Preghiera del Cuore - IL NOME DI GESÙ COME EUCARESTIA

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Preghiera del Cuore

IL NOME DI GESÙ COME EUCARESTIA



Il mistero del Cenacolo fu la ricapitolazione dell'intera vita e missione di Nostro Signore, l'Eucarestia esula dalle seguenti considerazioni. Ma vi è un uso «eucaristico ›› del Nome di Gesù nel quale tutti gli aspetti che abbiamo visto sino ad ora, sono riuniti e unificati.

La nostra anima pure è un Cenacolo dove un'invisibile Santa Cena può essere celebrata in ogni momento. Il Signore segretamente dice, come allora, «intensamente ho desiderato mangiare questa Pasqua con voi ›› (Luca, 22, 1) «dov'è il luogo del raduno, ove mangerò la Pasqua coi miei discepoli? (Luca, 22, 11) là preparate ›› (Luca, 22, 12). Queste parole si possono adattare non solamente alla visibile Santa Cena, si possono applicare alla interiore Eucarestia, che, quantunque soltanto spirituale, e altrettanto reale. Nella visibile Eucarestia Gesù e offerto sotto gli aspetti di pane e vino, nella Eucarestia spirituale Egli può essere espresso e designato dal Sacro Nome soltanto. L'invocazione del Nome può venire tramutata in una Eucarestia.

Il significato originale di « Eucarestia ›› è: rendimento di grazie, la nostra Sacra Cena interiore sarà innanzi tutto un ringraziamento per il gran dono fatto a noi dal Padre nella persona del Suo Figlio. « In lui... lasciateci offrire il sacrificio della preghiera a Dio continuamente... ›› (Ebrei, 13, 15). La Scrittura immediatamente spiega la natura di questa preghiera: « che è il frutto delle nostre labbra nell'atto di pronunciare il ringraziamento al Suo Nome ››. Così l'idea del Nome è unita con quella del ringraziamento. Possiamo, non soltanto mentre pronunciamo il Nome di Gesù, ringraziare il Padre di averci dato il Suo Figlio o indirizzare la preghiera al Nome del Figlio stesso, ma possiamo fare del Nome del Figlio la sostanza e il sostegno del sacrificio della lode resa al Padre, l'espressione della nostra gratitudine della nostra offerta di ringraziamento.

Ogni Eucarestia è un'offerta. « Ciò che essi possono offrire al Signore è un'offerta in purezza di cuore ›› (Malachia, 3, 3). Non possiamo offrire al Padre un dono migliore della Persona del Suo Figlio; così ciò che noi presentiamo a Dio forma un'unica cosa con l'offerta che Gesù fa eternamente di Se stesso. Come potremo, infatti, da soli offrire Cristo?

Al fine di dare un concreto aspetto, perché la nostra offerta divenga concreta, troviamo aiuto nell'invocare il Nome di Gesù, il quale si trasforma così in pane e vino.

Il Signore, nella Sua Cena, offrì ai discepoli pane ridotto in frammenti e vino versato nel calice: Egli offri la vita in dono a noi, il Suo corpo e il Suo sangue pronti per l'immolazione. Quando noi offriamo Gesù al Padre, lo offriamo sempre come vittima immolata e trionfante insieme: « Degno le l'Agnello immolato di ricevere... onore, e gloria e benedizione ›› (Apocalisse, 5, 12). Pronunciando il Nome di Gesù siamo certi di venir purificati dal sangue dell'Agnello; questo è l'uso espiatorio del Sacro Nome. Ciò non significa un sacrificio diverso da quello della croce, il Sacro Nome, sacrificalmente usato, applica a noi, qui e ora, i frutti della Redenzione compiuta una volta per sempre. Sotto tale aspetto ci aiuta, nell'esercizio del sacerdozio universale, a rendere spiritualmente attuale e presente l'eterno sacrificio di Cristo. L°uso sacrificale del Nome di Gesù ci ricorda anche la nostra unione con Gesù, sacerdote e vittima, in Lui, nel Suo Nome, offriamo la nostra anima e il nostro corpo: « Nelle offerte bruciate e nei sacrifici per i peccati, tu non trovi gradimento: Allora dissi, Signore vengo ›› (Ebrei, 10, 6, 7).

Non vi è santa Messa senza la comunione: la nostra interiore Eucarestia. La nostra interiore Eucarestia è anche ciò che la tradizione chiama « comunione spirituale ››, la quale è un nutrimento attraverso la fede, del Corpo e del Sangue di Cristo senza usare gli elementi visibili del pane e del vino. Il pane di Dio è Colui che viene dal cielo, e dona la vita al mondo. « Io sono il pane di vita ›› (Giovanni, 6, 33, 48). Gesù rimane sempre il Pane di vita che possiamo ricevere in cibo, anche quando non partecipiamo agli elementi sacramentali: « È lo spirito che dà la vita: la carne non serve a nulla ›› (Giovanni, 6, 63).

Noi possiamo avere una partecipazione spirituale ed invisibile al Corpo e al Sangue di Cristo, interiore e reale avvicinamento al Signore che è distinto da ogni altra forma di Comunione con Lui, e che è un dono speciale, una grazia peculiare di affinità tra Nostro Signore, come nutritore e come cibo, e noi stessi partecipi (quantunque in forma spirituale) di questo cibo. Ora questa comunione del divino Pane di vita, o del Corpo e del Sangue del Salvatore diventa più facile quando si invoca il Sacro Nome, quando pronunciamo il Nome del Signore con l'intenzione di nutrire la nostra anima.

Una tale comunione può essere rinnovata quando si voglia. Non vogliamo diminuire le venerazioni verso la Messa come è praticata nella Chiesa. Ma confidiamo che chiunque segue la via del Nome possa esperimentare che il Nome di Gesù è cibo spirituale e comunica alle anime affamate il Pane di vita.
« Signore donaci eternamente questo pane ›› (Giovanni, 6, 34). In questo pane, in questo Nome, troviamo noi stessi uniti con tutti quelli che condividono lo stesso nutrimento Messianico: « Noi, essendo molti, siamo un unico pane e corpo: poiché noi siamo tutti partecipi di questo solo pane ›› (I Corinti, 10, 17).

Attraverso l'Eucarestia noi « mostriamo la morte del Signore sino alla venuta ›› (Corinti, 11, 26). L'Eucarestia è una anticipazione del regno eterno; l'uso « eucaristico ›› del Nome di Gesù ci conduce al suo uso « escatologico ›› che è, l'invocazione del Nome in connessione con la..... « con la venuta di Nostro Signore ››.

Questa invocazione del Sacro Nome dovrebbe costituire l'ardente aspirazione alla unione definitiva con Gesù nel Regno dei cieli. Questa aspirazione è in rapporto con la fine del mondo e la trionfale venuta di Cristo, ma essa ha una relazione più prossima alla occasionale (e, se noi lo chiediamo, sempre più frequente) discesa di Cristo nella nostra esistenza terrena, alla sua prodigiosa ed efficace partecipazione nella nostra vita di ogni giorno, ancor più alla venuta di Cristo nell'ora della nostra morte, una aspirazione alla morte concepita come la lunga attesa della venuta dell'Amico « che non avendo visto, amiamo ›› (Pietro, 1, 8) una chiamata all'incontro supremo, e qui ed ora uno slancio del cuore oltre la barriera. In questo modo di dire «Gesù ››, è racchiusa la nostalgica. parola di Paolo: « Quando Cristo, che è la nostra vita, apparirà... ›› (Colossesi, 3, 4) e il pianto di Giovanni, « Vieni, Signore Gesù » (Apoc., 22, 20) è già implicito.


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