La preghiera di Gesù

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Preghiera del cuore - Perseveranza

Anche il grande Crisostomo dice: “Vi supplico, fratelli, non trasgredite mai, non disprezzate mai, la regola della preghiera.

E poco dopo: “ll monaco, sia che mangi che beva, che si sieda, o svolga un servizio, o sia in viaggio, e qualunque altra cosa faccia, gridi incessantemente: “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore”.

E poco dopo: “... affinché il nome del Signore Gesù, disceso nel profondo del cuore, umilii il drago impossessatosi dei pascoli del cuore, e salvi e dia vita all'anima. Rimani incessantemente nel nome del Signore Gesù, affinché il cuore assorba il Signore e il Signore il cuore e i due divengano uno”.

E ancora: “Non separate il vostro cuore da Dio, ma perseverate e custoditelo nel ricordo del Signore nostro Gesù Cristo finché il nome del Signore sia piantato dentro al cuore e non pensi a nient'altro affinché Cristo sia magnificato in voi”.
Callisto e Ignazio Xanthopouloi, Metodo 21


Le profondità del cuore, prima di queste cose, anzi prima di tutto, vengono a capo di questa lotta mediante il ricorso alla grazia divina, che giunge loro nella fede attraverso l'invocazione pura e ferma del solo nome del Signore nostro Gesù Cristo, ma non per il semplice metodo naturale esposto più sopra, cioè la respirazione attraverso il naso o lo stare seduti in un posto tranquillo e oscuro; non sia mai! I padri non hanno visto in queste cose nient'altro se non un aiuto per raccogliere le profondità del cuore e per farle
rientrare in sé dall'abituale vagabondaggio e restituire loro l'attenzione.

Allora, come abbiamo detto sopra, la preghiera pura, continua e raccolta nasce nel profondo del cuore, come dice abba Nilo:

“L”attenzione che cerca la preghiera troverà la preghiera, perché nientialtro segue la preghiera se non l'attenzione, per la quale bisogna essere pieni di zelo”.
Callisto e Ignazio Xanthopouloi, Metodo 24


Anche il pregare sempre all'interno del cuore, come tutto ciò che l'oltrepassa, non si ottiene semplicemente, come per caso, con poca sofferenza, e presto, seppure tutto questo talora si realizzi in qualcuno per un'ineffabile economia. Di solito occorre molto tempo, fatica, molta lotta del corpo e dell'anima e molta e forte violenza per giungere a questa meta.

In conformità alla parte che ci tocca del dono e della grazia a cui speriamo di partecipare, bisogna, per quanto possiamo, porre a fondamento le lotte che combattiamo per essa e aggiungervi il tempo. In questo, secondo i santi maestri, consiste lo scacciare il nemico dai pascoli del cuore e far dimorare chiaramente in esso il Cristo.

Dice sant”Isacco: “Chi vuole vedere il Signore si sforzi di purificare il suo cuore nel ricordo continuo di Dio. Così, nella luminosità del suo profondo, vedrà il Signore a ogni momento”.

E san Barsanufio dice: “Se l'attività interiore che si fa con Dio non viene in aiuto all'uomo, invano costui fatica all'esterno......

Perché l'opera interiore con la fatica del cuore porta la purezza; la purezza porta la vera pace del cuore, questa pace porta l'umiltà, l'umiltà fa dell'uomo l'abitazione di Dio, da questa abitazione i demoni sono scacciati insieme alle passioni. E l'uomo diventa così tempio di Dio, pieno di santità, pieno di luce, purezza e carità”. Beato dunque colui che contempla come in uno specchio il suo Signore nei luoghi reconditi del cuore, ed effonde la sua preghiera e prega davanti alla sua bontà.

E Giovanni Carpazio: “Alle preghiere bisogna consacrare una lunga lotta e molto tempo per scoprire lo stato d'animo libero da turbamento, quel cielo all'interno del cuore dove abita Cristo, come dice l'Apostolo: O non riconoscete che Gesù Cristo abita in voi.

E il grande Crisostomo: “Persevera incessantemente nel nome del Signore Gesù, affinché il cuore assorba il Signore e il Signore il cuore e i due divengano uno. Questa, tuttavia, non e l'opera di uno o due giorni, ma richiede molto tempo. C'e bisogno di molta lotta e di tempo perché il nemico sia scacciato e il Cristo venga ad abitare in noi”.
Callisto e Ignazio Xanthopouloi, Metodo 52

Ogni fedele dica continuamente il nome del Signore Gesù come preghiera con le profondità del proprio cuore e con la lingua, sia quand'è fermo che quando cammina o sta seduto o sdraiato”, qualunque cosa dica o faccia, a questo sempre si sforzi.

Troverà grande serenità e gioia, come sanno per esperienza quanti hanno cura di custodire questa preghiera. Ma poiché quest'opera supera gli uomini assorbiti dalle cose di questa vita, e i monaci stessi, che si trovano immersi in attività rumorose, occorre anche qualcosa di preciso per ciascuno riguardo a essa, e che tutti ricevano un'indicazione su come praticare questa preghiera, secondo le proprie possibilità, sia i presbiteri, sia i monaci che i laici.

I monaci, in quanto ordinati proprio a questo e poiché hanno un debito assoluto nei confronti di essa, anche se si trovano in mezzo al frastuono dei loro servizi, si sforzino sempre di fare ciò di cui sono debitori e di pregare incessantemente” il Signore, anche se sono in mezzo al rumore e alla confusione, anche se il profondo del loro cuore è prigioniero, come si dice e come avviene di fatto.

Abbiano cura di non trascurare la preghiera per non essere derubati dal nemico, ma ritornino alla preghiera e nel tornare gioiscano. I presbiteri poi, abbiano cura di essa come di un”attività apostolica e come di un annuncio divino, poiché essa è in grado di compiere le opere divine e rivela l'amore di Cristo.

Infine quelli che vivono nel mondo la pratichino per quanto è loro possibile, perché essa è un sigillo su loro stessi e un segno della loro fede; essa li custodisce, li santifica, scaccia lungi da loro ogni tentazione.

Occorre dunque che tutti, presbiteri, laici e monaci, come si svegliano dal sonno, pensino innanzitutto a Cristo e che si ricordino prima d'ogni altra cosa di Cristo. Devono offrire la preghiera a Cristo come primizia e sacrificio di ogni pensiero.

Prima di ogni altro pensiero bisogna ricordarsi di Cristo che ci ha salvati e ci ha tanto amati, perché siamo e siamo chiamati cristiani e abbiamo rivestito Cristo nel divino battesimo” e siamo stati sigillati col suo unguento profumato e abbiamo partecipato e partecipiamo alla sua santa carne e al suo sangue, siamo sue membra, suo tempio”, l'abbiamo rivestito” ed egli abita in noi.

Per questo dobbiamo amarlo e ricordarci sempre di lui. Ognuno dunque abbia, per quanto gli è possibile, un tempo e un numero determinato di invocazioni, per questa preghiera, che deve assolvere come un debito.
Simeone di Tessalonica, La santa e deficante preghiera, vol. V, p. 62


Vedete, fratelli miei, come tutti i cristiani, dal più piccolo al più grande hanno il dovere di pregare di continuo con la preghiera spirituale, “Signore, Gesù Cristo, Figlio di Dio abbi pietà di me peccatore” e di abituare la mente e il cuore a ripeterla sempre?

Considerate come Dio gradisce questa preghiera e quale vantaggio ci procura da quando, per sua somma bontà, ci ha inviato un angelo del cielo a rivelarcela così che non abbiamo alcuna esitazione a questo proposito.

Ma che cosa dicono i laici?

“Siamo sommersi da tanti affari e preoccupazioni mondane; come è possibile che preghiamo incessantemente?”.

E io rispondo: “Dio non ci ha chiesto nulla di impossibile, ma soltanto quello che possiamo fare. Perciò anche questo può essere adempiuto da chi cerchi con perseveranza la salvezza della sua anima. Se fosse impossibile, lo sarebbe per tutti i laici e non si troverebbero nel mondo tanti e tanti che la compiono”.
Anonimo, Dalla Vita di san Gregorio di Tessalonica, vol. V, pp. 108-109
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