualcosa. Riprendevo allora a pregare ed ecco, nello stesso istante, tutto ritornava facile e gioioso. Quando incontravo qualcuno non provavo il desiderio di parlare, ma solo di ritornare alla solitudine e alla preghiera; così tanto mi ero abituato ad essa in una sola settimana!».


Poi il pellegrino riceve l’ordine di recitare dodicimila preghiere al giorno. All’inizio riuscì a malapena, sentì la fatica, l’indurimento della lingua e una rigidezza delle mascelle; tuttavia anche questa «non era affatto una sensazione sgradevole». Poi si abituò così bene, che l’abitudine passò dallo stato di veglia al sonno. «Una volta, erano le prime ore della mattina, fu come se la preghiera mi ridestasse. Svegliandomi ebbi l’impressione che le mie labbra e la lingua si muovessero da sole, incessantemente; avrei voluto trattenerle, ma non potevo. Quando cercai di dire le preghiere del mattino, mi accorsi che la lingua non riusciva a pronunciarle con scioltezza: tendevo con tutto il mio desiderio alla Preghiera di Gesù, e non appena iniziai a recitarla ogni cosa divenne facile, gioiosa; la lingua e la bocca pronunciavano le parole spontaneamente, senza che io le sollecitassi».


L’episodio ricorda ciò che si legge nella vita della beata Giuliana di Lazarevskoe († 1604) che apprese la Preghiera di Gesù senza alcun metodo, spontaneamente, ma in tal modo che le sue labbra la mormoravano anche durante il sonno.


Il pellegrino, da parte sua, recitando le sue preghiere vocali, si sentiva felice e cominciò a credere di essere arrivato già alla preghiera continua. Ma bisognava fare un nuovo passo: dalle labbra alla lingua, cioè un po’ più all’interno, anche se ancora nella bocca.


È ciò che fece, costretto dalle circostanze, un sarto che casualmente si imbatté nella Filocalia. Lui stesso lo racconterà al pellegrino: «Dopo aver letto queste parole, cominciai a pensare che si trattava di una regola proprio adatta a me. Iniziai allora a mormorare la preghiera mentre ero intento a cucire. Questo mi piacque molto, ma quelli che vivevano con me se ne accorsero e cominciarono a prendermi in giro: “Che cos’hai da bisbigliare sempre, sei forse uno stregone?”. Allora, per nascondere quel che facevo, smisi di muovere le labbra e cominciai a pregare con la sola lingua. Infine mi abituai alla preghiera al punto che la lingua stessa la recitava incessantemente, di giorno e di notte, e questo era molto piacevole». Ma il processo non finisce qui. L’insegnamento della Filocalia insiste molto per introdurre la preghiera dalla bocca alla mente e al cuore. Ecco come il pellegrino, più tardi, insegnò allo stesso sarto, ormai divenuto cieco, a fare questo passaggio.


«“Ecco, tu adesso non vedi nulla, ma con la mente puoi raffigurarti e immaginarti tutto quel che hai visto in precedenza: una persona o una cosa qualsiasi o un membro del tuo corpo, ad esempio una mano o un piede. Puoi raffigurare queste cose come se le vedessi e rivolgere su di loro i tuoi occhi, che pure sono ciechi?”.

“Sì, posso”, rispose il cieco.

“Bene. Allora immagina nella stessa maniera il tuo cuore e rivolgi ad esso i tuoi occhi, come se lo guardassi. Ascolta attentamente con la mente i suoi battiti, l’uno dopo l’altro. I santi padri chiamano quest’operazione portare la mente dalla testa al cuore. Quando ti sarai abituato a questo, comincia allora, sempre guardando interiormente il cuore, a far coincidere a ogni suo battito una parola della preghiera. Al primo battito dirai o penserai: Signore; al secondo: Gesù; al terzo: Cristo; al quarto: abbi pietà; al quinto: di me. Ripeti molte volte questo esercizio; per te sarà facile, perché conosci già la preghiera del cuore e sei preparato ad essa. Poi, quando ti sarai abituato anche a questo, comincia ad inspirare ed espirare dal cuore tutta la preghiera di Gesù insieme con il respiro, così come insegnano i Padri. Inspirando devi dire o pensare: Signore Gesù Cristo; espirando: abbi pietà di me”».


Il metodo del pellegrino è, quindi, descritto in modo semplice: legare la preghiera di Gesù al battito del cuore, facendola così divenire inseparabile dalla vita. Almeno, così egli comprese e in questo trovò la sua felicità.


«Andai quindi a confidarmi dallo starec, raccontandogli tutto con precisione. Egli mi ascoltò, poi disse: “Sia lodato Dio, che ha destato in te il desiderio e la facilità della preghiera. Si tratta, del resto, di una cosa naturale, che deriva da un esercizio costante e impegnativo. Avviene come a una macchina, che se la spingi o se fai forza sulla sua ruota motrice poi continua a lungo a muoversi da sé; dopo, però, se vuoi prolungarne il movimento, devi lubrificare la ruota e spingerla ancora ….


Ed ora hai il mio permesso di recitare la preghiera quanto vorrai, il più spesso possibile; sforzati di dedicarle ogni istante di veglia, invocando il Nome di Gesù Cristo più volte di quanto sia possibile contare, rimettendoti umilmente alla volontà di Dio e confidando nel Suo aiuto, sicuro che Egli non ti abbandonerà e guiderà il tuo cammino”».






Home Page