Piccola Filocalia - Amore del Bello


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Piccola Filocalia - Amore del Bello

San Gregorio Palamàs (ca 1296-1359)

La preghiera e la purezza del cuore

Dalla Vita di san Gregorio Palamàs, arcivescovo di Tessalonica, Taumaturgo

Nessuno pensi, fratelli miei in Cristo, che solo coloro che sono insigniti dell’ordine sacro ed i monaci siano obbligati a pregare sempre ed incessantemente. Non è affatto vero, poiché noi tutti, che siamo Cristiani, abbiamo il dovere di essere sempre in preghiera. Considerate quello che scrive il Patriarca Filoteo di Costantinopoli nella “Vita di san Gregorio di Tessalonica”:

Aveva questo vescovo un amico carissimo, di nome Giobbe, uomo assai semplice, ma dotato di molte virtù. Un giorno, conversando con lui, san Gregorio disse che ogni Cristiano deve sempre esercitarsi nella preghiera e pregare incessantemente, come scrive l’Apostolo Paolo: “Pregate incessantemente”, e come di sé diceva il profeta David, sebbene fosse re e dovesse occuparsi di tutto il suo regno: “Vidi sempre davanti a me il Signore”, intendendo dire con queste parole: “Vedo sempre con il pensiero il Signore davanti a me nella mia preghiera”. Anche san Gregorio il Teologo insegna che dobbiamo ricordare nelle preghiere il Nome di Dio più spesso che respirare. Il santo vescovo aggiunse che, obbedendo ai comandamenti dei Santi, non solo a noi conviene pregare sempre, ma che dobbiamo insegnarlo a tutti in genere, siano monaci che laici, sapienti o semplici, uomini e donne, ed esortarli a pregare incessantemente. A Giobbe che ascoltava, queste parole sembrarono una novità e cominciò a contrastare dicendo al vescovo che la preghiera continua riguarda solo i monaci e gli asceti, che vivono fuori da questo mondo e lontano dalle sue vanità, e non quanti vivono nel secolo, i quali hanno tante preoccupazioni ed impegni. Il vescovo citò altre testimonianze a conferma di questa verità ed altre prove irrefutabili, ma Giobbe non ne rimase convinto. Allora san Gregorio, evitando ogni discussione e contrasto, tacque e ciascuno si ritirò nella propria cella.

Allorché Giobbe si mise a pregare da solo nella sua cella, gli si presentò un Angelo mandato da Dio, “che vuole che tutti si salvino e pervengano all’intelligenza della verità”. L’Angelo lo rimproverò di aver contraddetto san Gregorio in un fatto tanto evidente, da cui dipende la salvezza dei Cristiani, e lo ammonì da parte di Dio di fare attenzione e di astenersi dal dire a chiunque qualcosa che fosse in contrasto con questa verità salvifica e dall’opporsi in tal modo alla volontà di Dio. Lo avvertì anzi a non osare neppure di avere in mente un pensiero in opposizione a questo e di non permettersi di fare il saccente in antitesi a ciò che aveva detto san Gregorio. Allora il semplice monaco s’affrettò a recarsi alla cella di san Gregorio e, gettatosi ai suoi piedi, gli chiese perdono di averlo contraddetto e gli svelò tutto ciò che gli aveva detto l’Angelo del Signore. Vedete ora, fratelli miei, come tutti i Cristiani, grandi e piccoli, sono tenuti alla preghiera mentale: “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore ”, di modo che il loro cuore e la loro mente si abituino a pronunciare sempre queste sante parole. Convincetevi del bene che ne deriva se Dio, nell’infinito suo amore per gli uomini, ha mandato un Angelo Celeste ad annunciarcelo, affinché nessuno potesse dubitarne.

Che ne dicono quanti vivono nel secolo? –Noi siamo oppressi dal nostro lavoro e dalle preoccupazioni di questa vita. Perciò come possiamo pregare incessantemente?– Ed io rispondo loro che il Signore non ci ha comandato nessuna cosa impossibile, ma solo ciò che è nelle nostre forze. Perciò anche questo comandamento può essere realizzato da chiunque con zelo cerchi la salvezza della sua anima. Infatti se ciò fosse impossibile, lo sarebbe per tutti coloro che vivono nel secolo ed allora non ci sarebbero tante e tante persone che, pur vivendo nel mondo, attendono alla preghiera continua. Di questi ci sia come modello il padre di san Gregorio di Tessalonica, quel venerabile Costantino, il quale, sebbene vivesse a corte e fosse chiamato padre e maestro dell’imperatore Andronico – doveva occuparsi ogni giorno di questioni di stato, del suo patrimonio, e della sua famiglia – tuttavia a tal punto non si staccava mai da Dio e tanto era legato alla preghiera mentale ed incessante che spesso non si accorgeva che l’imperatore ed i funzionari di corte parlavano con lui di problemi politici. Non di rado due e più volte ripeteva la stessa domanda, del che i cortigiani che non sapevano la causa, si sdegnavano e lo rimproveravano. Ma l’imperatore, che ben ne conosceva la ragione, lo difendeva dicendo: “Costantino ha i suoi pensieri che non gli permettono alle volte di rivolgere tutta l’attenzione ai nostri problemi”.

Ci furono anche moltissimi altri simili a lui, i quali, pur vivendo nel mondo, si dedicarono pienamente alla preghiera mentale, come narrano le loro biografie. Perciò, fratelli miei in Cristo, anch’io vi prego con san Giovanni Crisostomo, di non trascurare per la salvezza della vostra anima questo genere di preghiera. Imitate coloro di cui vi ho parlato e, nei limiti delle vostre possibilità, seguitene l’esempio. Dapprima vi potrà sembrare troppo difficile, ma siate certi, come se questa assicurazione vi venisse da Dio onnipotente, che il Nome di Nostro Signore Gesù Cristo, da voi incessantemente invocato, vi aiuterà a superare tutte le difficoltà, per cui con il procedere del tempo vi abituerete a questa attività e gusterete quanto è dolce il nome del Signore. Allora con l’esperienza apprenderete che quest’attività non solo non è impossibile e non è difficile, ma è nelle nostre forze ed è facile. Perciò san Paolo che conosceva meglio di noi il gran bene che procura questa preghiera, ci ha raccomandato di pregare incessantemente. Non ci avrebbe obbligato a questa attività, se essa fosse estremamente difficile ed impossibile, sapendo a priori che in tal caso noi, non avendo la possibilità di adempiere alla sua raccomandazione, inevitabilmente cadremmo nel peccato della disobbedienza, rendendoci in tal modo degni della condanna e del castigo. E tale non poteva essere l’intenzione dell’Apostolo.
Inoltre fate attenzione al metodo della preghiera, cioè come è possibile pregare incessantemente, cioè pregare con la mente. È una cosa che possiamo fare sempre, se lo vogliamo. Infatti anche quando attendiamo ad un lavoro manuale, quando camminiamo, quando ci cibiamo, quando mangiamo, possiamo sempre pregare con la mente e compiere la preghiera mentale, a Dio gradita, la vera preghiera. Con il corpo lavoreremo, con la mente pregheremo. Il nostro uomo esteriore compia pure i suoi lavori corporali, ma quello interiore sia interamente consacrato al servizio di Dio e non si allontani mai dall’attività della preghiera mentale, come ci comanda l’Uomo-Dio Gesù Cristo: “Tu quando preghi, ritirati nella tua camera e dopo averne chiuso le porte, prega il tuo Padre che è nel segreto”. La camera dell’anima è il corpo; le nostre porte sono i cinque sensi. L’anima entra nella sua camera allorché la mente non va errando qua e là dietro alle faccende di questo mondo, ma sta dentro il nostro cuore. I nostri sensi si chiudono e rimangono in tale condizione, quando noi non permettiamo loro di stare attaccati alle cose sensibili ed esteriori e la nostra mente in tal modo resta libera da ogni affezione terrena e con la preghiera segreta mentale si congiunge a Dio suo Padre.

“Ed il Padre tuo, che vede nel segreto, ti compenserà in maniera manifesta”, aggiunge il Signore. Il Signore che conosce tutti i segreti, vede la preghiera mentale e ricompensa con grandi doni manifesti. Infatti anche questa preghiera è vera e perfetta e riempie l’anima di grazia divina e di doni spirituali, come il profumo, che quanto più chiudi il vaso che lo contiene, tanto più lo rende profumato. Così anche la preghiera, quanto più la chiudi dentro al cuore, tanto più è ricca di grazia divina.
Beati coloro che si abituano a questa attività celeste, poiché con essa superano ogni tentazione dei demoni, come David vinse il superbo Goliath. Grazie ad essa si spengono i disordinati desideri della carne, come i tre fanciulli spensero la fiamma della fornace. Grazie alla preghiera mentale si placano le passioni, come Daniele domò le fiere selvagge. Per mezzo di essa fanno scendere la grazia dello Spirito Santo nel loro cuore, come Elia fece scendere la pioggia sul Carmelo. La preghiera mentale sale sino a Dio e si conserva in fiale d’oro, e come l’incenso, emana il suo profumo davanti al Signore, come vide san Giovanni il Teologo nell’Apocalisse: “Ventiquattro anziani caddero davanti all’Agnello, ognuno con un’arpa e una fiala d’oro piena d’incenso, che sono le nostre preghiere”. La preghiera mentale è la luce che illumina l’anima dell’uomo ed il suo cuore e nello stesso tempo accende d’amore per Dio. Essa è la catena che tiene unito l’uomo con Dio e Dio con l’uomo. O grazia incomparabile della preghiera mentale. Essa rende partecipe d’una continua conversazione con Dio, o attività veramente meravigliosa. Con il corpo sei in contatto con gli uomini, mentre con la mente conversi con Dio.
Gli Angeli non hanno una voce materiale, ma con la mente incessantemente glorificano il Signore, in ciò consiste tutta la loro attività e ad essa è consacrata la loro vita. Così anche tu, fratello, quando entri nella tua camera e ne chiudi la porta, cioè quando la tua mente non erra qua e là, ma entra nell’intimo del tuo cuore, ed i tuoi sensi sono chiusi e lontani dalle cose di questo mondo, e tu in tal modo preghi incessantemente, allora sei simile agli Angeli ed il Padre tuo, vedendo la tua preghiera segreta da te elevata dall’intimo del tuo cuore, ti ricompenserà con grandi doni spirituali.
Che cosa puoi desiderare di più di questo, quando, come ho detto, tu con la mente ti trovi dinanzi a Dio e conversi con Lui incessantemente, conversi con Dio, senza il quale mai nessun uomo può essere felice né qui né nell’altra vita?


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