Matta el Meskin
Alla luce della Parola (come leggere la Bibbia)




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Matta El Meskin, (Matteo il Povero) al secolo Yusuf Iskandar (1919 – 2006), è stato un monaco egiziano, igumeno del monastero di San Macario il Grande, deserto di Scete, dal 1969 alla morte. L'igumeno Matta El Meskin non è solo una delle maggiori figure della storia contemporanea della chiesa copta ortodossa ma anche un autore spirituale noto e apprezzato in tutto il mondo, tradotto in quattordici lingue.

Alla luce della Parola (come leggere la Bibbia)



La meditazione accademica e la meditazione pratica

Vi è una comprensione accademica della meditazione della bibbia e ve n'è una pratica.
La meditazione accademica è il prodotto di idee derivanti dallo studio e dalla ricerca, dalla riflessione sul significato dei versetti e sui loro reciproci legami, è l'insieme di ragionamenti che arrivano a cogliere i fatti attraverso un processo di deduzione logica.

La meditazione pratica consiste nell’ispirazione che l'anima percepisce come risultato della propria esperienza, delle prove e delle lotte con la verità sostenute nel corso della sequela dei comandamenti evangelici. A questo si aggiungono anche la luce e i dettami dello Spirito, che l'uomo riceve nel giusto momento, senza aver in precedenza acquisito la conoscenza delle cose rivelategli.
La meditazione accademica della Bibbia stimola la mente, ma non mette in moto lo spirito; rende l'ascoltatore desideroso della verità senza mostrargli come accedervi; fornisce un'immagine di Dio, ma non può portare al faccia a faccia con Dio.

Questa discordanza della meditazione accademica rispetto all'esperienza spirituale e al segreto adempimento dei comandamenti porta a un culto puramente formale e a una falsa devozione intellettuale all'Evangelo. “Questo popolo mi onora con le labbra, ma i loro cuori sono lontani da me” (Mt 15,8).
Per quanto deplorevole, è questo il tipo di lettura, di comprensione, di esperienza e di insegnamento della Bibbia oggi più diffuso nella nostra Chiesa e, a dire il vero, in tutto il mondo. L'Evangelo è stato ridotto a una fonte da cui si possono citare dei versetti o in base alla quale dimostrare dei principi, e le idee che contiene sono diventate punti accademici per avvalorare sermoni e articoli. Così l'Evangelo è diventato una strada sicura per acquistar fama, titoli accademici e ammirazione mondana, anche se i fondamenti dell'Evangelo e la verità che contiene sono all'opposto della fama e della falsa sapienza del mondo, sono i nemici dell'ammirazione degli uomini. La chiesa subisce dunque una grave perdita quando abbandona l'insegnamento pratico della Bibbia e si occupa di quello accademico.

Quanto alla meditazione pratica della Bibbia, essa si raggiunge accogliendo la verità divina attraverso la segreta obbedienza ai comandamenti e come risultato della fedele adesione del cuore a Dio, con dovuto timore e autentica umiltà. Questo è il fondamento di una relazione pratica e sicura con Dio.

Ciò significa che la meditazione pratica edifica una vita interiore con Dio la quale infonde nelle parole, nei pensieri e negli insegnamenti dell'uomo la potenza divina. Così l'uomo può, con una sola parola, comunicare la verità all'ascoltatore, proprio come facevano i Padri, i quali vivevano l'Evangelo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutte le forze. Le loro parole non erano eloquenti o ripiene di ampollose meditazioni, ma trasmettevano il mistero, perché avevano il potere di conferire una vita nuova all'ascoltatore.

Nei detti dei padri monastici del IV secolo, e di quelli successivi, questo era lo schema tipico in cui veniva data l'istruzione: un novizio andava da un anziano e diceva: “Dimmi una parola, che io possa vivere”. L'anziano gli diceva poco o niente, ma a causa della potenza della sua esperienza e della grazia contenuta in essa, questo poco bastava al novizio per vivere e superare tutte le difficoltà che incontrava. Questa è l'immagine più vera di come l'Evangelo deve essere compreso e predicato. Quanto appropriate sono per noi, oggi, le parole dell'Evangelo secondo Giovanni: “Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica” (Gv 13,17).

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