Piccola Filocalia - Amore del Bello
La Sacra Bibbia rilegata con copertina in Pelle e lastra in Argento. La Sacra Bibbia e Vangelo Rilegati con Copertina in Pelle Marrone e/o Bianca con una Lastrina in Argento a scelta tra varie icone. Produzione Artigianale Nazionale.
Idea Regalo per ricorrenze varie
Icone Greche Originali Serigrafia su Foglia Oro Icone Greche Originali Serigrafia su Foglia Oro Icone Greche Originali Serigrafia su Foglia Oro Icone Originali Greche
Copie fedeli e austeri stile bizantino (Scuola Cretese – Teofanis) realizzate da padre Pefkis, agiografo diplomato dell’Accademia Ecclesiastica del Monte Santo (località Athos) con colori autentici e tradizionali con foglio dorato, su tela e legno invecchiato

Il Santo del Calendario:
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INTRODUZIONE

"Tutti i guai degli uomini derivano da una cosa sola: dal non saper starsene quieti in una stanza" (Pascal). Siamo capaci di metterci in quel riposo contemplativo, che non è inattività, ma che anzi è la suprema attività?

Quando si prega accade sempre qualcosa di importante anche se non sempre sappiamo che cosa. La preghiera è dare spazio vitale allo Spirito di Dio.

Mancanza di tempo o scarsità d’amore?

"Ho troppe cose da fare, quindi ho poco tempo per pregare". Che abbiamo molto da fare è fuori dubbio. Siamo presi da una complessità di doveri e di attività che ci stringono come in una rete. Ma bisogna stare attenti a non diventare le ruote di un ingranaggio. Ho trovato questa espressione di Lutero che mi ha molto colpito: "Oggi ho molto da fare, dunque pregherò almeno quattro ore". In noi, spesso, prevale la logica contraria.

Se ho molto da fare, devo pregare di più, perché ci dev’essere una proporzione tra quello che faccio e quello che prego.

Ci lamentiamo della mancanza di tempo. Ma è proprio mancanza di tempo o scarsità d’amore? È difficile trovare due innamorati che non hanno il tempo per incontrarsi. E da chi ci ama aspettiamo soprattutto il dono di un po’ di tempo. Se la preghiera è un fatto d’amore, deve essere sotto il segno della gratuità. La prima cosa da fare è "buttar via", "sprecare" un po’ della propria vita nella preghiera. E poi ci accorgiamo che, se sappiamo buttare del tempo nella preghiera, alla fine saremo ricchissimi di tempo, perché quello che ci rimane è completamente diverso: fa un salto qualitativo. E la ragione è questa: dopo aver pregato abbiamo in noi la forza di Dio. Se è vero che senza di Lui non possiamo far nulla (Gv 15, 5) è altrettanto vero che con Lui riusciamo a far tutto.
La preghiera è un alibi?

Alcuni obiettano: "La preghiera è un alibi all’azione; favorisce l’irresponsabilità. È meglio agire che pregare". Certo la preghiera non è un rifugio per sottrarsi alle proprie responsabilità. Lo ha detto anche Gesù: "Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli" (Mt 7, 21).

La preghiera non è evasione dalla vita, ma invasione del divino nella vita. Il tempo della preghiera è quello in cui lasciamo entrare il Signore nella nostra esistenza e ci lasciamo trasformare a sua immagine; impariamo chi egli è, da quello che noi diventiamo. La sua luce illumina la nostra povera mente, così corta di vedute; la fragilità della mia volontà è sostenuta dalla sua forza; la mia vita è invasa dalla sua grazia.

La preghiera è l’azione più importante per far andare avanti il mondo. "È per la preghiera dei cristiani che il mondo sta in piedi" (Aristide l’Apologeta). "L’uomo che prega ha le mani sul timone della storia" (s. Giovanni Crisostomo).

Il Signore va trattato da Signore.

La nostra vita ha assoluto bisogno di un ritmo vivo che alterni momenti di preghiera e di solitudine a momenti di impegno e di azione.

"Ora et labora" (prega e lavora) diceva s. Benedetto. Se si spezza questo equilibrio, diventiamo schiavi delle cose, degli avvenimenti e di noi stessi: la nostra vita diventa un caos inutile e dannoso. "Chi non raccoglie con me disperde" (Mt 12, 30).

Chi non sa interrompere la sua azione per buttarsi in uno spazio di contemplazione, ad un certo punto non si possiede più. È come l’automobilista che, tormentato dal sonno, non sa decidersi a interrompere il suo viaggio e ristorarsi un po’.

Shakespeare ha detto: "L’uomo che si agita fa scoppiare di risate gli angeli". La nostra azione diventa un agitarsi inconcludente, una accozzaglia di frammenti eterogenei che non servono a formare qualcosa di unitario. Anche le azioni più belle della nostra vita, le perle del nostro ingegno, vanno sicuramente perdute se non sono tenute insieme da questo filo d’oro che è la preghiera.

Diceva padre Semeria: "Il Signore bisogna trattarlo da Signore". Bisogna metterlo al centro della vita, preparare per lui un trono nella parte più intima del nostro cuore e lasciare che di lì domini tutto. E non prendiamo la scusa che non siamo degni, che il nostro cuore è una stalla. Fin dal suo nascere Gesù ha scelto una stalla come suo quartier generale e luogo di appuntamento tra il cielo e la terra (cfr Lc 2, 1-20). Quando entra il Signore in una persona, tutto si trasforma, tutto diventa meraviglioso; il paradiso scende sulla terra.

Occorrono momenti di preghiera gratuita che nasce solo dall’amore. Carlo de Foucauld si esprime così: "Esalarsi davanti a Dio in pura perdita di sé". La preghiera non è accattonaggio: è atteggiamento di figlio, di innamorato. Si sta davanti a lui perché lo amiamo, perché non possiamo fare a meno di lui, perché ci è più necessario dell’aria che respiriamo e del pane che mangiamo. Gesù si è definito luce, pane, vita... perché è realmente tale: Lui è indispensabile, necessario. "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutte le altre cose vi saranno date in aggiunta" (Mt 6, 33).

La preghiera non è anzitutto un mezzo per ricaricarsi, per stare meglio, per essere più felici: questi motivi e altri ancora nascono da egoismo e da interessi personali, sia pure spirituali. Noi siamo figli di Dio e non schiavi o parassiti. La preghiera è soprattutto un bisogno filiale, un bisogno dell’amore.

Alla scuola della tradizione

Diamo la parola a quelli che se ne intendono, a quelli che hanno pregato tanto prima di scrivere qualcosa sulla preghiera.

Agostino (354 - 430)

"Se preghi con le aspirazioni intime, tu anche tacendo con la lingua, canti col cuore. Se tu invece non preghi con queste aspirazioni, qualunque sia il clamore con cui ferisci le orecchie degli uomini, resti muto davanti a Dio" La preghiera è essenzialmente uno slancio del cuore. Le formule delle labbra non sono preghiera ma un mezzo di preghiera.

"Risuoni nel cuore ciò che viene pronunciato con le labbra". Le formule e gli esercizi di preghiera sono mezzi importantissimi, ma servono solo nella misura in cui diventano veicoli delle realtà che ci urgono nel cuore.

Girolamo (340- 420)

"Preghi? Sei tu che parli allo Sposo. Leggi? È lo Sposo che parla a te". Per Girolamo "leggere" significa "leggere la Bibbia". La Bibbia non è un libro, ma Qualcuno che parla: Parola viva. La preghiera è la risposta dell’uomo a Dio che ha parlato: è un dialogo. La lettura della parola di Dio è un "cuore a cuore" con Dio: Lui mi parla e io gli parlo, e così entro in intimità con Lui.

Evagrio Pontico (345 - 399)

"La preghiera è sorgente di gioia e di grazia. Quando dedicandoti alla preghiera, sei giunto al di sopra di ogni altra gioia, allora veramente hai trovato la preghiera."

La preghiera non deve essere abitualmente un peso, un dovere imposto dal di fuori, ma un bisogno che nasce nell’intimo e produce gioia. Quando prega, l’anima raccoglie bracciate di gioia. Le persone che si vogliono bene sono sempre felici d’incontrarsi: e il tempo vola quando stanno insieme. Perché l’incontro con Dio, che deve essere amato con tutto il cuore, dovrebbe sfuggire a questa legge?

"Beato colui che, dopo Dio, considera tutti gli uomini come Dio." È un’indicazione luminosa preziosissima che mostra la strada principale per creare l’osmosi tra la preghiera e la vita: vedere nel fratello un "sacramento" del Risorto, trasformare ogni incontro con i fratelli in un incontro con Dio.

"Porta a compimento la preghiera colui che offre a Dio la primizia di se stesso, come se fosse un frutto." La preghiera è dono di sé nell’amore. A Dio si danno le primizie della nostra vita, le energie migliori e la parte migliore del nostro tempo, non i rimasugli e lo scarto, il tempo della stanchezza e degli sbadigli, il tempo che ci vergogneremmo di dedicare agli altri. Dio non è il bidone dei rifiuti!

La preghiera è un gesto con cui il meglio di noi stessi viene buttato in Dio in modo gratuito.

Massimo il confessore (580 - 662)

"La mente che è unita a Dio si intrattiene a lungo con lui, mediante la preghiera e la carità, diventa saggia, buona, benefica... in breve reca in sé quasi tutte le caratteristiche divine"

La preghiera non abbassa Dio al nostro livello, ma innalza noi al suo: ci divinizza, ci trasforma in Dio. Dopo la preghiera non siamo più quelli di prima e il mondo non è più lo stesso.

Giovanni Damasceno (650 - 740)

"La preghiera è un’elevazione della mente in Dio". È come un volo d’aquila, un’impennata ardita, con cui l’anima si innalza fino a Dio. Ricordiamo che l’uomo non potrebbe salire a Dio, se prima Dio non fosse disceso fino all’uomo. "Ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatto venire fino a me" (Es 19, 4). Gesù buon Pastore viene a cercare l’umanità perduta e, ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento e la porta alla casa del Padre (cf Lc 15, 4-6). Lo Spirito che prega in noi ci eleva verso Dio.

Bernardo di Chiaravalle (1090 - 1153)

"I tuoi desideri gridino a Dio". Ci ricorda la beatitudine evangelica: "Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati" (Mt 5, 6). L’inappetenza verso il cibo materiale è una malattia grave e va curata energicamente. Lo stesso, e ancor più, dicasi dell’inappetenza verso le cose di Dio, la noia e il disinteresse per Dio e per il suo regno. Chi tiene acceso il desiderio di Dio prega sempre. Chi non prega si spegne e muore. Per cacciare i nostri mali dobbiamo riempirci di Dio, unico bene.

"La preghiera è una pia tensione del cuore verso Dio". È l’atteggiamento del figlio che tende le braccia verso il genitore: gesto più eloquente di qualsiasi parola.

Francesco d’Assisi (1181/82 - 1226)

Francesco ha pensato di vivere la preghiera più che a scrivere su di essa.

Sentiamo il suo biografo, Tommaso da Celano: "Se il suo sguardo cadeva sul Crocifisso, diventava come ebbro d’amore e compassione, e cominciava a cantare la più delicata melodia, piano prima, poi sempre più forte...". "Suo porto sicuro era la preghiera, non di pochi minuti, o vuota e presuntuosa, ma lunga per durata, piena di devozione e placida di umiltà... sia che camminasse o sedesse... era intento all’orazione".

E finalmente una frase scultorea che non sarà mai dimenticata: "Non tam orans quam oratio factus": Divenuto non orante, ma preghiera. Cioè, non era più uno che pregava, ma era diventato la sua preghiera. Non c’era più diaframma tra preghiera e vita, ma combaciavano perfettamente: pregare era vivere e vivere era pregare. Il cuore di Francesco era totalmente identificato con quello di Cristo, attraverso l’amorosa e appassionata contemplazione del Crocifisso.

Solo quando il cuore del cristiano si identifica col cuore di Cristo la vita diventa preghiera e la preghiera diventa vita.

Bonaventura (1218 - 1274)

"I desideri in noi si infiammano doppiamente: per lo slancio dell’orazione che sprigiona gemiti dal cuore e per lo splendore della speculazione con cui la mente, in modo diretto e intensissimo, si volge ai raggi della Luce".

La preghiera è un grido del cuore e un’illuminazione dell’intelligenza. Amando si capisce di più e scoprendo, nello stupore, si ama di più. La contemplazione è come un esporsi alla luce e al calore di Dio. L’uomo, come il girasole, volge continuamente se stesso verso l’infinito sole di Dio per attingere avidamente calore e vita.

Tommaso d’Aquino (1225 - 1274)

"La preghiera non viene presentata a Dio per fargli conoscere qualcosa che egli non sa, ma per spingere verso Dio l’animo di chi lo prega". Il pagano pregava Dio per conquistarlo, per cattivarsene il favore e tirarlo dalla sua parte: doveva in qualche modo informarlo e convincerlo.

Il vangelo invece ci dice che Dio non ha bisogno di essere informato: "Il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate" (Mt 6, 8). E lo sa molto meglio di noi "perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare" (Rm 8, 26). Meno ancora ha bisogno di essere convinto e tirato dalla nostra parte perché il Padre ci ama (cfr Gv 16, 27) e vuole il nostro bene molto più di quanto lo vogliamo noi per noi stessi.

E allora a che cosa serve pregare? Serve a me, non a lui. Prego per prendere coscienza della mia situazione e del mio estremo bisogno di Dio. Prego per togliermi i fumi della superbia e dell’autosufficienza. Prego perché senza di lui non posso esistere.

Prego non per tirare Dio dalla mia parte, ma perché Dio mi tiri dalla sua. Non chiedo a Dio di cambiare la sua volontà per fare la mia, ma chiedo che mi dia la forza per fare solo e sempre la sua.

La sola risposta che mi attendo dalla preghiera è la mia conversione.

Molti dicono sfiduciati: Dio non mi ascolta; la preghiera è inutile. E spesso cessano di pregare. Senza saperlo sono ancora sulla linea pagana: pretendono di essere gli architetti della loro vita e, solo a progetto ultimato, chiamano Dio, mediante la preghiera, perché venga a fare il manovale. No! Il progettista è lui; io nella preghiera collaboro umilmente per la realizzazione del suo progetto.

Teresa d’Avila (1515 - 1582)

"Dove sta Dio ivi è il cielo. Sappiate dunque che dove si trova la maestà di Dio ivi è tutta gloria. Ricordate ciò che dice s. Agostino che dopo aver cercato Dio in molti luoghi, lo trovò finalmente in se stesso. Ora credete che importi poco per un’anima soggetta a distrazioni comprendere questa verità, e conoscere che per parlare con il Padre celeste e godere della sua compagnia non ha bisogno di salire in cielo, né di alzare la voce... per cercarlo non ha bisogno di ali, perché basta che si ritiri in solitudine e lo contempli in se stessa. Non deve allora spaventarsi per la degnazione di tale ospite, ma gli parli umilmente come a Padre, gli racconti le pene che soffre, gliene chieda il rimedio, si riconosca indegna di essere chiamata sua figlia...".

Il cuore dell’uomo è la splendida dimora in cui Dio si compiace di abitare. Il mondo non può contenere Dio, ma il cuore dell’uomo sì, perché è una realtà spirituale. È lì, nel cielo dell’anima, che bisogna cercarlo.

Lorenzo Scupoli (1530 - 1610)

"Con l’orazione porrai la spada in mano a Dio, perché combatta e vinca per te". La preghiera è dunque l’arma di tutte le vittorie. Essa è la debolezza di Dio e la forza dell’uomo perché il cuore del Padre non sa negare nulla di buono ai suoi figli.

Ignazio di Loyola (1491 - 1556)

Ha paura dei lunghi colloqui con Dio, per non rischiare l’astrattismo. Non concepisce la preghiera sganciata dall’azione. Pregare è perciò "seguire Cristo che va tra gli uomini, quasi accompagnandolo" È un’indicazione preziosa per la fusione tra contemplazione e vita. È chiaro che per un uomo di Dio come Ignazio l’andare ai fratelli è frutto dell’incontro con Dio. Ma l’incontro con Dio rende impellente l’andare verso gli altri, essere "contemplativi nell’azione".

Carlo de Foucauld (1858 - 1916)

"La preghiera è l’attenzione dell’anima amorosamente fissata su Dio: più l’attenzione è amorosa, migliore è la preghiera".

Riportiamo una delle sue preghiere più celebri:

"Padre mio, io m’abbandono a te;
fa’ di me quello che ti piace;
qualunque cosa tu faccia di me,
io ti ringrazio.
Sono pronto a tutto, accetto tutto,
perché la tua volontà si compia in me
e in tutte le tue creature;
non desidero nient’altro, mio Dio.
Rimetto la mia anima nelle tue mani,
te la dono, mio Dio,
con tutto l’amore del mio cuore,
perché ti amo.
Ed è per me un’esigenza d’amore
il donarmi, il rimettermi nelle tue mani,
senza misura, con confidenza infinita,
perché tu sei il PADRE MIO".

È stata una rapida corsa attraverso la Tradizione per cogliere qualcuna delle componenti maggiori della preghiera. Ma non pensiamo che la preghiera sia esclusiva di anime eccezionali che hanno raggiunto le vette della santità. La preghiera è accessibile a tutti: basta praticarla. Evagrio diceva: "Vuoi imparare a pregare? Prega".
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