Piccola Filocalia - Amore del Bello


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Piccola Filocalia - Amore del Bello

San Niceforo il solitario, l’Italiano (sec. XIII-XIV)


Voi che desiderate ricevere la splendida e divina illuminazione del Nostro Salvatore Gesù Cristo, voi che cercate di ricevere nel cuore e con i sensi il fuoco celeste, voi che vi affannate a fare l’esperienza della riconciliazione con Dio, voi che avete lasciato il mondo per trovare il tesoro nascosto nel campo del vostro cuore ed acquistarlo, voi che desiderate che il lume della vostra anima già d’ora risplenda e perciò avete rinunciato a questo mondo, voi che desiderate prendere coscienza e fare l’esperienza del Regno dei Cieli che è dentro di voi, accorrete ed io vi insegnerò la scienza dell’eterna vita celeste o, meglio, il metodo che conduce, senza fatica e sudore, colui che lo applica nel porto dell’assenza delle passioni e che libera dalla paura dell’inganno o della caduta per opera dell’astuzia del demonio. Tale paura è giustificata solo quando noi rimaniamo fuori da quella vita, che mi propongo di insegnarvi, allorché siamo lontani da essa per effetto della disobbedienza.


Infatti in tal caso anche a noi succede quanto è toccato ad Adamo, il quale, divenuto amico del serpente, disobbedì al comando di Dio e, prestandogli fede, mangiò del frutto proibito e, per l’inganno del demonio, se ne saziò. In tal modo dolorosamente, gettò se stesso e tutti i suoi successori nell’abisso della morte, delle tenebre e della corruzione.

Ritorniamo, o fratelli, in noi, disprezzando ed odiando il consiglio del serpente ed ogni abietta servitù. Infatti non possiamo riconciliarci con Dio e divenire suoi amici, se prima non ritorneremo in noi stessi, almeno nei limiti delle nostre forze, o se non entreremo in noi stessi allontanandoci energicamente – il che è degno di meraviglia – dalle vanità e dalle infinite preoccupazioni di questo mondo e rivolgendo incessantemente la nostra attenzione al Regno dei Cieli che è dentro di noi.
La vita monastica è chiamata arte delle arti e scienza delle scienze, poiché tale vita venerabile per noi è fonte non di beni corruttibili simili alle cose di questo mondo, ma ci promette alcuni beni meravigliosi ed indicibili, quali “l’occhio non ha visto, l’orecchio non ha udito e che non sono giunti al cuore umano”. Perciò “la lotta in noi non è con la carne e con il sangue, ma con i principati, le autorità ed i potenti di questo mondo”.

Se il mondo attuale è tenebra, fuggiamo da esso, fuggiamo grazie alle disposizioni della mente e del cuore. Che non ci sia nulla di comune tra noi ed il nemico di Dio, poiché “chi vuol essere suo amico, diventa nemico di Dio”. Chi può aiutare un nemico di Dio? Perciò imitiamo i nostri Padri e, come loro, cerchiamo nell’intimo del nostro cuore il tesoro e, trovatolo, lo terremo fermamente agendo e custodendolo. A questo fine siamo stati creati. Se si presenterà qualche altro Nicodemo e comincerà a contestare dicendo: “Come può uno, entrando nel suo cuore, agire e starvi dentro?”, così come disse al Redentore: “Come può entrare per la seconda volta nel grembo di sua madre e nascere nuovamente, essendo vecchio?”, ascolti costui le parole del Signore: “lo Spirito soffia dove vuole”. E se noi nelle circostanze della vita attiva, scopriamo un sospetto del genere a causa della mancanza di fede, come possiamo entrare nei misteri della vita contemplativa? Infatti l’ascesa alla contemplazione è la vita attiva, come risulta dagli esempi offertici dai Santi.

Il venerabile Arsenio si atteneva rigidamente al principio di non scrivere ad alcuno e di non ricevere lettere da nessuno ed in genere di non parlare quasi mai. E non perché non lo potesse: come si può concepire una cosa simile di uno che poteva parlare così eloquentemente con la stessa facilità con cui sapeva parlare semplicemente? Lo faceva per l’abitudine di tacere e per evitare la vanità di fare sfoggio di sé. Per questo motivo cercava di stare anche in chiesa in modo da non vedere gli altri e di non essere visto da alcuno e mai non si univa ai confratelli, ma si nascondeva in qualche parte. Così egli si preoccupava di fare attenzione a se stesso e di tenere la mente raccolta, in modo da sollevarsi più facilmente a Dio. Tale esempio ci ha lasciato quest’uomo divino ed angelo terreno.


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