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Diario della Preghiera - Teofane il Recluso



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Il dono della Sapienza

L'intelligenza è anche a servizio dell'amore e vi è un dono che riguarda proprio questo aspetto dell'intelligenza e trasforma tutta la nostra vita in un gusto di Dio; è il dono della Sapienza.

Dio per molti è come il nulla; credono in lui, ma egli rimane come estraneo alla loro vita profonda; invece per il dono della Sapienza, particolarmente necessario alla contemplazione, l'anima nostra gode di Dio, lo gusta, lo assapora, è come inebriata da lui, qualche volta si distende nella sua pace; il gusto di Dio può essere dolcezza e pace, può essere gioia; pace e gioia nello Spirito Santo, secondo san Paolo, è il regno di Dio. Tutto questo è il dono della Sapienza.

Come l'uomo gode di un giorno sereno, come gusta dei cibi prelibati, così l'anima si inebria di questa luce che la inonda, si sente come sciogliere da questa pace divina che la penetra tutta.

Diceva il santo Curato d'Ars che il cuore dei santi è liquido, non c'è più in esso nessuna durezza; si discioglie la dolcezza di Dio nell' anima in tal modo che l'anima tutta ne rimane come conquistata, posseduta e disciolta. Quanto spesso l'anima prova questo gusto di Dio in sé, non solo nella pace, ma in una sovrumana dolcezza, non solo nella dolcezza, ma in qualche cosa che sembra sciogliere tutta la sua purezza interiore, non ha più nessuna rigidità, diviene malleabile come la cera liquida. È il dono della Sapienza, il sapore di Dio! Perché l'anima può vivere una vita di mortificazione? Voi credete alle mortificazioni? lo non ci credo! Quando la mortificazione è veramente tale, Dio non la vuole; il Signore non soltanto vuole, ma ti fa vivere la mortificazione quando ti separa dalle cose, ti rende intollerabili i beni, i piaceri di questo mondo, perché egli subentra in te e ti dona una soavità, una pace e una dolcezza che il mondo ignora.

Non si tratta di rinuncia, Dio non vuole la rinuncia, egli vuole che si scelga lui! Nella vita spirituale Dio non vuole chi pensa alla rinunzia, perché chi pensa troppo a soffrire, vuol dire che non ama. Che mortificazione si può sentire se si ama? Le mortificazioni non ci sono, c'è soltanto una scelta di Dio, al di sopra di tutto. Che cosa ve ne fate del mondo? Il mondo per voi è sparito all'orizzonte, Dio è il vostro mondo ... Dio è la vostra gioia! ... Ed ecco il «Donum Sapientiae»!

Senza questo dono della Sapienza voi sentireste ancora il rimpianto di quello che avete lasciato, il rimpianto della vostra libertà, di non avere la vostra famiglia, il rimpianto della ricchezza e di non poter disporre dei vostri beni. Come è possibile senza il Donum Sapientiae vivere la povertà, la castità e l'obbedienza come vita di amore? È evidente che i voti religiosi non si vivono senza una partecipazione a questo Donum Sapientiae, che sostituisce ai beni del mondo il Bene infinito di Dio. Chi veramente ha scelto Dio non sente la rinuncia, perché è come avesse rinunciato a dieci lire per avere qualche miliardo.

Così è per l'anima che ha scelto il Signore. Se veramente sceglie Dio, l'anima non trova nessuna mortificazione, ma gode del Bene che ha scelto, gode del Bene che ha ricevuto, Dio stesso; la vita dell'anima religiosa è una vita di pace e di gioia. Agli occhi degli altri può sembrare rinuncia, mortificazione, ma per lei sarebbe mortificazione piuttosto il possedere le cose di quaggiù, come impedimento al possesso di Dio.

Ricordate san Francesco di Assisi? Una volta fu invitato a pranzo dal cardinale Ugolino; accettò, ma prima volle andare a questuare qualche tozzo di pane secco, che poi portò alla mensa del cardinale dicendo: «Questa è l'imbandigione di Dio!». Non so se il cardinale fosse contento dei tozzi di pane secco, ma per san Francesco erano migliori di tutti i manicaretti che il cardinale gli aveva preparato. Poi Francesco deve dormire nel palazzo del cardinale; la mattina si alza e getta via il guanciale dicendo: «Questo guanciale è pieno del demonio»! Egli poteva . dormire solo posando il capo sulla dura pietra, e il guanciale troppo soffice era per lui la mortificazione più grande. Per lui era veramente riposo il fare a meno di tutto, per lui la vera mortificazione erano i beni di questo mondo. Ed è così anche per voi!

Se voi foste necessitate a lasciare il Monastero non provereste pena? Per le persone del mondo sarebbe una gioia, finalmente siamo libere - direbbero - possiamo andare al cinema, possiamo andare a spasso, e per voi sarebbe la maggiore mortificazione; nessuna mortificazione più grande potreste ricevere dallo Stato che la chiusura dei vostri Monasteri; eppure tante volte Dio lo ha permesso.

Effettivamente, attraverso la rinuncia, voi non vivete che il possesso di Dio e nel possesso di Dio l'anima vostra gode di una pace che le cose umane non potrebbero dare, gode di una gioia che tutti i beni del mondo non potrebbero sostituire; è la gioia di Dio e l'intimità col Signore: Donum Sapientiae!




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