Matta el Meskin Consigli per la preghiera
Matta el Meskin Consigli per la preghiera




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Matta El Meskin, (Matteo il Povero) al secolo Yusuf Iskandar (1919 – 2006), è stato un monaco egiziano, igumeno del monastero di San Macario il Grande, deserto di Scete, dal 1969 alla morte. L'igumeno Matta El Meskin non è solo una delle maggiori figure della storia contemporanea della chiesa copta ortodossa ma anche un autore spirituale noto e apprezzato in tutto il mondo, tradotto in quattordici lingue.


Matta el Meskin Consigli per la preghiera

LA PREGHIERA, LEGGE SPIRITUALE

Pretesti per sfuggire alla preghiera

La carne dell’uomo ha desideri contrari al suo spirito (cf. Gal 5,17). Essa non può trovare riposo nella preghiera, soprattutto nella preghiera sincera, pura, offerta in spirito di vera adorazione, perché questa implica il rinnegamento di sé e la morte delle passioni, dei desideri e delle false speranze di questo mondo... Perciò il corpo inventa mille pretesti per sfuggire alla preghiera: pretende di essere malato, debole, di avere mal di testa, alle articolazioni, alla schiena, di avere un gran bisogno di dormire.

Se, nonostante questo, ti costringi a pregare, il tuo corpo cerca di abbreviare la preghiera. E se perseveri nella volontà di compiere la preghiera fino in fondo, il corpo cerca allora di sfuggire nel vero senso della parola: la lingua s’ingarbuglia, l’attenzione si allenta e divaga qua e là, il pensiero si appesantisce.

Il tuo «io» cerca il pretesto del corpo per sottrarsi alle parole della preghiera, poiché esse comportano la sua morte. Assomiglia al serpente che sfugge alla musica dell’incantatore e s’affretta a turarsi le orecchie per non ascoltarne la voce, sapendo che questa implica la sua morte.

Il Signore sa tutto questo; è per questo che ha raccomandato di «pregare sempre, senza stancarsi» (Lc 18,1).

Questi sintomi gravi non compaiono nelle preghiere farisaiche, fredde, compiute per ricevere la ricompensa dagli uomini, cioè per attirarsi le loro lodi o la loro ammirazione. Anzi, il corpo si adatta bene a una tale preghiera: si alza presto per farla in pubblico e non prova nessuna fatica a restare in piedi per lunghe ore davanti agli uomini. Recita a voce molto alta, e l’intelligenza diventa molto attenta e gli fa pronunciare le preghiere con il contegno voluto, con una chiarezza e una precisione che gli attirano l’ammirazione dei presenti.

Questo genere di preghiera è gradito all’«io» umano, poiché comporta di per se stesso una ricompensa carnale: conduce all’affermazione di sé anziché alla rinuncia di sé, alla deificazione di sé anziché alla morte di sé. Perciò l’«io» vi si compiace, così come gli piace accumulare il denaro. E il corpo non ne prova mai stanchezza, così come non si stanca affatto di buon cibo.

Ben sapendo ciò che c’è in ogni uomo (cf. Gv 2,25), il Signore ha messo in guardia da tutto ciò, dicendo: «Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo che è nel segreto» (Mt 6,6).

Chiudere la porta indica, qui, la necessità di far si che la preghiera non sia né vista né udita dagli uomini, almeno nell’intenzione e nella coscienza di te che preghi.


 








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