La preghiera di Gesù

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Preghiera del cuore - Le parole della preghiera

Così dicevano i padri: l'uno “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore ” tutto intero; altri a metà: “Gesù, Figlio di Dio, abbi pietà di me”, che è più facile a motivo della debolezza del profondo del cuore, perché esso non può dire da se stesso in mistero senza lo Spirito “Signore Gesù”, se non lo dice nello Spirito santo in purezza e perfezione, ma è come un bambino che ancora balbetta, incapace di ripetere la preghiera in tutte le sue articolazioni.

Non è necessario cambiare frequentemente le invocazioni per indolenza, ma raramente per consentire la continuità.

Ancora: gli uni insegnano a dire la preghiera con la bocca, altri con il profondo del cuore; io approvo ambedue i modi. E difatti a volte è il profondo del cuore a non avere la forza di dirla a causa dell'acedia, a volte la bocca.

Per questo bisogna pregare in ambedue i modi, sia con la bocca che con le profondità del cuore, e bisogna dire la preghiera con pace e tranquillità, affinché la voce non crei confusione e non impedisca la percezione e l'attenzione del profondo del cuore; e questo fino a che il profondo, abituato a questa attività, non progredisca e non riceva forza dallo Spirito per poter pregare con pienezza e forza.

Allora infatti non c'è bisogno di proferire parole con la bocca e non è neppure possibile: ormai è sufficiente compiere tutto il lavoro soltanto con le profondità del cuore.
Gregorio il Sinaita, Come l'esicasta ..., vol. IV, p. 8o

La preghiera fatta all'interno del cuore con attenzione e sobrietà, come si è detto, senza altri pensieri, cioè senza fantasie di alcun genere, mediante le parole: “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio”, fa sì che le profondità del cuore tendano immaterialmente e senza parole verso lo stesso Signore Gesù Cristo che viene ricordato.

Con l' “abbi pietà di me peccatore ” le profondità del cuore ritornano indietro su se stesse, come non sopportassero di non pregare per sé stesse. Essendo poi progredite nell'amore attraverso l'esperienza, si protendono verso il Signore Gesù Cristo, avendo ricevuto piena certezza riguardo alla seconda parte della preghiera.
Callisto e Ignazio Xanthopouloi, Metodo 48

Dall'alto, dal principio, dalla divina Scrittura stessa ha preso inizio questa preghiera e sono i tre corifei, apostoli del Signore Gesù,

che hanno parlato delle parole della preghiera; mi riferisco a Paolo, a Giovanni e a Pietro. Da loro abbiamo ricevute queste parole

come un'eredità paterna; esse sono oracoli divini e rivelazioni dello Spirito santo, voci di Dio, poiché noi crediamo che le cose dette e scritte dai divini e pneumatofori apostoli sono tutte parole di Cristo che egli ha detto per bocca degli apostoli. Poiché il Signore nostro nel santo evangelo ha fatto questa promessa: che egli, il Figlio, insieme al Padre e allo Spirito santo, sarebbero venuti a prendere dimora in essi”, non solo negli apostoli, ma anche in ogni altro cristiano che custodisca i suoi comandamenti. Perciò il divinissimo Paolo, che fu considerato degno di salire al terzo cielo”, dice al Signore Gesù: Nessuno può dire Signore Gesù se non nello Spirito santo... E il teologo Giovanni, che con voce di tuono ha manifestato realtà spirituali e teologiche, ha assunto ciò con cui finisce Paolo e ne ha fatto il principio dicendo: Ogni spirito che confessa Gesù Cristo venuto nella carne e` da Dio……
E anche il corifeo degli apostoli Pietro prese la finale di Giovanni e la fece diventare l°inizio, cioè il Cristo.

Al tempo in cui nostro Signore interrogò i suoi discepoli: Ma voi chi dite che io sia?
Pietro dice: Tu sei Cristo il Figlio di Dio”, cosa che gli aveva rivelata il Dio e Padre dal cielo, come attesta nostro Signore nel santo evangelo“. Considera come questi tre santissimi apostoli di Cristo nelle parole che dicono sono presi l'uno con l'altro come in un cerchio.

L'uno riprende dall”altro le stesse divine parole cosicché la parola che il primo dice per ultima, il secondo la fa diventare il principio e così il terzo e formano questa preghiera, poiché Paolo dice: “Signore Gesù”, Giovanni: “Gesù Cristo”, e Pietro: “Cristo Figlio di Dio”; si forma così un cerchio mirabile e la fine che è “Figlio di Dio”, si incontra con l”inizio che è “Signore”. Poiché non c'è nessuna differenza tra il dire “Signore” e “Figlio di Dio”, dato che ambedue le espressioni mostrano la divinità dell'Unigenito Figlio di Dio. In questo modo i beati apostoli ci hanno trasmesso l”uso di dire nello Spirito santo e di confessare: “Signore, Gesù Cristo, Figlio di Dio”.
Anonimo, Discorso mirabile, vol. V, pp. 63-64

[I nostri padri] salirono a tale elevato grado di virtù per mezzo del dolcissimo nome di Gesù; tuttavia a noi principianti e non ancora giunti a perfezione hanno giustamente tramandato l'uso di dire anche l'"abbi pietà di me" per nessun altro motivo se non perché

conosciamo la nostra misura, la nostra situazione e come abbiamo bisogno della grande e ricca misericordia del Dio santo e siamo come quel cieco di cui parla il santo evangelo; quegli, desideroso di ricevere la luce degli occhi, gridava mentre il Signore nostro passava di là e diceva: “Gesù, abbi pietà di me”. Così anche noi, come ciechi nell'anima, supplichiamo Dio di mostrare su di noi la sua misericordia e di aprire gli occhi dell'anima perché lo vediamo spiritualmente.

Per questo i padri hanno stabilito che diciamo anche “abbi pietà di me peccatore ”. Altri poi, volendo custodire anche in questo l'amore del prossimo, dicono la preghiera così: “Signore Gesù Cristo, Dio nostro, abbi pietà di noi”. E intercedono per tutti i loro fratelli, poiché sanno che l'amore è la pienezza della Legge e dei profeti” e che è una virtù che comprende ogni comandamento e ogni opera spirituale.

Perciò è anche con l'amore del prossimo che essi vanno incontro alla preghiera e supplicano Dio perché abbia misericordia sia di loro che dei loro fratelli e in questo modo muovono maggiormente Dio a far misericordia, perché lo chiamano Dio comune, cioè Dio
di tutti noi, e perciò cercano da lui la misericordia generale per tutti i fratelli e soprattutto la misericordia che il Dio oltremodo buono suole avere per noi quando ci vede custodire la retta fede negli insegnamenti e la perfezione dei comandamenti nelle opere. Ambedue le cose le contiene dentro di sé il breve versetto della preghiera “Signore Gesù Cristo, Dio nostro, abbi pietà di noi”.
Anonimo, Discorso mirabile, vol. V, pp. 66-67

Le parole “Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me”, e più brevemente “Signore, pietà” sono state donate ai cristiani dal tempo degli apostoli ed è stato stabilito che i cristiani le dicano di continuo, come in realtà fanno.

Ma veramente pochi sanno che cosa significhi questo “Signore, pietà”, gridano ogni giorno inutilmente e - ahimè! - invano “Signore, pietà” e non ricevono la misericordia del Signore, perché non sanno quello che chiedono.

Quei cristiani che, dopo aver ricevuto da Cristo loro Signore tanti doni e tanti benefici, si sono lasciati di nuovo ingannare dal diavolo, si sono allontanati da Dio per mezzo del mondo e della carne, e sono dominati dal peccato e dal diavolo di cui fanno la volontà, e che tuttavia non sono così insensibili al punto di non accorgersi del male che hanno subìto comprendono la loro colpa e riconoscono la schiavitù in cui sono costretti, ma non possono liberarsi da soli e fanno ricorso a Dio, costoro dicono: “Signore, abbi pietà”, perché il Signore nel suo grande amore, li ricolmi della sua misericordia e della sua compassione, li accolga come il figliol prodigo”, doni loro di nuovo la grazia divina così che siano liberati dal peccato, si allontanino dai demoni, riscoprano la loro libertà, possano vivere graditi a Dio e custodire i suoi comandamenti.

I cristiani che dicono “Signore, pietà" a tal fine vogliono scoprire sicuramente la compassione del Dio assolutamente buono, vogliono ricevere la sua grazia per essere liberati dalla schiavitù del peccato ed essere salvati.
Anonimo, Spiegazione, vol. V, pp. 69-7o
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